Una ricetta a base di selvaggio post punk, oscura elettronica e appassionato gospel soul che ha conquistato pubblico e critica facendoli diventare una delle band più apprezzate dal vivo: gli americani Algiers arrivano domani nel Piazzale delle Milizie del Castello di San Giusto, terzo e ultimo appuntamento per la rassegna curata dal collettivo Yeah negli spazi di Trieste Estate, con inizio alle 20.30 e in apertura due interessanti progetti cittadini, i Tavora e gli Yeahki.

Algiers, Algeri, è: «Il simbolo della lotta al colonialismo – spiega il gruppo – un luogo dove si fondono razzismo, violenza, religione e resistenza». Nel 2007 i talentuosi polistrumentisti Franklin James Fisher, Ryan Mahan e Lee Tesche danno vita al progetto, a cui si aggiunge poi Matt Tong, ex batterista dei Bloc Party. Tesche rimane ad Atlanta mentre Mahan si stabilisce a Londra e gli altri due componenti a New York, in questo modo mantengono visioni più ampie, che poi mettono assieme: «Un occhio alla Brexit e uno a Trump – dicono». All’attivo, due album universalmente acclamati: l’omonimo «Algiers» del 2015 e «The Underside of Power» del 2017, anno in cui accompagnano in tour i Depeche Mode, anche nelle date di Milano e Bologna: «Abbiamo avuto il piacere di aprire per Dave Gahan e soci – raccontano gli Algiers – nella prima parte del loro “Global Spirit Tour”. Siamo loro fan da sempre, ognuno di noi è venuto in contatto presto con le canzoni dei Depeche Mode, grazie a sorelle, cugini più grandi o sentendoli alla radio. Il loro stile e suono hanno contribuito a definire chi saremmo diventati, come musicisti e come persone. Si può immaginare, quindi, quanto sia stato emozionate essere contattati, prima per partecipare al remix di “Spirit” e poi per accompagnarli in tour. Conoscerli ci ha fatto aumentare l’ammirazione e il rispetto nei loro confronti». L’attuale tour europeo estivo li ha portati ovunque, da Mosca a Oxford fino ai celebri festival di Glastonbury e Sziget a Budapest, questa sera suonano a Pola, le tappe italiane sono quattro (Trieste la prima, poi Ravenna, Bassano del Grappa, Siena). «”The Underside of Power” – riprendono gli Algiers – è stato registrato in sette studi diversi, da Bristol a Londra e New York: nel frattempo assorbivamo tutto quello che succedeva nelle città in cui ci trovavamo». Fisher si dichiara influenzato da “La Peste” di Camus e qualcuno ha definito l’ultimo disco “soul distopico” per gli scenari costruiti. «La nostra band si basa su due cardini: decolonizzazione e antirazzismo – proseguono –. Pensiamo non solo alle persone che in Algeria hanno resistito all’occupazione francese, ma anche ai movimenti che hanno unito cause diverse ma profondamente connesse, dalle Black Panthers ai Tamil in Sri Lanka. Veniamo da famiglie che hanno sperimentato sulla loro pelle schiavitù, genocidio e imperialismo. È questa visione globale in supporto della giustizia economica e sociale che guida il nostro impegno». «Processi simili – concludono analizzando il presente – si ripetono ciclicamente: la paura dell’altro è sfruttata per vantaggi politici. I rigurgiti fascisti e populisti in Europa non sono una novità, purtroppo l’umanità non impara dai suoi errori, e l’America, “Stati Uniti d’Amnesia”, come diceva Gore Vidal, è specialista nel dimenticare».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 12 Agosto 2019

Algiers

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.
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