Da un anno a questa parte, girando per il centro di Trieste, è impossibile non aver notato una band di giovanissimi (partiti come duo, diventati poi un trio e attualmente un quartetto), spesso vestiti eleganti, giacca e cravatta, stile impeccabile, che suonano un rockabilly che spazia tra cover e composizioni proprie, con testi in italiano come “Anche oggi niente Havana” (dove Havana fa poi genialmente rima con Cavana). Loro sono i Brazos Black Suit Trio, ed hanno una brillante carriera davanti. Jacopo Tommasini in arte Joe Thomas, alla chitarra e voce, Simone Lanzi aka Tramp Soul Simon al contrabbasso, Mathias Slim Butul alla batteria e Marco Paulin in arte Paul In all’armonica a bocca: quattro giovani classe ‘93 e ‘94 con un amore viscerale per la musica rock, blues, rockabilly. Si ispirano a Stray Cats, Gov’t Mule, Eddie Cochran, Gene Vincent, Steve Ray Vaughan, Allman Brothers e Sugar Blue. Sono stati tra i finalisti dell’Opening Band Music Festival 2014 10171642_10202589379508372_4277565065618518794_norganizzato dal Comune di Trieste, i Poli di Aggregazione Giovanile e la Casa della Musica e a maggio hanno ricevuto ben due premi: secondi classificati come band e premio speciale a Tommasini come chitarrista più promettente, targa in memoria di Gabriele Manfioletti. Oltre ai concerti in strada, a giugno saranno: il 7 alla decima edizione della Nite For Ixis, al Liverpool Pub di Opicina, il 13 alla Stazione Rogers ed il 14 al Toti di San Giusto.

 

 

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Racconta Lanzi: «Abbiamo cominciato in duo (con Tommasini), a suonare per strada, a maggio dell’anno scorso. Poi ci hanno chiamato come gruppo ufficiale della notte dei saldi, a luglio, e si è unito il batterista, arrivato da poco dall’Inghilterra. Da quel momento siamo diventati un trio. Poi pian piano si è aggiunto anche l’armonicista. Suoniamo per strada e si ferma tantissima gente, d’estate anche molti turisti. Poi hanno cominciato a chiamarci nei locali. Abbiamo realizzato un EP con tre inediti e due cover, da Roberto Sopracasa al Sound Development Studios».

Aggiunge Tommasini: «Brazos è un fiume texano. Sono patito dei Gov’t Mule e hanno un brano che si chiama “Broke Down on The Brazos” e abbiamo tratto il nome da lì.

Da quando abbiamo cominciato a vestirci in giacca e cravatta, la cosa ha attirato ancor di più l’attenzione. Abbiamo suonato molto, anche una data vicino a Bologna (Dozza) in apertura dei Cyborgs, il Light of Day a Muggia, il primo maggio a Borgo Grotta… Abbiamo collaborato con Curtis Jensen il più grande contrabbassista d’Europa, quando abbiamo suonato assieme ha fatto suonare più noi che lui e siamo ancora in contatto. Abbiamo partecipato al Rock Contest di Radio Marilù. Abbiamo suonato anche in Slovenia. E realizzato un videoclip».

Interviene Butul, che studia in Inghilterra e fa i salti mortali per essere presente ai live dei suoi Brazos: «E siamo passati in una radio di Londra!».

Della recente esperienza dell’Opening dicono: «È un’emozione diversa, non è come stare nei locali pieni di gente. Agita di più la presenza di una giuria. Più facile suonare davanti a mille persone che ad una sola che ti sta giudicando!».

Del presente dicono: «Trieste sta riaffiorando, sta cercando di aprirsi musicalmente. Tanti locali fanno live music. La tecnologia ha influenzato tantissimo, vai ai concerti e la gente si guarda i concerti col telefonino puntato sulla band. Al tempo stesso ci sono dei vantaggi, è più facile registrare un disco, su YouTube ci sono anche i tutorial. Hai tutta la musica disponibile». Quanto tempo dedicano i Brazos alla musica?

«Tutto il giorno e tutta la vita! E quando non la suoni, la ascolti».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 23 Maggio 2014

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Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.

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