Prima di cominciare devo fare anche io gli auguri a Bob Dylan, no?

Lo faccio citando un libro: “The Ballad of Bob Dylan” di Epstein Daniel Mark. Scrive Gianfranco Franchi su Lankelot, recensendo il volume:
“Ecco, detto ciò confido che non sono mai stato un grande fan di Bob Dylan. Piaceva a mio padre, piaceva e piace molto a un paio di amici di sinistra molto o abbastanza impegnati, mi sembrava finito già vent’anni fa, ai tempi di “Oh Mercy”. Mi sembrava e mi sembra un’icona di un periodo ben preciso, un’icona con cui non ho mai sviluppato un rapporto di devozione o di particolare riconoscenza. Cioè: Bob Dylan era un classico, era sempre stato un classico, e io come un classico lo trattavo. A me non fanno impazzire i classici, a me piacevano e piacciono parecchio le figure un po’ sbagliate o tanto sbagliate, quelle laterali e un po’ irrisolte, magari incompiute. Gusti”.

Gusti.
Che poi a me, piacciono anche i classici.
Anche.

In questa puntata parlerò di due concetti che non esistono, soprattutto per chi utilizza internet (educazione e buon gusto? Naaaa questa è la prossima puntata casomai).
Non esiste privacy.
Non esiste gratis.
Ad un certo punto qualcuno si è illuso, con un abbonamento internet senza limiti, di avere il mondo in tasca GRATIS.
Di poter fruire di qualsiasi contenuto, scaricare impunemente e gratuitamente film, musica, testi, utilizzare posta elettronica e social network tutto aggratis.
Navigare free. Olé olé.
Una specie di Paradiso sui cui alberi crescono files.
“In questi ultimi anni ci è sembrato che tutto fosse diventato gratuito. Ma non era così. Nessuno ci ha spiegato che invece di sborsare denaro avremmo pagato con i nostri dati personali”.
Così ci spiega Joel Stein del Time (tradotto anche sull’Internazionale).
“Ogni volta che visitiamo un sito o facciamo un acquisto online i nostri dati personali sono raccolti da aziende che poi li rivendono per scopi commerciali. Un business senza regole e poco trasparente. Che vale miliardi di dollari”.
“Ancora una volta le nuove tecnologie ci costringono a mettere sulla bilancia da una parte le concessioni in materia di privacy e dall’altra i vantaggi legati all’accesso immediato alle informazioni”.
Il giornalista del Time fa un esempio concreto: un giorno invia una email ad un amico che vive in Texas per dirgli che sarebbe andato a trovarlo. Dopo qualche istante, sopra la cartella della posta in arrivo di Gmail è spuntata una pubblicità di un ristorante di Houston, la più grande città del Texas.
“A perseguitarmi non era una specie di fantasma del barbecue – questo sì che sarebbe inquietante! – ma un algoritmo programmato per farmi ricevere pubblicità tarate sulle mie presunte necessità. È un compromesso che non sembra particolarmente vantaggioso, considerato che il bene di scambio è costituito dai dati personali. Ma se questo può essere un modo per sapere quando uscirà il prossimo film di Paul Thomas Anderson o quando i Wilco suoneranno vicino casa, allora forse il gioco vale la candela”.
Anche io ho fatto un esperimento: ho scritto una mail alla Moratti dandole appuntamento nei pressi della moschea abusiva di via Puppa, nella frazione di Sucate. Lei mi ha risposto che ci sarebbe venuta, ma con le ruspe per buttarla giù. Però non mi è arrivata nessuna pubblicità di Sucate, non capisco perché. Sono forse meno importante del giornalista del Time e nessuno mi fa del data mining?
Ora provo a mandare una mail a Ricky Russo invitandolo da me a Chiarbola, vediamo cosa succede.
Tornando alla questione: stare dentro la società nel mondo reale o dentro al social network nel mondo virtuale, ha un prezzo.
Che è giusto pagare, se si vuole fruire di certi benefici.
Altrimenti si può anche scegliere di ritirarsi in cima ad una montagna. Risparmiarsi le scocciature del vivere in società, certo, ma anche i vantaggi.
“Negli anni novanta se qualcuno avesse detto: ‘Metto delle foto su internet, così tutti potranno vederle’, avremmo pensato ad uno scherzo. Oggi è normale. Internet sta diventando uno spazio sempre più aperto. Il mondo sarà sempre più connesso e le distanze si accorceranno. Se ci fossero solo spazi recintati, la rete non esisterebbe”.

Niente al mondo è gratis, tantomeno i Russos.

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.

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