Nel suo debutto “Free Me” (inserito dalla BBC nella classifica dei sei migliori dischi del 2018), J.P. Bimeni sorprende con una voce che ricorda Otis Redding, deep soul all’ennesima potenza. In questi giorni il pubblico italiano ha potuto conoscerlo meglio grazie ai passaggi a Radio Rai o a Propaganda Live su La 7; J.P. Bimeni & The Black Belts (la sua band – Alejandro Larraga alle tastiere, Rodrigo Ulises alla batteria, Pablo Cano al basso, Fernando Vasco alla chitarra, Rafael Díaz al sax, Ricardo Martínez losa alla tromba) arrivano ora anche in regione e aprono la rassegna “Il volo del jazz” venerdì alle 21 al Teatro Zancanaro di Sacile. Discendente di una famiglia reale burundese, Bimeni lascia il suo paese a 15 anni durante la guerra civile, sopravvivendo a tre episodi in cui la sua vita viene attentata, ottiene infine lo stato di rifugiato nel Regno Unito dov’è rimasto. È a Londra dal 2001, dove abbraccia le infinite possibilità musicali che la città offre: jam session con la band di Roots Manuva, serate open mic insieme a Shingai Shoniwa dei Noisettes, e un incontro con una Adele allora adolescente. La musica gli offre una tregua e gli dà respiro in quei giorni in cui Bimeni, da solo, ricomincia la sua vita: «In Galles per la prima volta comprai dei dischi – racconta – raccolte di Ray Charles, Otis Redding, Bob Marley e Marvin Gaye». Artisti che ispireranno la composizione delle sue canzoni che parlano di amore e perdita, speranza e paura, con una convinzione che arriva dalle esperienze straordinarie con cui la vita lo ha messo alla prova.

Fu l’invito a unirsi a una band tributo a Otis Redding nel 2013 a portarlo verso la strada che ancora oggi sta percorrendo. Partecipando come ospite del gruppo funk Speedometer a uno show in Spagna nel 2017, fu notato dalla Tucxtone Records, che da subito seppe di aver trovato l’uomo che stava cercando. È così che ha inizio il suo progetto insieme ai Black Belts: Bimeni registra l’album con loro a Madrid, ispirato dalle classiche sonorità anni 60 della Motown e dai groove della Stax, scritto dal direttore musicale Eduardo Martinez e dal compositore Marc Ibarz, mentre Bimeni impregna questi racconti delle sue tragiche esperienze, alle jam funk si susseguono ballad provenienti dal southern soul, con un’atmosfera unica presente in tutto questo capolavoro, grazie a quel suo edificante stile africano. Il fatto che Bimeni abbia vissuto un’esistenza fuori dall’ordinario e viva per raccontare questa storia rende le canzoni ancora più significative: «Quando mi trovavo nel mio letto di morte, dopo che mi spararono, chiamarono un prete per darmi l’estrema unzione – ricorda -. Ho guardato il prete e ho detto “Non sento che morirò. Sento che vivrò a lungo e proverò a me stesso che il mondo non è soltanto odio o omicidi”».

 

Elisa Russo

 

 

 

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.
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