Posted on: 10 Marzo 2012 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Sabato 10 Marzo, alle 21.30, Paolo Benvegnù si esibisce al Tetris di Via della Rotonda, accompagnato sul palco dal polistrumentista Guglielmo Ridolfo Gagliano (e da Michele Pazzaglia a curare i suoni). La tournée in corso si chiama “Odontoevskij”, il concerto rimane incentrato su “Hermann”, ultimo album del cantautore milanese, che gli ha fatto guadagnare importanti riconoscimenti (migliore solista al Premio Italiano della Musica Indipendente e secondo solo a Capossela nella corsa alla Targa Tenco).

Spiega Benvegnù: «“Odontoevskij”: ovvero Dostoevskij spiegato al proprio dentista. È un’operina semi seria sugli uomini, parla del fatto che ogni storia è vera, basta che sia raccontata. Usa l’idiozia per levare il nascondimento, per fare un’analisi sulle labbra, sorridendo. Ma poi anche approfondita, nei temi più densi. Non sappiamo cosa succederà di preciso, sappiamo come parte ma poi sarà il pubblico, democraticamente per alzata di mano, a scegliere dove andrà questa storia».

Quindi, oltre alla musica, è prevista una grande interazione del pubblico e momenti di cabaret?

«Sì. Finora il pubblico ha reagito bene, e noi siamo contenti di questo crogiolarci nel nostro tragico e nel nostro ironico».

A Trieste (e dintorni) ci sei passato spesso, di recente hai anche prodotto i monfalconesi Jade.

«Con Trieste ho una forte assonanza. È una città molto bella che ho nel cuore, ne ho nostalgia e ogni volta che ci torno mi piace molto.

Con i Jade il lavoro è concluso. Il disco è bellissimo, loro sono stati straordinari ed io e Pazzaglia abbiamo cercato di fare il possibile per fare in modo che la loro comunicazione fosse il più fedelmente riprodotta. Sono un gruppo veramente fantastico, tra i 10 gruppi italiani che secondo me dovrebbero fare cento date all’anno. Dovrebbero raccogliere di più. Ma mi rendo conto che in questo momento storico non è così semplice».

Sei impegnato in altre produzioni?

«Sto facendo una pre produzione con un gruppo di Orvieto che si chiama Petramante, nei momenti in cui sono sulla strada tra Arezzo e Roma (le due mete principali della mia vita in questo momento) mi fermo da loro».

Si ventilava anche l’ipotesi di una tua produzione dell’esordio della cantante triestina Dorina.

«Dopo un primo incontro, ho avuto difficoltà a venire a Trieste, se non quando ci suono. In tutta sincerità in questo momento mi sto proprio perdendo, non ho un’ora libera e faccio un po’ fatica. L’idea è quella di darle una mano nel momento in cui sono un pelo più tranquillo, quindi spero presto».

Secondo te come si evolverà questo momento di crisi economica? È possibile un ritorno significativo ai lavori manuali e alla terra?

«Ci si è resi conto che il superfluo è più del necessario e allora forse c’è un ritorno, almeno idealmente da parte di qualcuno, a ciò che è necessario. Ma è solo un effetto collaterale di uno stato di crisi. Penso che ci barcameneremo tra necessario e superfluo ancora per un bel po’ di anni, fino a quando ci sarà una crisi delle risorse più netta. E solo a quel punto si tornerà veramente al necessario».

La crisi come si riflette sul mondo della musica?

«Nella musica italiana non c’è alcun tipo di mercato, ma le cose che stanno uscendo sono bellissime e quindi siamo fortunati. Poi sui mezzi di comunicazione più ampi ci sono delle idiozie e delle boiate pazzesche perché sarà sempre così. Basta andare in un locale un po’ più piccolo come l’Etnoblog ed il Tetris a Trieste, posti non conclamati e non frequentati dalle televisioni e si vedono delle cose interessanti ogni sera, volendo. Sta alla nostra curiosità andare a cercare le cose. In questo momento in Italia c’è una grande creatività e grande bellezza dal punto di vista musicale e sono molto contento di esserne fruitore».

Progetti per i prossimi mesi?

«Vorrei fare qualche data quest’estate con il quartetto al completo, entro ottobre scrivere l’album nuovo. E poi semplicemente ritrovarmi e respirare un po’. Sembra una cosa da anziani dirlo, ma spero davvero di essere in salute».

Un album impegnativo come “Hermann” non ti ha prosciugato a livello di ispirazione?

«L’atto di quel disco è stato una cosa importante, il gesto di portarlo in giro semmai mi sta un po’ prosciugando. Nel senso buono, ovvero: è una cosa bella cercare sempre delle intuizioni, la ricerca è positiva. Ma sono 18 anni che faccio questa attività, a questo livello di concentrazione e adesso mi sento un po’ stanco. Avrei voglia di stare fermo vent’anni e studiare. O ancora meglio: studiare fino alla fine dei giorni».

Elisa Russo, Il Piccolo 09 Marzo 2012