Ho visto “Sacro e Profano” di Madonna.
È uscito da un po’ e mi era già capitato tra le mani ma era in italiano, allora ho aspettato di avere il dvd con la versione originale.
Davvero non se po guardà doppiato.
Il film, non è niente di che.
Ma il protagonista tiene su tutto.
Eugene Hutz, dei Gogol Bordello è uno spettacolo vivente. Basta che si muova, cammini, parli col suo inglese con l’accento ucraino. È irresistibile.
Evidentemente Madonna si è innamorata di lui e ha fatto questa cosa tipicamente e generosamente femminile.
Gli ha dato spazio. Che s’esprimesse, che promuovesse i Gogol Bordello, che tutti possano vedere che bella creatura è.
Come farebbe una mamma con un figlio.
(Diciamo un figlio, sì).
Noi donne facciamo così, nei casi migliori.
Condividiamo bellezza.
Siamo al mondo apposta.
Il titolo originale è “Filth and wisdom”
Ovvero Sporcizia e saggezza.
Per andare in Paradiso bisogna passare per l’Inferno, sembra essere il messaggio di questo film.
Ammesso che ci sia un messaggio.
Messaggio o non messaggio, ad un certo punto Eugene dice una cosa molto bella, che ora riporterò come me la ricordo e la snaturerò ai miei fini, forse.
“Il male è contagioso, ma il bene anche”.
Se una nave fortunata passa al vostro porto, cercate di far salire più gente possibile.
Un concetto di condivisione che mi piace molto.
Una spinta al comunismo nel senso più apolitico e primordiale possibile. Il comunismo come lo immaginavo quando avevo 15 anni. Avere il bene e condividerlo. Farlo girare.
Se ti capita una cosa bella, devi cercare di condividerla, almeno con le persone che ti stanno a cuore.
Non dipende tanto dalla dimensione della nave.
Se uno è tirchio ed egoista, non avrà spazio neanche su una nave da crociera.
Se uno è generoso, un po’ di posto lo trova anche sul gommone gonfiabile.
E ti fa salire. E ti fa fare un giro sulla sua nave fortunata.
Capì?
Poi magari uno crede di avere una nave brutta, indegna o fatiscente ma a te piace e ci vorresti fare un giro.
Ma fammi fare un giro, che ti costa?
“Non si può negare l’Amore alle persone”, dice un mio amico che ama tutti e quindi è condannato a non amare nessuno.
Si dà a tutti e poi non si lega davvero a nessuno: questa è la sua tragedia.
Ed è la tragedia di chi egoisticamente lo vorrebbe per sé.
Io lo apprezzo e lo salverò sempre, perché a modo suo ci prova ad accogliere le persone, ed ha accolto anche me, come ha potuto.
Rifiuto, rigurgito, rigetto
(non per niente accostabili al vomito e alla spazzatura se ci fate caso)
Che brutte parole.
Ultimamente mi è stato detto: “lasciami stare che non ho spazio” ed è una cosa assai antipatica che mi ha ferito molto. Ma comprati un hard disk esterno, dico io. Ma discutiamo, parliamo, confrontiamoci, litighiamo, sputiamoci in un occhio e poi facciamo pace oppure odiamoci! Ma non puoi farmi il bambino che se ne va a casa portandosi il pallone. Avrei preferito un classico: Vaffan. Perché quello è frutto di rabbia, e io la rabbia la capisco.
Mi arrabbio spesso, esplodo e poi mi placo.
Ma non mi chiudo a riccio, non chiudo porte.
Quella è tirchieria sentimentale.
Non voglio generalizzare ma mi sembra che siano malattie maschili.
Uomini che cercano una mamma.
Una mamma che li esibisca come gioielli, senza chiedere nulla in cambio, perché trae soddisfazione già nell’esibirli e quindi non chiede nulla per sé.
Tornando alla condivisione del Bene:
quando qualcuno fa qualcosa di bello, io provo gioia.
Perché mi sembra alimenti il bene del cosmo.
Bellezza che genera altra bellezza.
Poi è anche una deformazione professionale, perché se ci sono bei dischi, bei concerti, belle persone il mio lavoro diventa altrettanto bello.
Ma non è per tutti così.
Prova a fare un esperimento sul social network.
Hai 1000 amici su facebook.
Scrivi in uno status che stai malissimo, hai perso il lavoro, ti sei rotto una gamba, ti è morto il gatto, ti è crollata la casa addosso.
Vedrai la solidarietà a pioggia.
900 commenti, sicuro.
5 alti e pacche sulle spalle a go-go.
Prova invece a scrivere che sei contento perché ti sei appena fidanzato, il lavoro va benissimo e i soldi non ti mancano.
Al massimo 5 interventi, dei tuoi soliti fedelissimi che gli piace quell’elemento anche se metti la foto di un bruco che esce da una mela.
Vanno in automatico, per affetto.
Sono i tuoi.
Tu per loro fai lo stesso.
Ma perché è tanto difficile far girare sto bene?
Non capite che l’inghippo del mondo è tutto lì?
Give it away give it away give it away…
L’aveva detto Nina Hagen ad Anthony Kiedis…
Dallo via. Chissà a cosa si riferiva.
mah…
dallo via…

 

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.

One thought on “PUNTATA 33

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