Posted on: 28 Agosto 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

«Da qualche anno ho deciso di fare due cose: il papà e il jazzista. Non ho più fatto dischi pop. Negli anni ’80 si andava in India a cercare sé stessi, io sono rimasto a Roma e ho trovato me stesso con la nascita di mio figlio Edoardo, che ora ha quattro anni». Appagato e sereno, così sembra Alex Britti, che lunedì ha spento 53 candeline. Un compleanno festeggiato assieme all’adorato figlio in una breve vacanza in Umbria: «Non mancava – prosegue Britti – la mia chitarra da viaggio. Chi è religioso la mattina prega, io devo stare 5 minuti con la chitarra in mano, è come recitare un mantra». Sabato alle 21 l’artista romano è in concerto al Castello di San Giusto per il festival “Hot in The City”, oltre alla sua band (Davide Savarese alla batteria, Emanuele Brignola al basso e Mario Fanizzi al pianoforte e tastiere) lo accompagna un ospite speciale, il trombettista jazz Flavio Boltro.

«Non suono a Trieste da parecchio, probabilmente dalla Bavisela al Molo IV nel 2008, un posto molto suggestivo vicino all’acqua. Prima avevo partecipato a qualche rassegna come il Festivalbar in Piazza Unità. Ricordo i baretti del centro storico dove le serate finivano».

Come nasce la collaborazione con Boltro?

«Siamo di estrazione diversa, lui è un gigante, jazzista puro, io sono un jazzista acquisito, vengo dal blues, dal rock, però ho sempre strizzato l’occhio al jazz, anche come cantautore. Sono eclettico e se hai padronanza tecnica sullo strumento puoi passare da una parte all’altra, allora inizia il divertimento. Quando possiamo, suoniamo assieme. Avevamo anche fatto delle date con Max Gazzè e Manu Katchè».

Cosa aspettarsi a San Giusto?

«Tanta musica, canzoni mie, anche novità inedite, qualche strumentale, molta improvvisazione, dal jazz più sofisticato alle sonorità jazz rock, fusion. Siamo colti e onnivori. Cerchiamo di divertirci sul palco».

Non solo hit, ma tanti “lati B”?

«Anche “lati C”! Perché tu nei dischi metti assieme canzoni con stili diversi, poi la casa discografica major sceglie i singoli che faranno un percorso radio e tv. Nel tour tiro fuori canzoni che secondo me sono molto belle, rimaste non nel cassetto ma negli album, e che magari la gente conosce un po’ meno».

Che rapporto ha, invece, con i suoi tormentoni, i grandi successi come “La vasca”?

«Ottimo. In un anno tirai fuori “Solo una volta” canzone estiva semiseria e allegra ma con un testo che dovrebbe far pensare, l’introversa “Gelido”, la canzone d’amore un po’ jazz “Oggi sono io” (ripresa anche da Mina), e “Mi piaci” puro cazzeggio, quattro stati d’animo completamente differenti. Uno non esclude l’altro».

Esordì giovane?

«Ho cominciato a fare i concerti a 12 anni, a 17 suonavo nei locali a Roma con Roberto Ciotti che è stato il più grande chitarrista blues che ci sia mai stato in Italia. Da minorenne ero già in giro per club, a 18 feci subito il mio gruppo, a 19 avevo quattro serate a settimane. Sono stato precoce. Suonavo con una band di Amsterdam e la cantante soul Rosa King, con i Carne Cruda siamo stati precursori del crossover».

L’anno scorso ha pubblicato due singoli. Un album in arrivo?

«Ancora non lo so. Con Salmo, che è mio amico, giocando è venuta fuori “Brittish” il Britti trap, senza velleità. “Una parola differente” è uscita in pieno lockdown. In quel periodo di shock iniziale per il covid ho anche fatto una raccolta fondi per l’ospedale Niguarda di Milano, grazie alla nazionale cantanti che mi ha messo a disposizione un numero solidale, abbiamo donato 50 mila euro».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 28 Agosto 2021