Posted on: 15 Luglio 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

«Tornare ha un significato ancora più forte, perché il covid ci ha sorpreso proprio nel bel mezzo della tournée italiana e ci ha costretto a interromperla. Questo ritorno riaccende in noi la speranza che la musica possa di nuovo viaggiare senza frontiere, e magari il nostro pubblico fruire di un concerto senza limiti e misure al suo godimento». La data al Miela della Barcelona Gipsy Balkan Orchestra fu una delle prime annullate per la pandemia, a febbraio 2020. Si recupera giovedì a San Giusto alle 21, nel primo appuntamento estivo che il Miela propone al castello (seguiranno Tre allegri ragazzi morti il 29, Miela Music Contest il 12 agosto, Mellow Mood il 12 settembre).

Nata a Barcellona, l’Orchestra è ora composta da musicisti di sei paesi diversi: la voce è dell’italiana Margherita Abita, le percussioni del greco Stelios Togias, la chitarra del francese Julien Chanal, il contrabbasso del serbo Ivan Kovacevic, Dani Carbonell al clarinetto, è spagnolo come il fisarmonicista Fernando Salinas e Oleksandr Sora, violinista dall’Ucraina, si alterna allo spagnolo Pere Nolasc Turu. «Siamo già stati a Trieste – ricordano i Barcelona – ed è sempre stata un’esperienza grandiosa. Un pubblico amichevole e affettuoso di tutte le età. La città è stupenda e non ci dimenticheremo mai del vento folle. Dall’ultima volta ci sono stati cambi nella formazione: Salinas, è entrato circa due mesi fa alla fisarmonica ma si sente già in famiglia e la nuova cantante è la siciliana Margherita. Avevamo giusto cominciato il tour italiano con lei quando il coronavirus ci ha imposto di fermarci e cancellare alcune date tra cui una a Trieste, che finalmente potremo recuperare».

Come descrivereste il vostro live?

«Un viaggio alla scoperta dei Balcani, intriso delle esperienze che abbiamo vissuto: viaggiamo per poi far viaggiare la gente con noi attraverso la musica. Il nostro obiettivo è condividere con gli spettatori la passione e l’amore che mettiamo nel suonare e la nostra energia più sincera e pura, e quando trova una risposta nei presenti accade la vera magia. Ci auguriamo che ciascuno esca dal Castello di San Giusto diverso da come è entrato, portando a casa con sé qualcosa di nuovo».

La musica?

«È uno scrigno aperto fatto di tutti gli incontri del nostro cammino e di quelli che ancora dobbiamo fare… La nostra interpretazione della musica balcanica è fatta di anima, passione e cura e queste qualità non conoscono età, genere, colore, religione né politica e di questo siamo molto orgogliosi. La banda stessa è un esempio di convivenza di persone di diversa origine, cultura e stile musicale».

Il nuovo album, “Nova Era”?

«Ha segnato un cambiamento. Generalmente registravamo i brani dopo averli proposti live. In questo caso, invece, ci siamo dedicati a un intensivo lavoro di gruppo mirato alla registrazione in studio, e questo ci ha permesso di creare arrangiamenti pensati nel dettaglio. È un album di cui andiamo molto fieri, in cui emerge la maturità stilistica ed è stato ben accolto dal pubblico».

Come avete vissuto lo stop forzato?

«Ci siamo dovuti adattare. Un anno di concerti annullati: è stata dura. C’è stato qualche aiuto del governo, ma poca roba e comunque la nostra vita è stare sul palco. Abbiamo colto l’occasione per registrare il nuovo album, per perfezionarci».

E il futuro?

«Abbiamo tante idee, sentiamo sia il momento per un grande cambiamento, il prossimo anno festeggiamo il decimo anniversario del gruppo, non sveliamo troppo ma ci saranno sorprese».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 15 Luglio 2021