Posted on: 20 Agosto 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

«Ogni spettacolo è energeticamente molto potente e questo accomuna e colpisce le persone e le fa tornare a vedere una band che propone un tributo, per giunta di un artista ancora in circolazione. È una cosa meravigliosa, un miracolo che stiamo vivendo»: il livornese Francesco Zerbino è il leader di una delle più apprezzate tribute band di Springsteen a livello europeo, i Blood Brothers. Una formazione che è diventata quasi ospite fisso del Trieste Calling The Boss e che quest’anno chiuderà la decima edizione, venerdì al Castello di San Giusto. Gli appuntamenti con la rassegna organizzata da Trieste is Rock con la produzione di Good Vibrations (inserita in “Hot in the City” e Trieste Estate) cominciano alle 20.30 con tre band triestine che porteranno loro personali versioni delle canzoni di Springsteen: il rock’n’roll dei Doober Dan di Leo Zannier nei panni di batterista/cantante, il blues transfrontaliero di Ivo Tull Trio, il punk rock vecchio stile dei Bruzai. La serata prevede dunque una full immersion nella musica di Bruce, con la chiusura dei Blood Brothers in uno show che vedrà alcune canzoni dell’ultimo album del Boss, “Letter To You”, inserite in una scaletta che strizzerà l’occhio al “The River tour” del 1980. «Mi è sempre piaciuto organizzare delle feste – continua Zerbino, in arte “Lo Zerbo” – e mi è rimasto questo spirito: il nostro live è un incontro di chi vuole festeggiare Springsteen o più in generale la vita, perché chi va a un concerto è in cerca di emozioni vere, di qualcosa che scaldi». Il cantante e chitarrista dei Blood Brothers, diplomato al conservatorio in percussioni, ha alle spalle una carriera di batterista, da quando aveva 17 anni ha girato Italia, Europa, America con i Pipelines (tribute band dei Beach Boys), è stato anche dj e ha diretto una discoteca. Nel 2012, la folgorazione a un concerto del Boss: da lì si mette a studiare la chitarra e continua a farlo. La band negli anni ha tenuto concerti nei teatri e quindi è abituata a un pubblico distanziato come richiesto dalle normative attuali: «Con le sedie è un’altra cosa, da seduti siamo portati a guardare con un’attenzione diversa quello che succede sul palco, osservare gli strumenti, tutto acquista un’intimità molto profonda, l’audio e le luci giocano un ruolo fondamentale. In scaletta abbiamo incluso brani eseguiti raramente da Springsteen ma che meritano attenzione particolare, delle chicche per gli appassionati ma non mancano le hit che ci fa piacere suonare. C’è un po’ di tutto, per uno spettacolo molto forte ed emozionante, le migliaia di persone che ci hanno già visto ci dicono questo. Per un appassionato di musica rock è uno show da vedere». Può incuriosire il fatto che un gruppo toscano sia così addentro alla musica americana: «Livorno – conclude “Lo Zerbo” – è una città di mare molto carina, con delle sfumature parecchio tristi, ci sono delle analogie con il New Jersey. È piena di artisti, molto musicale e attiva, c’è un proverbio che dice che a Livorno pure il peggior portuale suona il violino con i piedi. La scena è ricchissima anche con i successi di Motta e Zen Circus, c’è un’aria molto creativa e noi tutti facciamo parte anche di altri progetti di musica originale, io stesso scrivo pezzi miei». Da ricordare che il Calling The Boss ha una coda più raccolta sabato alle 12.30 al Camping Pian del Grisa, con il pranzo e la colonna sonora di Norby Filthy Guitar e Prisoners of Rock’n’roll (necessaria prenotazione mail a associazione.tsrock@gmail.com).

 

Elisa Russo, Il Piccolo 20 Agosto 2021