Posted on: 27 Aprile 2019 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

La quarta giornata del Trieste Calling The Boss comincia con un appuntamento pomeridiano che si terrà alle 16.30 all’Auditorium della Casa della Musica di Via dei Capitelli: un seminario/incontro con Maurizio Faulisi, noto come Dr. Feelgood, celebre voce di Virgin Radio, grande amante e conoscitore della musica americana.

Alle 20.30 il festival si sposta al Teatro Miela per l’ultima serata di concerti che sarà tutta dedicata alla musica di Bruce Springsteen: si parte con le personali versioni delle canzoni del Boss a cura di tre band triestine (Roy Force One di Roy Maffezzoli, Acthung! Piraten e Ivo Tull trio) per lasciare spazio a quella che è la più attiva e quotata tribute band di Springsteen a livello europeo: i Blood Brothers da Livorno.

La scaletta sarà quella scelta nei giorni precedenti sui social dal pubblico che ha votato alcuni blocchi di brani tratti dai sette concerti eseguiti dal Boss allo Stadio San Siro tra il 1985 e il 2016 (tra i pezzi inclusi “Meet me in the city”, “The River”, “American Land”, “Born To Run”, “Twist and Shout”).

I Blood Brothers nascono da un’idea di Francesco Zerbino (voce e chitarra), che dopo essersi diplomato al conservatorio in percussioni e aver girato il mondo come batterista, decide di dare inizio a «Un progetto che va oltre la riproduzione precisa di suoni e movenze tipiche di una tribute band, – spiega – che oltre alla ricerca dei suoni e allo studio accurato dei testi, trasmetta forza, sentimenti e passione che gli spettatori possano ricordare a lungo». Con lui sul palco: Andy Paoli alla chitarra, Dario Orlandini al basso, Massimo Gemini al sax e percussioni, Lorenzo Del Ghianda all’organo e fisarmonica, Luca Pasquadibisceglie alla batteria, Manuele Vanzi al pianoforte, Elisa Arcamone alla voce. «Viviamo una sinergia unica – dicono – che trasforma ogni gesto in un momento speciale da condividere con il pubblico che diventa puntualmente uno di noi, proprio come accade ai concerti del Boss. Il nome della band, oltre che citare l’omonimo brano di Springsteen, sottolinea l’amicizia tra nove musicisti, senza la quale sarebbe impossibile riprodurre con gioia e passione le 2 o 3 ore di spettacolo dal vivo. I Blood Brothers non intendono sostituirsi al Boss: suonano insieme nel nome del rock e dell’amicizia che sul palco diventa magia».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 27 Aprile 2019
Blood Brothers