«Sono un chitarrista dallo stile fingerpicking, le mie canzoni sono divertimento puro. Mi piace il country, il rap, il jazz, la classica, l’indiana-americana, qualsiasi cosa che non sia roba noiosa per adulti»: l’eccentrico Bob Log III domenica torna per la terza volta al Miela. La serata, secondo appuntamento della stagione Miela Music Live, comincia alle 20 con il triestino Franco Toro Lonesome Picker e i croati The Screaming Wheels.

Bizzarria e talento sono un mix esplosivo che fa di Bob Log III una one-man band tra le più richieste del pianeta con una media di 150 esibizioni l’anno. Sul palco indossa una tuta e un casco da motociclista in testa, con una cornetta telefonica incastonata nella visiera che nasconde il volto. Seduto su uno sgabello con una chitarra acustica elettrificata appesa al collo, con i piedi aziona i pedali di alcuni pezzi di batteria e altre strane percussioni. Suona la chitarra come un demone, quasi sempre con la tecnica blues dello slide o con il fingerpicking, comunica con il pubblico e canta attraverso la cornetta telefonica. La sua è una combinazione incendiaria di blues marcio, boogie-rock suonato alla velocità della luce e garage-blues ossuto e martellante. In America è una leggenda vivente: elogiato da Tom Waits e punto focale di un piccolo culto che vede protagonista l’etichetta Fat Possum e molti bluesman. «Amo suonare la mia chitarra – dice l’artista originario di Tucson – e trasformare il concerto in una festa. Quello che ci aggiungo attorno serve solo per rendere la festa ancora più maestosa».

Ha già suonato al Miela due volte e anche al Tetris: cosa ricorda della città?

«Tante facce sorridenti e persone che mangiano il gelato: ho impressa questa immagine di Trieste. E devo aver suonato proprio stupendamente, perché nessuno si è mai lamentato. Potrei anche aver vinto una medaglia».

E questa volta cosa aspettarsi dal suo show?

«Ogni volta è diverso, dipende molto anche da quello che succede tra il pubblico, dalle loro reazioni. Sarà una festa della chitarra, champagne gratis e brindisi, tutto da ballare».

Da americano cosa apprezza dei tour in Europa?

«Il fatto di suonare la chitarra tutti i giorni (a meno che mi ammali). Adoro anche il formaggio ma vorrei tanto fosse più semplice parcheggiare».

E nei momenti liberi?

«Sono in tour sei mesi all’anno. Nei giorni off divento noioso, perché quando suono do tutto. E allora faccio lavatrici, mangio qualsiasi cosa e recupero un po’ di sonno».

Quando ha realizzato che la musica sarebbe stata la sua vita?

«Avevo 11 anni e ho capito che avrei voluto suonare per sempre. La chitarra era già la mia vita ma ancora non sapevo che mi avrebbero pagato per fare questo».

Ai suoi concerti capitano cose strane. Le più bizzarre che ha visto dal palco?

«Qui parlerebbero meglio le immagini (seguono foto del pubblico, con maschere da coniglio e altre più irriverenti ndr)».

Se fosse un supereroe quale sarebbe il suo superpotere?

«Farei quello che faccio già: procurare il sorriso, il sudore e la danza di chi mi ascolta. E come seconda scelta direi che mi piacerebbe poter volare».

Cosa la aspetta?

«Ancora chitarra, album, tour e poi un libro per raccontare tutte queste avventure».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 27 Ottobre 2019

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Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.
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