Posted on: 24 Aprile 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Comincia quasi dieci anni fa, nel 2012, la storia della CFCrew ad opera dei triestini Paco Haze e Sander Lamanj, nomi d’arte dei fratelli gemelli classe 1991 Marco e Alessandro Vaccaro. Le radici affondano nella black music e nelle sonorità urban, senza però porre limiti al genere e alla creatività. Se i loro ascolti partono dai classici Club Dogo, Marracash, Luchè e Fabri Fibra e da artisti americani come 50 cent, Snoop Dogg e Eminem, si evolvono poi con l’ascolto di realtà quali Migos, Wiz Khalifa e Future. Il debutto discografico è del 2016, quando con l’etichetta milanese Cloverthree pubblicano il singolo “Suite” e successivamente l’album d’esordio “California Roll”. Nel 2020 un incontro che segna un nuovo corso: conoscono il sound engineer Ricky Carioti, che diventa il loro manager e contribuisce all’evoluzione stilistica del progetto. Il triestino Carioti, titolare del One Eyed Jack Studio, tra i tanti artisti (da Brian May dei Queen ai Canto Libero) da molto tempo lavora in pianta stabile con la cantante Elisa Toffoli, seguendola sia in studio che nei live. Nella CFCrew scorge qualcosa di speciale: «In tutti questi anni – racconta – ho dedicato il tempo al mio lavoro di fonico e non avevo mai voluto investire su nessuno, perché ho sempre avuto l’idea amara che a Trieste l’attitudine a impegnarsi seriamente è rara. Questa volta ho sentito che era il momento giusto, nella CFCrew ho visto un potenziale che meriterebbe di essere riconosciuto a livello nazionale, vorrei che da questa città partisse un gruppo rap moderno e di spessore, che possano ascoltare tutti; la loro forza è che oltre ad avere una bella immagine e carisma, hanno la dote di riuscire a scrivere dei testi leggeri ma di contenuto, che la gente può memorizzare con facilità». «Inserire Trieste nella mappa del rap italiano – aggiungono i gemelli – sarebbe una vittoria».

Il primo frutto del lavoro del trio è “Destino”, singolo (e videoclip) dove electropop e synthwave incontrano il rap e strizzano l’occhio agli anni ‘80, con la strofa rappata che si alterna al ritornello cantato, in uscita il 27 aprile per Luna Records e disponibile su tutte le piattaforme digitali. Daniele “Speed” Dibiaggio (Lademoto, Al Castellana) si è occupato delle tastiere, mentre le chitarre sono di Andrea Rigonat (compagno di vita e di musica di Elisa). Nei prossimi mesi seguiranno altri singoli per arrivare poi all’album completo. «Anziché seguire una strada sola, variamo tra molte sonorità e i contenuti cambiano da canzone a canzone – anticipano i fratelli rapper – eppure risultiamo più coerenti così. La nostra musica non vuole avere confini e essere targettizzata, è un viaggio che va a comprendere diversi stati d’animo, dal pezzo più leggero e festoso a quello più introspettivo e ricercato. La collaborazione con Ricky è fondamentale, c’è ottimo feeling lavorativo e spirito d’amicizia. Ha portato la sua enorme esperienza e ci ha dato importanti indicazioni in diversi ambiti, non solo quello tecnico».

«”Destino” – conclude Carioti – suona synthwave, il disco spazierà poi in varie sonorità che girano intorno al rap, ci saranno brani pop-rap, altri più trap, altri più melodici e radiofonici e pezzi un po’ più duri, cercando di andare dove ci porta il cuore, senza seguire mode del momento o testi poco spontanei. È un progetto che parla di vita vera, di esperienze personali e comuni, legato alla musica che ci piace fare. Uno sguardo più ampio rispetto al mondo hip hop, quasi nella sfera del pop».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 24 Aprile 2021