Posted on: 25 Febbraio 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

«Il delirio è lo stato che denuncia la perdita del controllo razionale in seguito all’intensificarsi della passione, ed è ciò che sta alla base del nostro nome e della nostra band, un delirio musicale (riferito, per altro, ai numerosi generi che comprendiamo nelle nostre canzoni)»: sono giovani, energici e pieni di idee, i Dalyrium Bay, formati nel 2017 a Udine. Il nome è una storpiatura dall’inglese “delirium”: «La prima volta l’abbiamo scritto male e l’abbiamo mantenuto, per celebrare la nostra ignoranza», scherza il gruppo friulano, in fondo l’ironia non manca nella loro ricetta che li ha portati anche a suonare in apertura dell’ormai lanciatissimo Ruggero de I Timidi. Giacomo Biasutti alla batteria, Giovanni Sabot alla chitarra, Giovanni Leone alla voce, Julian Galindo alla seconda chitarra, Mattia Zampa al basso e Gabriel Pino alla tromba, come molti colleghi, si sono concentrati sul lavoro in studio visto lo stop dei live ed è nato il loro album di debutto “Bullet”: «Racchiude cinque pezzi – raccontano – legati da un unico tema: il tragicomico, la natura satirica e cruda del mondo raccontata attraverso poche parole taglienti e tante sonorità sperimentali. Oltre all’inglese c’è un unico testo in italiano, in cui compare anche una meravigliosa voce femminile, quella di Adriana Bardi». I Dalyrium Bay pescano da tutti gli stili classici, etnici e folkloristici (come samba, swing, mazurka), i ritmi più intensi e movimentati che tendono a mescolare con sonorità rock e surf nel tentativo di «costruire un genere nuovo, energico e intenso che porti tutti, ma proprio tutti, a ballare». I concerti mancano come l’aria: «Siamo una band da live (e non è una cosa scontata), amiamo lo spettacolo dal vivo, ci piace farlo e avere le mani in pasta, quindi essere lì sul palco, sudare, cantare e ballare insieme a chi è lì sotto ad ascoltarci, è qualcosa di nostro che si lega anche alla natura del genere folkloristico a cui ci ispiriamo». Ma al tempo stesso è stato questo periodo particolare a dar loro la giusta concentrazione per pubblicare “Bullet”: «Le tracce dell’album sono poche per un motivo. Abbiamo lavorato con estrema cura e attenzione ad ogni pezzo per produrre qualcosa di nostro che potesse essere di tutti nella miglior qualità possibile, quella che secondo noi merita la musica. Per quanto riguarda il futuro ci auguriamo di tornare sul palco il prima possibile ovviamente. Abbiamo bisogno di muoverci e scatenarci un po’, anche insieme alla nostra fedele fanbase».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 25 Febbraio 2021