Posted on: 2 Dicembre 2020 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

«Credo che quello che leggi da bambino diventi parte di te, e quando ero bambino io, Magnus era sempre in edicola. Disegnava il suo personaggio più famoso, Alan Ford». Lunga la gestazione, il volume è stato più volte annunciato ma l’attesa è ripagata dalla cura del prodotto finalmente in libreria: “Come rubare un Magnus” (Oblomov, pagg 152, 20 euro) si piazza da subito tra i lavori più belli realizzati da Davide Toffolo. «Nel 1979, avevo 14 anni – spiega -, con un disegno vinsi il concorso de “il primo decennale di Alan Ford” in cui cercavano il nuovo disegnatore per la serie. È stato il mio primo furto di un Magnus». Il furto equivale dunque a un omaggio sentito al disegnatore che più ha amato «Aveva un suo modo di vedere il mondo – aggiunge Toffolo –. Vedendo anche solo un particolare, una pietra di un muro o una mano, si può riconoscere che l’ha disegnato lui. Si chiama segno. È unico, come il timbro di una voce». Nella nuova graphic novel, il disegnatore pordenonese noto anche come frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti, introduce un furto vero e proprio, di una tavola originale di Magnus, la copertina numero 9 di Necron, rubata a una mostra (Paola Bristot, che nel libro diventa Paola Bistrot, è stata curatrice di una esposizione con 450 disegni di Magnus nel 2004 a Pordenone). Un pretesto per ripercorrere le vicende del genio Magnus, nome d’arte di Roberto Raviola, nato a Bologna nel 1939 e divenuto il disegnatore più popolare del fumetto italiano degli anni ‘60 e ‘70 con personaggi come Kriminal, Satanik e Alan Ford, che divenne poi autore completo nel 1975 con Lo Sconosciuto. Una vicenda umana e professionale, quella di Magnus, che è di per sé un’avventura. Un autore dedito totalmente ai personaggi che verranno, da Milady nel 3000 ai Racconti erotici, alle Femmine incantate, Necron. Fino alla sfida con il più grande eroe del fumetto italiano, Tex Willer: impiegherà ben sette anni per portare a termine l’album speciale, il cosiddetto Texone, che sfiora la perfezione in ogni dettaglio e viene consegnato poco prima di morire, per cancro al pancreas, nel 1996. Toffolo ricostruisce la biografia di Magnus, l’amicizia con un altro gigante, Bonvi – creatore delle popolarissime Sturmtruppen – e la parabola del fumetto italiano dagli anni ‘60, attraverso le personalità che hanno lavorato con lui – editori (Max Bunker, Renzo Barbieri, Luigi Bernardi, Sergio Bonelli) e autori. Una vicenda che si intreccia a doppio filo alla giocosa permanenza nella magica Castel del Rio (lì visse gli ultimi 10 anni della propria esistenza nell’albergo Gallo, dove era soprannominato “il professore”), e nel tragico, epico finale, esplicitamente raccontato. Davide Toffolo disegna Magnus con la grazia e l’emozione che già aveva mostrato in Carnera e Pasolini, mettendo a fuoco ciò che ha rappresentato nella cultura popolare italiana. Lo fa da “erede”, riconoscendo il debito verso il maestro: «Il suo segno – dice – è nel mio lavoro, come in quello di molti altri della mia generazione e di quella precedente, come Andrea Pazienza, per esempio».

Ma «come si diventa uno che fa fumetti?», si chiede Toffolo nelle pagine del suo “Magnus”. «Bisogna credere alle storie», conclude.

 

Elisa Russo, Il Piccolo 2 Dicembre 2020