Posted on: 27 Febbraio 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

«”Deadlock” significa punto morto, situazione di stallo, dove non è possibile trovare un accordo: capita a tutti nella vita e genera sentimenti forti quali rabbia e frustrazione». I Deadlock Crew sono una rock metal band nata a Trieste nel 1999 ma che, nonostante anni di live, solo oggi arriva a pubblicare un album ufficiale, complice l’etichetta Ghost Record Label. S’intitola “Look down on me” ed esce il 27 febbraio in formato fisico e digitale con la distribuzione di Crash Sound. «Le canzoni – raccontano i Deadlock – suonano dure, energiche, rock. Un cocktail di riff thrash e alternative metal eseguito con passione. Il disco è stato registrato a Trieste con tutti i mezzi che avevamo a disposizione e successivamente mixato e masterizzato da Lorenzo Gavinelli allo studio Zero Point Energy di New York». Lorenzo Neppi, cantante e chitarrista, esordì suonando il basso con i Resonance, successivamente è stato voce e chitarra degli Altered States, infine ha fondato i Deadlock Crew. «Ma non mi sono limitato soltanto al rock – puntualizza -, per parecchi anni ho suonato musica leggera con mio padre e altri musicisti degli anni ‘60». Il batterista Giuliano Taccardi ha fatto esperienza con gli Ars Moriendi, completano la formazione Daniele Neppi al basso e Lorenzo Iustulin alla chitarra. «Agli esordi avevamo subito pubblicato un demo intitolato “Lobotomized people”, ma poi ci siamo dedicati quasi esclusivamente alla musica live, il nostro ambiente preferito, e per un periodo ci siamo esibiti con i nostri pezzi per trasformarci lentamente in una cover band. Da qualche anno però eravamo insofferenti e ci sentivamo incompleti come musicisti. Essere solo una cover band era il problema. Abbiamo quindi ricominciato a scrivere canzoni, a provare la nostra musica, a divertirci in sala prove, finché la pandemia ci ha dato il tempo per dedicarci alla registrazione di “Look down on me”». Il sound è massiccio, sulla scia di ascolti come Metallica, Rage Against the Machine, Ac/dc, Orange Goblin e Mastodon, per quanto riguarda invece i testi: «Affrontiamo temi come la fragilità dell’attuale sistema sociale, gli amori malati, minati da violenza e gelosia, il groviglio di emozioni e l’adrenalina che prova un judoka prima di un incontro, la follia a cui può portare l’acufene, internet, l’abuso di social network e gli effetti sulla solitudine. Sono testi che rispecchiano le nostre idee e le nostre esperienze personali». «La Ghost Record, la nostra etichetta, si sta dando un gran daffare per promuovere la band sulle webzine nazionali e straniere e per procurarci interviste radio. Noi della band invece stiamo preparando un video musicale per il pezzo “Among us”, e sarà solo il primo di una serie di video che abbiamo intenzione di girare. Questo è un momento difficile per tutti. Non esibirsi, non poter suonare dal vivo il nostro album, non poter andare ai concerti pesa tantissimo su chi ama la musica, ma per quanto possibile bisogna essere ottimisti. Io credo – dice il cantante – che il mondo della musica tornerà ad essere quel che era pre Covid. Ci vorrà tempo, locali chiuderanno, ci saranno tanti problemi, meno soldi, ma alla fine il rock tornerà, perché il rock è vita».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 27 Febbraio 2021