Posted on: 28 Novembre 2010 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

La puntata 55 è una puntata importante, si sa.

Cercherò di essere brava oggi, perché presto devo tornare di persona a Capodistria e non vorrei che mi bandissero dalla città. Proprio adesso che si sta riempiendo di vip!
Dopo Capossela allo studio Hendrix di Radio Capodistria, nei giorni scorsi sono passati dalle nostre parti i Paolo Benvegnù. Hanno registrato agli Jork Studios di Dekani, Capodistria. Ora potrei raccontare la faccenda con parole mie, ma perché farlo quando gli ottimi Benvegnù hanno aperto un blog (http://www.paolobenvegnu.com/blog/) apposta per documentare la fase di registrazione del disco? Ecco qualche stralcio: 

“È difficile registrare un disco…
credeteci è veramente una cosa da metterci non solo le dita, ma lo stomaco, la pancia, tutti gli organi, anche quelli riproduttivi… ma la cosa che più conta è il sorriso negli occhi, tuoi e dei tuoi compagni di viaggio.
Finalmente un disco che sta crescendo con il sorriso negli occhi.
Tensione giusta ma… avete presente la tensione rilassata?
Ecco io no fino a questi giorni”.

E ancora:

“Siamo andati alla festa del vino a Capodistria. C’è voluto un po’ per trovarla e girovagando attorno al centro mi è tornata alla mente quella volta che siamo venuti a registrare una trasmissione per Telecapodistria. La città è molto curata e pulita, da una sensazione di ospitalità.
Comunque alla festa abbiamo preso una bottiglia di vino di quelle che non ti scordi più per la vita, guardandosi attorno gli autoctoni mischiavano il vino con la cocacola, vi garantisco ce ne era motivo. Non abbiamo esagerato e ci siamo goduti il concerto di questo gruppo sloveno. Musica da intrattenimento, tutti che ballavano e cantavano, il gruppo suonava da dio, il chitarrista aveva un suono della madonna, il batterista sembrava Gesù tutti bravi. Sentendoci circondati da queste danze e questi canti, ridacchiavamo sul fatto che le parole intonate da chi ci era attorno, potevano anche riguardare l’organizzazione dello stillicidio di quattro italiani ignari della loro sorte, una specie di Hostel, con noi come attori. Che coglioni, proprio all’opposto, la sensazione che mi da guardare questa gente che vive ai confini che il tempo e Mussolini (fine stratega) ci ha dati, è di persone simpatiche e ospitali ma risolute e da rispettare. Cosa ci divide da loro, rispetto ad altre persone a 20 km da qui?
Cosa distingue un musicista da un qualunque altro essere vivente? O almeno da molti altri organismi complessi? La capacità di salire alle stelle o crollare come un pugile al K.O. in un attimo. Ed entrambi gli stati emotivi, per quisquilie di nessun valore. Apparente.
Potrei fare un documentario in proposito e ne verrebbe fuori un’analisi interessante. Ci sono particolari nascosti su ogni colpo di rullante, come in ogni nota, che sfiderei chiunque a sentire, del resto sfiderei chiunque a trascurare quei dettagli ed allo stesso tempo sfiderei un gruppo di 5 persone a farsi un’idea comune su uno qualunque di quei dettagli. Sono sensazioni. Hanno ragione i Marta sui tubi “io non ho più sentimenti, solo sensazioni”.

E di sabato sono stati a Trieste:

“Siamo andati a Trieste e mentre Michele imprecava in triestino maccheronico, siamo rientrati in Italia, Andrea è rimasto a casa, stanco.
Alla ricerca di benzina e sigarette, non volevamo darci fuoco, ma arrivare al locale dove ci aspettava Igor con i Pan del Diavolo. Stasera ci guardiamo il concerto di questi ragazzi che ormai conoscono in molti, sono bravi con i Criminal Jokers a fargli da band. Mi ha impressionato il batterista, grande energia, faccia da gruppo storico inglese. Tanta energia, Igor stava dietro alle sue preoccupazioni, c’erano alcuni amici come Appino degli Zen Circus, Ricky Russo e altri. Una serata italiana.
Ma di nuovo il clima era fantastico e Paolo a rischio splendore, anche quando si è messo ad intonare canti degli alpini in macchina al ritorno.”

È bello vedere i propri luoghi con gli occhi degli altri.
Specie se sono altri così stimabili.
Voglio spendere infine due parole sui Pan del Diavolo, che abbiamo visto sabato all’Etnoblog. Era da un po’ che non vedevo un concerto di un gruppo italiano che mi prendesse così. D’altra parte in casa Tempesta non si sbaglia un colpo. Questi due siciliani sono una bomba dal vivo, tanto più ora che sono accompagnati dai Criminal Jokers. E una bomba nel cuore quando sul palco sale anche Appino degli Zen Circus.
Ora però devo scappare, che ho una bomba nel cuore che tra poco esplode!