Posted on: 10 Febbraio 2011 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Venerdì alle 21.30 il «Controcultura Tour 2011» di Fabri Fibra fa tappa al Palasport Carnera di Udine. È la quarta data, dopo Torino, Cortemaggiore (Piacenza) e Bologna (che hanno registrato il tutto esaurito).
L’evento è organizzato da Azalea Promotion, in collaborazione con il Comune di Udine.
La nuova tournée (anticipata da quattro date alla fine del 2010) vede il rapper numero uno in Italia («Controcultura» è ora disco di platino, e Fibra stesso afferma: «Posso dire di essere il numero uno, perché sono le cifre a parlare chiaro») accompagnato da Entics come raddoppio alle voci, Dj Double S e Dj Nais in consolle.
«Controcultura è il terzo album ufficiale con la Universal», racconta il rapper di Senigallia. «Ho iniziato a scriverlo a settembre 2009 e da allora sono successe moltissime cose. Le trovate tutte dentro al cd. Trovate anche tutti i testi all’interno del libretto. Dico questo anche se so che alcuni ascoltano questa musica senza capire minimamente il significato delle rime e del rap, persi dietro ad argomenti ormai consumati del tipo “sei commerciale, non ti ascolto”. Credo sia uno dei risultati derivanti dal vuoto e dalla situazione generale di questo paese».
Controcultura, per Fibra è ciò che ha una brutta immagine ma un significato forte, in contrapposizione alla cultura dominante, fatta di belle immagini vuote, prive di significato. Continua:
«Controcultura è tanta roba: ho scritto su diciotto strumentali prodotte da dieci produttori diversi. Sconsiglio l’ascolto a tutte quelle persone che mi chiedono: “ma come mai non canti? Come mai ti lamenti tanto di questo paese? Si sta così male qui da noi?”. Non direi questo, qui da noi si sta molto bene ma potremmo stare meglio. Capirete esattamente di cosa parlo il giorno in cui proverete ad andare a vivere da soli e a provare a realizzarvi nel lavoro. Penso questo e mille altre cose ancora, pensieri che ho messo in rima, il mio rap oggi parla a molte più persone. Controcultura sono mille immagini.
Non so esattamente come alcune di queste immagini verranno interpretate perché quando metti fuori un lavoro come questo tutto può succedere, soprattutto in un paese come il nostro. Un paese che non è più abituato a farsi domande, a mettersi in discussione, a sentir fare dei nomi e dei cognomi (anche quando sono lì a rappresentare qualcosa e non semplicemente a provocare delle reazioni), a mettere in prospettiva delle affermazioni, ad ironizzare su situazioni considerate erroneamente innominabili. Un paese dove vengono ignorate e negate le diversità culturali di ogni tipo, dove gli spazi sono ingolfati dalle solite quattro ossessioni, dove il rap è ancora frainteso o male interpretato. Certi stereotipi e capisaldi superati sono duri a morire in Italia: mi piace pensare che Controcultura ne possa mettere in discussione alcuni. Controcultura è il mio contributo. Ma un movimento culturale è inesistente senza un quorum che lo supporti e lo faccia progredire, evolvere. Spero davvero che vi piaccia e che rappresenti qualcosa anche per chi, come voi, non è spettatore passivo della peggior cosa che può succedere quando un paese come il nostro si arrende: nulla».
Nei testi di «Controcultura» ci sono molti nomi di gente famosa, della politica e dello spettacolo: Laura Chiatti, Paolo Brosio, Fabio Fazio, Calissano, Marco Carta, Marrazzo, Noemi Letizia, Dell’Utri, Putin, Silvio Berlusconi, Michele Placido, Mara Venier, Paola Perego, Giusy Ferreri, Ferrara, Bennato, Paris Hilton, Corona, la Bertè, Lucio Dalla, Zucchero, Giorgio Armani, i Pooh, Mike Bongiorno… gli unici citati che ne escono bene sono Travaglio e Santoro. Semplicemente perché fanno il loro lavoro di giornalisti, tanto da renderli un’eccezione. Molti non l’hanno presa bene, e la Chiatti ha messo la questione in mano agli avvocati. Spiega Fabri: «I nomi quando finiscono in un testo non sono mai qualcosa di personale; un nome richiama una situazione tragica o esilarante, uno scenario. Faccio il gossip in versione maledetta. Se dico Marrazzo non pensi più ad una persona, ma ad una situazione». Alle polemiche suscitate, Fibra risponde: «Quando ascolti un disco rap fatto bene, qualcosa succede. Se fai un disco e nessuno ne parla, potevi anche non farlo», e aggiunge: «Il mio messaggio è di seguire il tuo talento per fare quello che ti piace nella vita». Come mai parla così tanto di escort e simili? «Chiunque non affronta determinati temi, è perché li appoggia». In tv ci va poco, anche quando lo invitano spesso declina: «L’alternativa è il web. Non vado ad X Factor, non vado a Sanremo». Altra questione spinosa e mal interpretata, l’opinione di Fibra sull’omosessualità.
«Mi sembra che sia accettata solo in un determinato contesto: quello di successo. Poi leggo molte notizie di pestaggi ad omosessuali. Come se ci fossero due realtà diverse. Quella televisiva e quella reale. Invito gli artisti a portare il discorso ad un passo più avanti. Se sei in Italia e sei omosessuale, vivila in maniera naturale. Artisti che portano avanti questo discorso non ne vedo. Ho semplicemente sottolineato la questione con una rima, e mi si è alzato un muro davanti. All’estero uno come il cantautore Mika ha fatto outing. I fan di Mika si identificano in un artista che vive bene la sua sessualità. Io affronto il tema in maniera dirompente, gli omosessuali mi hanno capito».
Fabri Fibra torna al suo pubblico a due anni di distanza dall’ultimo «Bugiardo Tour»: la tournée, arrivata dopo il successo degli album «Tradimento» e «Bugiardo» (entrambi schizzata ai vertici delle classifiche), con quasi 70 concerti in tutta la penisola, ha registrato ovunque il sold out. Un vero e proprio trionfo per questo artista, che ha così coronato un percorso che l’ha imposto come il rapper italiano più amato e, al tempo stesso, discusso dal pubblico. Il nuovo album «Controcultura», uscito il 7 settembre per Universal Music, è balzato direttamente al numero 1 in classifica rimanendo per più di un mese in top 5 e diventando subito disco d’oro.

Elisa Russo, Il Piccolo 09 Febbraio 2011