Posted on: 31 Dicembre 2017 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

“Combattente il tour” di Fiorella Mannoia si avvicina alle cento date e fa tappa anche al Politeama Rossetti, domenica 7 gennaio alle 21, i biglietti sono ancora disponibili. La data 101, per un gran finale, si terrà il 23 febbraio a New York: «Sarà per me la prima volta in assoluto, festeggeremo una stagione che è stata straordinaria», commenta la cantautrice. «Con i tour non mi risparmio, amo molto il mio lavoro e cerco sempre di dare il massimo per il pubblico che mi segue e che vuole venire a vedermi dal vivo».

Un anno intenso?

«Tra l’ultimo album, il cinema, con il ruolo in “7 Minuti” di Placido e la colonna sonora di “Perfetti Sconosciuti” di Genovese, il Festival di Sanremo, il mio primo show televisivo, ho avuto tante grandi soddisfazioni e credo che questo sia il modo più giusto per chiudere quest’annata».

Una chiusura con l’ultima parte del tour, nei teatri.

«Chi viene a vederti in concerto in teatro, può cogliere ogni tua espressione, ogni tuo respiro. Il contatto con il pubblico è diretto, immediato, è lì a pochi metri da te. Mentre nei palazzetti la gente è più libera di scatenarsi in piedi, nei teatri il pubblico bisogna conquistarselo, riuscire a trasmettere l’entusiasmo, anche con il modo di interpretare le canzoni, per l’appunto con le espressioni del viso, con la gestualità, e per me che sono un’interprete è la dimensione naturale, il luogo ideale. E poi in Italia abbiamo la fortuna di avere dei teatri che sono uno più bello dell’altro».

Che scaletta propone al Rossetti?

«Ho cercato di andare incontro a tutti, tra le mie canzoni del passato e quelle del presente, canto sicuramente alcuni pezzi del nuovo album “Combattente”, tutti i brani con i quali sono andata a Sanremo, i classici “Quello che le donne non dicono” e “Il cielo d’Irlanda” che non possono mai mancare».

In “Che sia benedetta”, secondo posto all’ultimo Sanremo, dice che “la vita è perfetta”.

«Mentre mi accingevo a cantarla mi sono anche chiesta se era il caso di asserirlo. Poi, settimana dopo settimana, sono state sempre di più le persone che mi hanno scritto per farmi sapere che trovano conforto in questa canzone, in questo inno alla vita, e sono proprio loro che mi spingono a ribadire che sì, la vita è perfetta, siamo noi che la sporchiamo. E non va sprecata».

L’esperienza televisiva come presentatrice di “Un, due, tre… Fiorella!” su Rai1?

«All’inizio l’idea di questo programma mi ha tolto il sonno. Me l’hanno proposto e io non ero per niente sicura di esserne all’altezza, non l’avevo mai fatto. Ma mi piacciono le sfide e ho accettato. Sono stata felicissima dei risultati. Mi sentivo un po’ smarrita, ma iniziare dividendo il palco con Sabrina Ferilli, un’amica e una professionista che conosce meglio di me il mezzo televisivo e ne ha padronanza, mi ha dato sicurezza. Dopo i primi momenti piano piano mi sono sciolta e alla fine mi sono divertita molto. È stata un’esperienza che ricorderò con piacere e che in futuro non mi dispiacerebbe rifare».

Il titolo dell’ultimo album da cosa nasce?

«In questo momento dove è tutto molto complicato, sento di dover tenere gli occhi sempre ben aperti, oggi più che mai è necessario essere combattenti. Come nella cover del disco, voglio essere un generale di un esercito di pace che non smette di combattere contro le ingiustizie. Le battaglie più difficili sono quelle che ogni giorno dobbiamo intraprendere per esserci, per farci sentire, per non essere invisibili, perché tanti singoli insieme diventano una forza che niente e nessuno può fermare».

Alle donne ha dedicato molte canzoni. Come vede la condizione femminile oggi?

«Da diversi punti di vista meglio, certo, ma con la crisi economica le donne sono le prime a farne le spese. La gravidanza ancora può essere un impedimento per il lavoro, stupri, bullismo, stalking: sono preoccupata. In tanti paesi in via di sviluppo la situazione è ancor più drammatica. Nelle canzoni di “Combattente” ci sono storie di donne che combattono: è questo il filo conduttore del progetto. Le donne oggi si trovano a lottare per trovare la propria dignità perduta. Nel caso di molestie nel mondo dello spettacolo sento spesso puntare il dito contro le donne come se il solo abuso non bastasse. La tipica frase è: “Lui ci prova? Potevi non starci”. E lui poteva non provarci, dico io. Non si può più tollerare che ancora si parli di uomini che per ottenere ciò che vogliono ricorrono a questi mezzi. Questo malcostume va combattuto con tutte le forze e a tutti i livelli».

Elisa Russo, Il Piccolo 31 Dicembre 2017

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