Martedì alle 21.30 il Teatro Miela ospita Fred Wesley & The New JB’s. Leggendario trombonista jazz e funk, Wesley è noto soprattutto per il suo lavoro a fianco di James Brown che dichiarò: «Per me felicità è sentire Fred Wesley che suona i fiati». Negli anni ’60 e ’70, con il padrino del soul ha registrato hit come “Say it Loud – I’m Black and I’m Proud” (e quarant’anni dopo l’avrebbe suonata alla Casa Bianca, davanti ad Obama) o “Mother Popcorn” ed è anche co-autore di brani come “Hot Pants”; commenta Wesley: «Sono orgoglioso che quelle canzoni esistano. James Brown era un’entità, lui era musica: la respirava, se ne nutriva, la viveva. Lo incontrai per la prima volta nel ’68; all’inizio non ambivo ad entrare nella sua band perché ero più proiettato sul jazz. Aveva il suo personale modo di comporre e intendere la musica e, per lavorare assieme, ho dovuto adattarmi ai suoi metodi. Mi ha insegnato molto. Diceva che le canzoni dovevano avere due componenti fondamentali: un ritmo ballabile ed un messaggio importante. Era un duro, ma sapeva anche essere gentile». Nel ’72, per esempio, James Brown permette a Fred di coronare un sogno: gli produce un album jazz, registrato a New York, in cui il trombonista può contare su una big band che include i migliori musicisti da studio del periodo; sfortunatamente, però, l’entourage di Brown non vedeva di buon occhio l’uscita del disco, che rimase così in uno scaffale fino al 2011, quando uscì come «The Lost Album Featuring “Watermelon Man”» (Hip-O Select). Continua a ricordare Wesley: «Era una persona complicata. Ha funzionato finché ero un semplice componente della band (funziona finché metti da parte la tua personalità), ma quando sono diventato bandleader, perché Pee Wee Ellis aveva mollato e avevo preso il suo posto, volevo fare le cose a modo mio. A James non andava bene, io ero una testa dura e quindi me ne andai». Nel 1975, Wesley lascia la band di James Brown, nella sua autobiografia (“Hit me, Fred: Recollections of a Sideman” uscita nel 2002) racconta diversi aneddoti della sua esperienza accanto al “godfather of soul”, noto per essere un maniaco del controllo, attento ad ogni dettaglio: dalle assi da stiro piazzate nei camerini perché i musicisti potessero stirarsi i loro completi a quella volta in cui Fred si beccò una “multa” di 50 dollari (in una serata con un cachet di 200 dollari) per essersi presentato con una macchiolina di sangue sull’abito di scena, che per altro gli era scesa dal labbro suonando la tromba con un certo trasporto all’Apollo Theater di New York. Dall’intensità di James Brown, Wesley passa all’eccentricità del P-Funk: per parecchi anni suona con George Clinton (Parliament/Funkadelic) “rendendo il funk ancora più funk” come si legge nella sua autobiografia: «A James Brown dovevi dare esattamente quel che voleva e ne veniva fuori quello che lui aveva in mente, George Clinton invece prendeva quello che gli davi e lo utilizzava in modo da farne uscire una grande canzone». Nel ’78 Wesley diventa un nome di punta del jazz, entrando nell’orchestra di Count Basie: «è stato da brivido, l’avevo sempre ascoltato e sognavo di suonare con lui». Nei primi novanta torna al fianco dei suoi ex colleghi Pee Wee Ellis e Maceo Parker, finché nel ’96 per la prima volta forma una propria band, The Fred Wesley Group. Negli anni ha collaborato anche con artisti del calibro di Ray Charles, Pancho Sanchez, Van Morrison, Usher, the SOS Band, Cameo, Lionel Hampton, Vanessa Williams, De La Soul… compare anche nel secondo disco dei Red Hot Chili Peppers “Freaky Styley” e la sua musica si riverbera nel rap e nell’hip hop (hanno campionato i suoi brani dai Beastie Boys e Public Enemy a Janet Jackson, Common e Nas). Wesley, classe 1943, esordì da adolescente con Ike&Tina Turner, oggi insegna, produce e suona ancora con la sua jazz-funk band The New JB’s: sul palco del Miela lo accompagnano Gary Winters (tromba), Phillip Whack (sax), Reggie Ward (chitarra), Peter Madsen (tastiere), Dwayne Dolphin (basso), Bruce Cox (batteria). Conclude: «ho fatto musica per tutta la mia vita, con James Brown, George Clinton, Bootsy Collins, Maceo Parker e tanti altri grandi: personalità e musicisti così enormi che non puoi fare altro che fare il tuo, senza uscire dai margini, ben sapendo che loro sono più grandi di te. E per me è un onore servire la musica e donarla al pubblico».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 7 Maggio 2017

Fred Wesley Miela Il Piccolo

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.
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