«Lo considero un po’ un mio “songbook”, nel senso che ci sono melodie che ho avuto in testa per tanto tempo. E credo rappresenti accuratamente ciò di cui mi nutrivo musicalmente fino a quel momento: gli ascolti, gli artisti e i suoni che mi hanno segnato»: fra linee essenziali e omaggi ai propri eroi, suona jazz ma s’intitola “Rock” il nuovo album del sassofonista triestino Giovanni Cigui, in uscita oggi per Auand Records. Ad accompagnare il suo sax alto, una band composta da Nicolò Ricci al sax tenore, Mauro Cottone al contrabbasso e Giacomo Camilletti alla batteria. Dai rimandi a Nick Drake (“Things Now”) a Mingus (“The way you say I think you think”) e Lee Konitz (“Gio’s friends”), lo spettro dei riferimenti è tanto ampio quanto è invece essenziale l’approccio con cui la band ha lavorato al disco. Con una buona dose di improvvisazione a bilanciare la scrittura di melodie semplici e dirette, e volutamente senza uno strumento armonico a cui appoggiarsi, i due sax «acquisiscono un maggior peso, forti di una responsabilità anche nella tessitura armonica dei brani – spiega Cigui –. Per questo ho voluto Ricci al tenore: è un solista formidabile, vulcanico, dall’estetica molto personale, ma allo stesso tempo ipersensibile, attento agli spazi e ai silenzi. Cottone mi è parso da subito avere un’estetica musicale perfetta per la mia musica: tutto quello che fa è sempre legittimato da un’intenzione melodica. Camilletti ha uno swing raro, suona sempre con entusiasmo, prendendosi grandi rischi pur basandosi su schemi di accompagnamento tradizionali, il che riassume bene ciò che ho voluto fare nel disco». Alla formazione base si aggiunge, in alcune tracce, il trombettista scozzese Alistair Payne: «Un musicista eclettico – continua Cigui – estremamente flessibile e molto attivo nella scena mainstream, in quella contemporanea e di improvvisazione libera. È uno sperimentatore, come emerge negli assoli che fa: anche quando resta nel linguaggio della tradizione, credo si possa facilmente riconoscere la ricerca sonora, il che delinea la sua personalità artistica. Il suo suono si fonde perfettamente con i due sax, ed è stato un elemento di rilievo per sostenere l’armonia nei brani in cui partecipa». Nello studio in Olanda, dove l’album è stato registrato interamente su nastro in due sessioni a distanza di qualche mese, la vera scintilla è scattata con “Hackney Fields”, dalla cui spontaneità ed efficacia è scaturita l’intenzione di portare avanti un progetto più strutturato. «Quel brano è un pezzo di poche battute, solo quattro, con una linea di basso fissa che si ripete, quasi mantrica. Pochi accordi e una melodia distesa, armonizzata dai due sax, che si sviluppa in un’improvvisazione collettiva dei due fiati, i quali progressivamente animano e accendono il brano di intensità. È stata un po’ l’impronta che abbiamo usato per tutti i brani: dare il giusto respiro ai temi e lasciare i dovuti spazi, ma con l’idea di creare in qualche modo un distillato, concentrando l’energia creativa e l’intensità in pochi minuti per pezzo».

Giovanni Cigui, diploma in sassofono jazz alla Kunstuniversität di Graz e master al Conservatorium van Amsterdam, inizia a suonare a 10 anni alla Casa della Musica con il maestro Diego Matiassi, ha collaborato con l’orchestra jazz della Radio e Televisione croata a Zagabria (HRT Jazzorkestar), ha vissuto in Olanda e in Messico dove è rimasto fino alla settimana scorsa: in questi giorni è rientrato per passare qualche mese a Trieste.

 

Elisa Russo, Il Piccolo 17 Ottobre 2020


 

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.
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