ARTISTA: John Grant

TITOLO: «Grey Tickles, Black Pressure»

ETICHETTA: Bella Union

John_Grant_Grey_Tickles

john-grant-3862686«L’amore è paziente, è gentile l’amore. Non è invidioso, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio. Non manca di rispetto, non è egoista, non si inasprisce, non porta rancore. L’amore non gode dell’ingiustizia ma gioisce della verità. Protegge, si fida, sempre spera. L’amore non verrà mai meno»: si affida all’«Inno all’Amore» di San Paolo (Prima Lettera ai Corinzi) l’intro recitato che apre (usando più voci e lingue diverse) «Grey Tickles, Black Pressure» (Bella Union), terzo album del cantautore americano John Grant (ex frontman degli Czar). Un disco bellissimo e denso, che sta raccogliendo recensioni strepitose. Il titolo prende a prestito un’espressione islandese (“solletico grigio”) che rappresenta la crisi di mezza età e un’immagine turca (“pressione nera”) che raffigura l’incubo: Grant, che oggi vive in Islanda, è studioso di lingue straniere (ne parla 5), ha lavorato come interprete e tra i testi (in inglese) fanno capolino parole francesi o tedesche e molti riferimenti geografici degni di un giramondo. Un disco pieno di parole importanti, perché Grant mette a nudo la sua anima e colpisce al cuore sin dalla prima traccia, il singolo «Grey Tickles, Black Pressure» un brano solenne che contiene il verso: “E poi c’è un bambino malato di cancro/ non posso competere con questo”, come a dire che è inutile indulgere nell’autocommiserazione, perché per quanto grande possa essere il nostro dolore, c’è sempre qualcuno che sta molto peggio. E a sostenerlo è un artista che non ha fatto mistero dei suoi travagli: una storia personale fatta (anche) di alcolismo, accettazione della propria omosessualità e rivelazione della propria sieropositività. Oscuro ma a volte tragicomico, il filo conduttore è l’amore, tema ricorrente, però, anche la rabbia: un sentimento che va gestito. Prodotto da John Congleton (David Byrne, St. Vincent…), la novità è la virata più decisa del folk singer nell’elettronica, con influenze come Cabaret Voltaire e New Order. Ma anche David Bowie ed Elton John. Un synth pop ipnotico e un po’ di funk, ad esempio in «Voodoo Doll» (“Ho sempre pensato di dover lasciare il funk ai neri, ma stavolta mi sono detto: diamine, ce l’ho anch’io il Rhythm!”), reminiscenze testuali alla Morrissey (in «Down Here»), ballatone anni ’70. Tra i brani di punta: «Geraldine» (dedicata all’attrice Geraldine Page) ed ispirata ad “Interiors” di Woody Allen e l’esplosiva «Disappointing» con la voce soave di Tracey Thorn (Everything but the Girl). Altri ospiti: Budgie (già batterista di Siouxsie and the Banshees) e Amanda Palmer (Dresden Dolls) ai cori in «You and Him». In chiusura la traccia 14, «Outro», riprende di nuovo le parole di San Paolo, questa volta recitate da una voce infantile e con l’aggiunta di alcune importantissime parole finali: «L’amore non fallisce mai».

Elisa Russo, Il Piccolo 04 Dicembre 2015

JGBlood- Michael Berman

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Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.
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