Posted on: 20 Maggio 2011 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Artista: Fleet Foxes
Titolo: «Helplessness Blues»
Etichetta: Sub Pop

«Helplessness Blues» (uscito per la Sub Pop) è il secondo disco per i Fleet Foxes, paladini del folk da Seattle. Il quintetto ha recentemente allargato la formazione a sei, con l’innesto del polistrumentista Morgan Henderson (già bassista con i Blood Brothers).
Il loro debutto del 2008 fece il botto, conquistando pubblico e critica e spianò la strada poi percorsa da molti altri artisti del cosiddetto New Folk (una scena che è oggi molto popolata). 

L’album dei Fleet Foxes fionda l’ascoltatore nel passato glorioso di Bob Dylan, i Beach Boys, il Van Morrison di “Astral Weeks”, Crosby, Stills, Nash & Young tanto per citare i fondamentali. I punti di forza rimangono le armonie vocali (frequenti e caratteristici gli intrecci tra la voce principale di Robin Pecknold e le seconde voci) e i testi poetici (presi a prestito questa volta anche dei versi di Yeats in cui il poeta dipingeva la sua utopia pastorale: scenari agresti e la pace mistica raggiunta a contatto con la natura), in un intreccio pop folk barocco. Un album fuori dal tempo, che prende le distanze da tutto ciò che è moderno nell’accezione negativa e caotica del termine; 12 canzoni che sono un piacevole balsamo dell’anima, che lenisce e rilassa. Sempre in linea con l’immaginario musicale, anche l’estetica della band: immancabili i camicioni di flanella da boscaiolo (che a Seattle comparvero già in epoca grunge), barbe e capelli lunghi. Difficile individuare dei brani di punta destinati a diventare dei classici come è accaduto con il precedente «White Winter Hymnal», c’è molta più omogeneità questa volta, senza picchi particolari. Da segnalare l’iniziale «Montezuma» una riflessione sul tempo che passa ed i rimpianti e dubbi che ciò inevitabilmente porta, la solare «Sim Sala Bim» (che ha in sé qualcosa di Led Zeppelin III), la squillante «Grown Ocean». Brani curati con estrema minuzia: racconta Pecknold di averci dedicato talmente tanto tempo e devozione da rimetterci la fidanzata (e questo amore perduto lo si può scorgere in alcuni brani). Dichiara inoltre di aver composto il nuovo lavoro ascoltando musica molto diversa: John Coltrane, Van Morrison, Joanna Newsom, Simon & Garfunkel, Duncan Browne, Judee Sill, Ali Farka Touré, John Fahey, Flower Travellin’ Band, Sagittarius, Toumani Diabaté, Philip Glass… e che nonostante molti associno la band a Seattle, da poco si sono trasferiti a Portland.
«Helplessness Blues» è uscito in cd ma anche in doppio vinile, contenente un poster ed un codice per scaricare una versione dell’album in mp3. Solo 200 copie in vinile bianco, ogni copia è stata disponibile in un diverso negozio di dischi negli Usa, che alla mezzanotte del giorno d’uscita ha tenuto aperti i battenti permettendo l’ascolto e l’acquisto.
Il celebre Pitchfork ha scritto che ciò che rende speciali i Fleet, è il loro “forte senso di empatia”. Ed infondo l’empatia, nell’antica Grecia, era proprio il sentimento che legava l’autore/cantore al suo pubblico; un’abilità che andrebbe riscoperta e valorizzata.

Elisa Russo, Il Piccolo 20 Maggio 2011


 

Artista: Danger Mouse & Daniele Luppi
Titolo: «Rome»
Etichetta: Emi

Il 17 maggio è uscito «Rome» (Emi):  dopo cinque anni di lavoro, è l’album che suggella la collaborazione tra l’americano Danger Mouse, uno dei produttori più influenti degli ultimi anni (Gnarls Barkley, Gorillaz, Black Keys, Beck, U2…) e l’italiano Daniele Luppi, compositore, arrangiatore e orchestratore, originario di Padova, che vive ormai da un decennio a Los Angeles, dove ha trovato fortuna nel mondo delle colonne sonore. 

Il progetto DM & Daniele Luppi rende omaggioalla grande musica italiana (creata soprattutto per il cinema) degli anni ’60 e ’70, quella di maestri assoluti come Ennio Morricone, Piero Umiliani, Riz Ortolani, Luis Bacalov, Piero Piccioni e Nino Rota. 

In «Rome»cantano due superstar come Jack White (ex White Stripes) e la splendida Norah Jones. 

I brani sono stati registrati a Roma nello studio Forum (cofondato da Morricone), utilizzando strumentazioni vintage e coinvolgendo alcune leggende locali (dal soprano Edda Dell’Orso, che aveva partecipato a “Il buono, il brutto e il cattivo”, ai Marc 4 fino ai Cantori Moderni, il coro diretto da Alessandro Alessandroni).

Ricky Russo, Il Piccolo 20 Maggio 2011