Posted on: 8 Dicembre 2008 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

«Chinese Democracy» (Geffen records/Interscope) dei Guns N’Roses rischia di passare alla storia soprattutto per la sua lunga gestazione, l’uscita è stata annunciata e rimandata di continuo. 17 anni, e le aspettative dei fans e degli addetti ai lavori sembrano essere lievitate, anno dopo anno. Va detto subito che le belle canzoni, nel disco ci sono. Forse qualche ballata fuori tempo massimo («Sorry» che vede la partecipazione di Sebastian Bach degli Skid Row o «Street Of Dreams», sulla falsariga di «November Rain») e una super produzione a scapito della selvaggia istintività degli esordi, ma nel complesso l’album regge. Non il disco del secolo, ma un onesto album di hard rock massiccio; 14 pezzi che scorrono via piacevolmente, con frequenti cambi di registro. I Guns sono ormai una creatura del cantante W.Axl Rose, al 100%. Unico rimasto della formazione originaria. Notoriamente dotato di un caratteraccio che rende molto difficile lavorargli accanto. E spesso, perfino chi è riuscito a suonargli accanto, è stato estromesso. Per esempio il chitarrista dei Queen Brian May (gruppo per il quale Axl Rose ha sempre avuto una grande passione). Ha suonato in un pezzo che nell’album non è stato inserito, e pare che non sia neanche stato avvertito. «È un peccato, ci ho lavorato molto ed ero orgoglioso del risultato», ha commentato sconsolato. Ma la lista degli estromessi è lunga. In alcune canzoni hanno suonato addirittura sei chitarristi diversi, tanto che «Rolling Stone» ha scritto che è stato necessario un muro di chitarre per fare quello che Slash e Izzy Stradlin avrebbero fatto in due. Un perfezionismo maniacale che ha portato Axl a prendersi cinque anni solo per rodare le parti di batteria. Tra i brani più riusciti c’è sicuramente la title track, nonché primo singolo. Un brano tirato, duro e teatrale, con Axl in gran forma. E poi «Better», già suonata dal vivo nel 2006. In «Madagascar» c’è un campionamento del discorso di Martin Luther King, «I Have a dream». Axl Rose ha promesso (minacciato?) che «Chinese Democracy» sarà il primo capitolo di una trilogia che si concluderà nel 2012 e sta prendendo in considerazione l’ipotesi di riunire attorno a sé la formazione originaria. Chissà se questa volta ce la farà a stare nei tempi…

Elisa Russo, Il Piccolo 08 Dicembre 2008