Posted on: 12 Maggio 2008 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Jack White (nei White Stripes assieme a Meg) è una certezza. Non sbaglia un colpo. Eppure propone semplice, sano, e vecchio rock’n’roll. Quello che secondo qualcuno sarebbe morto. Quello che ormai non ha senso perché si è già detto tutto e non si inventa niente. E invece… Ci saranno sempre modi nuovi e affascinanti per raccontare le vecchie storie, Jack White ne è la prova vivente. Oltre alla sua band principale, con gli amici Brendan Benson, Jack Lawrence e Patrick Keeler porta avanti il progetto Raconteurs. Dopo il debutto «Broken Boy Soldiers», hanno deciso di far uscire questo secondo capitolo intitolato «Consolers of the Lonely» (XL/Self) pressoché in sordina. In un’epoca di spam e pubblicità selvaggia, in cui molte band farebbero di tutto per diffondere la propria musica, questo è un gesto forse un po’ spocchioso ma significativo. A dimostrare che se la musica è di spessore, sarà il pubblico a ricercarla, senza che l’artista gliela propini a suon di battage pubblicitario. Quindi, il giorno dell’uscita ufficiale, il disco dei Raconteurs è stato disponibile da subito in vinile, cd, mp3. «Vogliamo diffonderlo nello stesso momento, in tutti i formati, per tutti: fans e addetti ai lavori. Prima diffondiamo il disco e poi lo promuoviamo: abbiamo deciso di invertire l’ordine consueto. Non vogliamo che qualcuno lo descriva e definisca prima che la gente l’abbia ascoltato!». Accanto a queste precisazioni, la band invita caldamente il pubblico a scegliere la versione in vinile, da loro preferita per la resa vecchio stile dei suoni (ispiratori: dai Led Zeppelin a Bob Dylan. Una miscela di rock, folk, psichedelia). Da segnalare un’altra uscita che come i Raconteurs, sarebbe davvero limitativo definire “progetto parallelo”.
The Last Shadow Puppets è un giovanissimo duo britannico formato da Alex Turner degli Arctic Monkeys e Miles Kane dei Little Flames e Rascals (ma dal vivo li accompagna anche il produttore James Ford alla batteria, un bassista e un’orchestra di ben dodici elementi). «The Age of the Understandment» (Domino) è un lavoro denso e pieno di spunti. Ritmo accelerato e fresco, chitarre e archi, influenze cinematografiche (Morricone, spaghetti western e James Bond), pop rock sofisticato, spruzzatine di lounge e jazz, crooning, i primi Scott Walker e David Bowie, David Axelrod, Lee Hazlewood, Jaques Brel, Bacharach, Gainsbourg: stupisce che due ventenni maneggino con tanta disinvoltura tale vastità di generi e classici del passato. Un vero omaggio alle star di fine anni ’60, primi ’70. Registrato con chitarre, amplificatori e tastiere d’epoca, oltre che con l’apporto della London Metropolitan Orchestra e di Owen Pallett (che aveva già lavorato con gli Arcade Fire). Alex Turner, parafrasando i suoi Arctic, sta facendo di tutto per dimostrare che “qualsiasi cosa la gente dica io sia, non lo sono”: in questo maestoso progetto sfoggia doti canore e di scrittura sorprendenti, oltre che una tensione romantica inedita.

Elisa Russo, Il Piccolo 12 Maggio 2008