Venerdì alle 21.30 arriva al Miela una delle rivelazioni della musica rock made in Italy: Giorgieness. In apertura i Jonathan, band croata sulla scia di Franz Ferdinand, Editors, Interpol, Placebo e The Strokes che il 5 luglio apriranno anche il concerto di The Killers all’Exit Festival di Belgrado.

Giorgieness sono stati tra i finalisti del Premio Tenco 2016 nella categoria “Opera Prima” con il debutto «La Giusta Distanza» (Woodworm). Il progetto ha base a Milano, fulcro è la venticinquenne Giorgie D’Eraclea a cui davvero non manca nulla per sfondare: una gran voce, carisma, determinazione, capacità di scrittura ed interpretazione. “La giusta distanza” è forse quella che cerca rispetto ad una storia d’amore tormentata, raccontata con grande trasporto in un concept rabbioso sulla difficoltà di gestire le proprie emozioni, per quanto sono vissute visceralmente. Tra i brani più forti: i singoli “K2”, “Come se non ci fosse un domani” e “Io torno a casa”. Oltre che a tirar fuori le unghie nei brani più tirati, Giorgie convince anche in quelli più lenti come “Non ballerò”. Un talento bruciante che dovrà solo preservare la sua fiamma.

Il disco è stato arrangiato, registrato, prodotto e mixato all’Edac Studio da Davide Lasala (Edda, Dellera, Nic Cester dei Jet) che è anche chitarrista di Giorgieness su disco e live. Completano la band Andrea De Poi al basso e Lou Capozzi alla batteria.

La loro intensa attività live, anche in apertura di nomi importanti (Savages, The Kooks, Garbage, Verdena tra gli altri) li porta ora per la prima volta a Trieste.

Giorgia, le tue origini?

«Mia mamma è leccese, mio padre calabrese e si sono incontrati a Vicenza. Mio padre era poi andato in Valtellina, dove si erano trasferiti i suoi genitori ed io sono nata lì. Ci ho vissuto fino ai 18 anni».

E la musica?

«Musicalmente non era affatto una brutta situazione in Valtellina. Ci sono due sale prove del comune nelle città un po’ più grosse dove ci sono anche le scuole e poi c’erano anche dei locali in cui suonare quindi non ho avuto problemi nel momento in cui ho deciso di avvicinarmi alla musica. Mio padre è un grande ascoltatore e quindi la musica entra nella mia vita fin da piccolissima, anche lui da giovane cantava e suonava, c’è sempre stata una chitarra in casa e dischi dai Pink Floyd ai King Crimson a Bruce Springsteen, mia madre era un po’ più cantautorale ed infatti oggi è innamorata di Motta, Calcutta…».

Sei nata nel 1991, un anno molto grunge.

«Quello è arrivato un po’ dopo nei miei ascolti. Prima ho ascoltato molto punk, i Sex Pistols: a dieci anni mi ero innamorata di Sid Vicious! Poi ascoltavo i Distillers, Rancid…».

E Milano?

«A 18 anni mi trasferisco. Adesso non me ne andrei, ma all’inizio ero abbastanza impaurita: venivo da un posto molto piccolo, dove ci conoscevamo tutti. Ero piuttosto timida e un po’ spaesata in una città grande: ho cominciato a girarla davvero solo dopo un paio di anni. Ero arrivata per studiare, dopo circa tre anni ho realizzato il primo ep, nel 2011 è iniziato il progetto Giorgieness. Io all’inizio suonavo da sola e avevo preso il nickname che usavo in rete Giorgie Ness (che gioca con il mio nome, Giorgia ed il cognome del leader dei Social Distortion, Mike Ness). Ho capito di voler fare musica al 100%, nel frattempo lavoravo come babysitter. Ora sto suonando e speriamo che continui così. Milano è stimolante, pian piano ho conosciuto anche tante persone dell’ambiente musicale, mi sono immersa in un mondo diverso e ci ho messo un po’, perché non sono brava a fare l’amicona, ma alla fine mi è piaciuto tantissimo».

L’album di debutto “La Giusta Distanza” è incentrato su una storia d’amore travagliata.

«E fuori dai canoni. Ero arrabbiata, tanto, per una serie di motivi. Ho trovato uno sfogo nelle canzoni. La gestazione è stata lunga, i pezzi li ho scritti tra i 19 e i 24 anni, quindi ci sono stati tanti cambiamenti dalle bozze iniziali alle versioni del disco, che sono poi venute come avrei voluto sin dall’inizio. Ora sto scrivendo il secondo album».

Ora, a 25 anni, ti senti più solida?

«Sicuramente mi conosco un po’ di più, tante cose che prima mi facevano urlare adesso riesco a ragionarle un pochino di più. Sono diversa e non voglio adagiarmi in una sorta di comfort zone e fare un “secondo primo disco”. Per me è molto importante metterci della verità in quello che canto, sennò non riuscirei a salire sul palco ed essere credibile, e crederci io in primis. Però più che solida direi: stanca».

Avete suonato tanto in giro, anche aperture importanti come i Garbage.

«Esperienze importanti, abbiamo sempre cercato di suonare tanto. Nell’ultimo anno in maniera più capillare e organizzata. A volte siamo stati chiamati direttamente dalle band: è successo con i Garbage che ci hanno voluti una seconda volta, con i Verdena… Arrivi e hai un pubblico che non è il tuo e hai mezz’ora per convincerlo che non sei la noia prima del concerto che aspettano. Saliamo sul palco sempre molto rispettosi e cerchiamo di capire il contesto, è una sfida».

C’è una rete di professionisti che vi ha aiutati. E poi l’autopromozione. Tu sei molto presente sui social, in maniera naturale e non costruita, ma efficace. Emergono le tue passioni extramusicali. Il gatto, per esempio!

«È la passione principale del momento. Ho il mio primo gatto da adulta, dopo un anno di pensieri, con il mio coinquilino abbiamo deciso di prenderlo. La fotografia per me è un hobby, mi piace molto e mi aiuta ad esprimere certe cose. Ho sempre curato i social e continuerò a farlo anche perché non penso che sarò mai così impegnata da non poter pubblicare un post su Facebook o rispondere a un messaggio dal telefono e poi per continuare un discorso di sincerità e spontaneità che per noi è molto importante. All’inizio ero un po’ restia a pubblicare le recensioni perché mi sembrava troppo autocelebrativo ma poi ho capito che era un piacere anche per chi le ha scritte. All’inizio non avevo un pubblico e mi sembrava stupido bombardare i pochi che c’erano, adesso sono più presente sulla pagina perché vedo che le persone sono contente se pubblichiamo foto o video ed è bello se c’è uno scambio».

Con la tua bellezza che rapporto hai?

«Sarebbe un discorso lungo e interessante. Non posso dire di sentirmi bella. Ma farsi la foto nel momento in cui ti senti un po’ più carina, oppure in una bruttissima giornata decidi di truccarti e fare una foto non è tanto per il like in sé ma serve a me, che sono di un’insicurezza spaventosa e poi riguardarmi magari mi ha aiutata. Non capisco le persone invidiose di una bella ragazza né capisco commenti stupidi o volgari su una foto… Usare anche il proprio corpo e la propria immagine per lavorare è una fonte di stress, soprattutto se già non ti piaci, perché hai tante occasioni per rivederti e non piacerti però non deve essere una condanna. Deve essere bello prendersi cura di sé stessi e la bellezza viene fuori in tanti altri modi».

Si continuano a usare etichette come “rock al femminile” e “artista donna”…

«Poi ci sono queste serate ghetto in cui ci mettono tutte assieme anche se facciamo generi completamente diversi. Ad esempio, noi credo che funzioniamo molto meglio in apertura dei Fast Animals che non di Levante, non che non mi piaccia ma musicalmente siamo diverse. A volte basta che una donna abbia in mano una chitarra per accomunarci, all’inizio mi paragonavano a Maria Antonietta e mi son tolta questa cosa piano piano, con la musica. Forse perché le donne sono numericamente meno e per arrivare devono essere il triplo brave di un uomo. È ancora difficile in Italia accettare che una donna arriva perché è brava, non perché è andata a letto con qualcuno. Io ho perso il conto di tutti quelli con cui, secondo le voci, sarei andata a letto. Per due anni sono andata in giro da sola, chitarra e voce quasi per dimostrare che ce la facevo da sola. C’è una frase di Pj Harvey che dice “cerco di non preoccuparmi del fatto che sono una donna mentre faccio musica”».

Presti dei cori nel nuovo disco delle Luci della Centrale Elettrica.

«Sono una sua grandissima fan ed è quello che conoscevo meno di persona, avevo un po’ di timore. Risentirmi su un pezzo che – neanche farlo apposta – mi descrive molto è stato pazzesco. Ancora non me ne capacito di esserci dentro. Secondo me è una delle persone che scrive meglio, è stata una grande emozione».

Elisa Russo, in parte su Il Piccolo 15 Marzo 2017

Giorgieness Miela

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Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.
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