Posted on: 10 Maggio 2011 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

ANNAPAOLA MARTIN FOTOGRAFATA DA FABIO CUSSIGH

La Tempesta Dischi, una delle realtà musicali più forti del panorama indipendente italiano, nasce a Pordenone, per mano dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Non è un’etichetta discografica bensì un collettivo di artisti. Un po’ alla volta ha convogliato le band che hanno fatto la storia della musica italiana degli anni zero: oltre ai TARMil Teatro Degli OrroriZen CircusLe Luci Della Centrale Elettrica, iMassimo VolumeUochi TokiMoltheniil Pan Del DiavoloGiorgio CanaliSick TamburoIl Cane e molti altri. Il 23 Luglio Villa Manin di Codroipo ospiterà la terza edizione della “Notte della Tempesta” (dopo i sold-out di Milano 2009 e Ferrara 2010). Sarà “Villa Tempesta”: ovvero due palchi e musica dalle 17.30 in poi, con alcuni dei nomi di punta del collettivo. Intanto, in casa Tempesta si sta lavorando ad un documentario sull’esperienza unica di questa realtà che da Pordenone si è mossa alla conquista dei cuori dei fan di tutto lo stivale. Il documentario sarà curato da Annapaola Martin, coadiuvata da Davide Toffolo dei TARM. La videomaker Annapaola Martin, classe 79, è nata e cresciuta a Valvasone (Pordenone), vicina ai luoghi di Pier Paolo Pasolini «è una presenza che sento, “Comizi d’Amore” per me è una delle cose più belle fatte nel mondo del documentario. Quella di Pasolini è stata una delle voci più forti e mai più eguagliate in Italia», dice. Oggi si è trasferita a Trieste, città che conosce bene: in passato ha lavorato a Radio Fragola e in molti locali come dj. Dopo un paio di anni a Milano (a Mtv), la videomaker ha deciso di lavorare a tempo pieno per la Tempesta, realizzando brevi documentari e reportage (Zen Circus e Teatro degli Orrori) e videoclip (è di questi giorni “Un altro domani” dei Massimo Volume).
La tua avventura in casa Tempesta quando comincia?
«Nel 1999, quasi per caso, sono andata al Beach Bum Festival con i Tre Allegri Ragazzi Morti e ho lavorato al loro banchetto. Da lì ho cominciato a girare l’Italia. Suono la chitarra da quando avevo 15 anni, ma ho capito fin da subito che suonare in una band non sarebbe stata la mia strada. Però la passione per il rock e la voglia di raccontare queste realtà che da sempre vivo così da vicino continua a spingermi a capire, raccontare la vita dei musicisti e delle band. Quando ci penso sorrido, ma talvolta mi considero una sorta di antropologa del rock’n’roll».
Dal banchetto alle foto e ai video, passando pure per Mtv…
«Finita l’Università sono andata a Milano e ho trovato lavoro ad Mtv. Con Massimo Bertolaccini, l’autore di Rock Revolution, ci siamo occupati della rivalutazione dell’archivio di Videomusic. Ogni giorno ho lavorato su interviste bellissime di artisti come Jeff Buckley, Radiohead, Depeche Mode, Paul Weller. Un archivio non sfruttato rispetto alle sue potenzialità perché mancano le liberatorie, la voglia, il coraggio. Quando sono stata spostata dal lavoro su Videomusic a Mtv sono durata poco».
E poi?
«Sono tornata in provincia, ho investito i soldi che avevo in telecamera e computer. Ho fatto base nella mia casa d’infanzia, ho iniziato a filmare e sperimentare e ho avuto la fortuna di avere la fiducia di persone come Davide Toffolo. Ho capito subito che volevo raccontare il mondo di quello che sta dietro, di quello che succede prima di salire sul palco. Mi sono innamorata dell’idea di resistenza di queste band. Diventare un musicista in queste modalità implica un dispendio di energie enorme».
Ti sei mossa da autodidatta?
«Ho voluto fare tutto da sola, con l’apporto di videomaker bravissimi e disponibili: i Ragazzi Della Prateria, Andrea Girolami, ma anche Stefano Poletti, Diego Lazzarin, Jacopo Rondinelli, persone che in qualche modo ritengo parte del collettivo Tempesta».
Poi hai realizzato il clip di “È colpa mia” del Teatro Degli Orrori.
«A livello emotivo per me è una delle cose più intense che ho fatto. Mentre giravo il video è iniziato un periodo stranissimo perché non riuscivo ancora a vivere solo di video e ho fatto l’insegnante di sostegno con i bambini di terza elementare nel mio paese, dove insegnò anche Pasolini. Con i bambini ho realizzato un progetto sul riscaldamento ambientale per partecipare ad un concorso nazionale promosso da Green Cross Italia. Giulio Ragno Favero de Il Teatro Degli Orrori e One Dimensional Man ha registrato il brano cardine del progetto e preparato le basi musicali. Alla fine abbiamo vinto e lo scorso novembre abbiamo portato i nostri bambini a ritirare il premio dal presidente Napolitano. Il video è stato proiettato in Quirinale quel giorno. Con i soldi che sono stati vinti verrà costruito il laboratorio di scienze all’interno della piccola scuola statale. Questo per me vuol dire fare politica. Lavorare sul territorio».
Cosa puoi anticiparci del documentario Tempesta?
«Siamo ancora ad un livello molto embrionale, sarà la testimonianza della cosa più forte che ho vissuto in vita mia finora, un mondo raccontato attraverso il mio sguardo in tutte le sue sfaccettature. Siamo tutti esseri umani, lo sono anche i musicisti e mi piacerebbe andare a scavare un po’ di più su questo versante».
La Tempesta sopravvive in un momento di crisi della discografia, come fa?
«Perché non è un’etichetta. È un collettivo. Non c’è un guadagno, tutto è reinvestito per permettere alle band che entrano nell’orbita della Tempesta di realizzare un disco, distribuirlo e promuoverlo attraverso il videoclip o altro materiale che possa essere interessante per spingere queste realtà che sono accomunate da un’attitudine forte. Io credo che Tempesta lavori, all’interno del suo roster, proprio in maniera corale. Non è importante che tutti siano allineati ad un certo livello di racconto. È una questione di pelle, di incontro umano».

Elisa Russo, Il Piccolo 10 Maggio 2011