Posted on: 14 Aprile 2011 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

I triestini Arnwil si sono aggiudicati la selezione territoriale del Triveneto del concorso “Suonare a Folkest” che ha aperto la serie di eventi primaverili del celebre Festival, al Teatro Miotto di Spilimbergo. Il concorso, curato dalla redazione di www.folkbulletin.com, portale di riferimento del folk in Italia, dopo le selezioni di Arezzo, Coreno Ausonio e Loano, da cui sono usciti vincitori rispettivamente i romani Cantsilena, i pugliesi Almoraima e i piemontesi Young 8 Folk, ha scelto gli Arnwil che, assieme agli altri vincitori, parteciperanno alle serate finali di Folkest 2011 a Spilimbergo, a fine Luglio. 
Gli Arnwil (dal gaelico An Bhfuil che significa “il nostro sangue”) nascono a Trieste nel 2006 da un’idea di Paolo Barbo e Roberto Fonda che dopo diverse esperienze musicali di blues, rock e folk irlandese, scozzese e bretone per più di un ventennio in varie realtà musicali locali, decidono di dare vita ad un gruppo che segua le tracce della cosiddetta “musica celtica” arricchita di altri stili musicali. 
L’incontro con Giancarlo Travani (chitarra, stomp-box), Caterina De Boni Fiabane (fiddle, fisarmonica) e Marco Pead Atti (tin whistle, traverso) completa la formazione. Il sound che ne risulta è condito con ritmiche e interpretazioni che fanno riferimento ad altre realtà musicali (funk, soul) senza mai perdere di vista l’identità sonora di “Keltic Music”.
Del repertorio del gruppo, costituito in prevalenza da musica tradizionale irlandese nelle sue forme tipiche (jigs, reel, polkas, songs…) con un particolare riguardo alla “irish dance music”, fanno parte anche brani provenienti dalla Scozia e dalla Bretagna. La selezione attuale è di una quarantina di brani in continuo aggiornamento e ampliamento.
Che effetto vi ha fatto vincere la selezione “Suonare a Folkest”? 
«L’esperienza è stata costruttiva ed estremamente gratificante», risponde Giancarlo Travani. «La partecipazione è nata quasi come un atto dovuto, essendo questa manifestazione il contesto ideale in cui poter sottoporre il nostro suonare ad una valutazione, e senza aspettative, sapendo di essere sulla scena relativamente da poco tempo rispetto ad artisti che frequentano il genere da decenni e che in passato non hanno avuto esiti positivi nelle selezioni. La notizia della vittoria ci ha piacevolmente colti di sorpresa ed è andata a consolidare una coscienza della validità del nostro ensemble acquisita sul campo durante le esibizioni di questi anni».
Cosa significa per voi la possibilità di suonare a luglio a Folkest?
«Si tratta di un’opportunità preziosa per chi come noi frequenta questi ambiti musicali, sia per l’occasione di incontrare artisti provenienti da altre regioni e nazioni, sia per la possibilità di arricchire la nostra esperienza con un’esibizione che si discosta dal nostro tradizionale modus operandi».
La vostra è una proposta musicale che ha radici antiche. Quanto è importante preservare le tradizioni e quanto invece c’è di moderno?
«Le tradizioni vanno conservate poiché fanno parte della cultura dei popoli e quindi rappresentano una ricchezza inestimabile. La missione di chi, come noi, abbraccia repertori appartenenti a culture non proprie è indubbiamente quella di farle conoscere ed apprezzare. La nostra personale interpretazione di queste musiche è il contributo che fa sì che questi brani, pur mantenendosi ancorati al passato, pulsino rinnovati. L’apporto degli Arnwil lavora sul piano ritmico, laddove i brani sono intesi per la danza, con richiami discreti al funk e sull’aspetto delle timbriche con l’utilizzo di un basso elettrico e di una stomp-box (percussione a piede)».
Quali sono le vostre influenze?
«Difficile riassumere brevemente i riferimenti di un gruppo eterogeneo di cinque elementi con esperienze profondamente diverse ma fra quelli sicuri e importanti si potrebbe sicuramente annoverare tutta la musica popolare irlandese, scozzese e bretone e la irish dance music, il repertorio dell’arpista itinerante irlandese Turlough O’Carolan, i gruppi folk irlandesi dei The Dubliners e dei Chieftains e degli scozzesi Caperaillie, il gruppo celtic-rock The Pogues, l’arpista celtic-fusion bretone Alan Stivell, i Jethro Tull, la musica manouche e la musica afroamericana nelle sue manifestazioni del blues, rhythm & blues e del funk».
Avete concerti in programma?
«Siamo reduci da due date in occasione della festa di San Patrizio, patrono d’Irlanda, a Cividale del Friuli e a Povoletto il 17 e 18 marzo scorsi e, al momento, non abbiamo in calendario date imminenti salvo quella certa relativa all’appuntamento di fine luglio al Folkest a Spilimbergo.Vista la richiesta di un nutrito gruppo di estimatori del genere, stiamo sondando la possibilità di suonare nuovamente a Trieste anche se la disponibilità locale è ridotta rispetto a quella di altre province».
Frequentate la scena musicale triestina?
«Gli Arnwil sono costituiti solo per due terzi da musicisti locali mentre un membro del gruppo vive in provincia di Udine e un altro in Trentino. Ci si vede periodicamente a Trieste per le prove con notevole impegno personale d’energia. Va da se che la frequentazione dell’ambiente musicale è ridotta a zero e quindi si viva in una realtà distaccata. Si sa però per certo che l’ambiente musicale triestino è sempre stato estremamente vivace ed ha prodotto storicamente figure importanti in ogni genere e non c’è motivo di dubitare che non continui a farlo anche oggi».

Elisa Russo, Il Piccolo 14 Aprile 2011