Sabato, dalle 21, i Bachi Da Pietra sono in concerto al Parco dei Poeti di Cormons (Gorizia), nell’ambito della rassegna Musiche di Sconfine. In apertura, Il Mercato Nero nuovo progetto di Matteo Dainese (Il Cane) con il Fabbro ed Egle Sommacal (Massimo Volume). A chiudere la serata Hybrida Sound & Light Show. I Bachi Da Pietra sono un duo nato nel 2004 e formato da Giovanni Succi (Madrigali Magri) e Bruno Dorella (Ronin e OvO). All’inizio del 2013 è uscito «Quintale» (La Tempesta/ Woodworm), registrato e mixato da Giulio Ragno Favero (Il Teatro Degli Orrori). Come bilancio di questi mesi dall’uscita dell’album Succi dice: «Da gennaio ci stiamo divertendo e pare pagheremo i nostri debiti, quindi col botto. Molta più gente ai concerti e molti lo scoprono adesso, il che va benissimo. Un disco dei Bachi Da Pietra è da metabolizzare con calma. Certo vino va anche un po’ dimenticato al buio e poi aperto nel momento giusto, che per tutti è diverso».

I testi di “Quintale” sono molto convincenti, come sono nati?

«Vivo, leggo e ascolto. Le mie parole escono dalla bocca, mai dal foglio. Dietro la bocca c’è la gola e più sotto tutto il resto. Le parole sbocciano dal corpo quando è vivo. Un corpo senza vita, incredibilmente, non parla e questo è uno scoop. Quindi resta valido tutto quel che aveva detto prima. Alla fine resta valido solo un precipitato minerale della vita».

Cosa deve aspettarsi chi per ora vi ha sentiti su disco e non vi ha ancora visti su un palco?

«Che gliele suoniamo di persona. Di diverso sul palco ci siamo noi, perfettamente tridimensionali (un effetto avveniristico che ci costa un patrimonio). Praticamente appariamo in carne e ossa in quel preciso e irripetibile momento delle nostre esistenze, il che rende l’evento unico, anche per chiunque sia lì. A casa, o in macchina, riascoltando il disco, questo non accade».

Perché è così difficile fare musica in Italia?

«Fare musica in Italia non è così difficile, noi lo facciamo praticamente ogni giorno da più o meno trent’anni, con sorti alterne. Vero, c’è da fare sacrifici e da sputare sangue. Ma esistono passioni grandi che abbiano mai avuto vita facile? Se nella tua vita la musica è una cosa grande, o rinunci all’unica vita che hai, oppure pigli e la fai, nonostante tutto, anche nonostante l’Italia. Che poi non è il posto peggiore dove si possa nascere».

Che cosa c’è di funzionante? Quali realtà “sane” (etichette, band, locali, associazioni, persone…)?

«Le abbiamo citate tutte in “Enigma”, traccia 4 dell’album “Quintale”. Ci sono tutti i nomi delle persone e delle etichette con le quali, per motivi vari e a vario titolo, siamo entrati in contatto collaborativo dal 2004 al 2012. Per chi fosse curioso lì ci sono un sacco di nomi; per chi non lo fosse, sarebbe anche inutile fare nomi».

Nella versione digitale vi è una coda sul baratto e sul download illegale, quali riflessioni vi hanno spinto ad inserire questa specie di appello?

«Partendo dal dato di fatto che il fenomeno esiste e non è contrastabile, quella di baratto@bachidapietra.com è solo una proposta (seria) che si riassume così: hai scaricato il nostro lavoro? Va bene, pace, magari possiamo scaricare anche noi un po’ del tuo? Come: scambiandolo. Qualsiasi cosa fai va bene, nel mondo abbiamo bisogno di tutto. Oppure manda un pezzo per spiegare perché scrocchi ma ti senti onesto. Un solo ardito temerario lo ha fatto, ci ha mandato una sua canzone: ci ha commossi, si chiama Renato Rancan, lo ringraziamo pubblicamente. Pubblicheremo la sua canzone dove spiega che lui non ci sgancia un centesimo perché teme che noi possiamo diventare ricchi e corrotti con i suoi 8,99 euro, ci preferisce poveri e quindi puri (l’equazione è sua). Un bravo ragazzo; ha molto a cuore le nostre anime, che purtroppo – non lo sa – sono già marce e corrotte da un pezzo. Bisognerà dirglielo, i suoi sforzi sono vani».

Cosa conoscete del Friuli Venezia Giulia?

«I ragazzi della Tempesta e i Tre Allegri Ragazzi Morti, che sono in pista con una tenacia straordinaria da quasi vent’anni. Poi penso al contributo enorme che ha dato la regione nel Novecento alla letteratura italiana e all’italianità, pur nel suo essere la regione più mitteleuropea. Come tutte le periferie, ha delle cose profonde e non scontate da dire. Come tutti i crocevia e i territori di confine. Ci sono stato diverse volte, sia come turista sia come musicista, ed è sempre un piacere».

Prossimi progetti?

«Vene nuove nella cava, per ora, ce ne sono: noi le seguiamo e vediamo dove portano. Abbiamo materiale nuovo per il prossimo album in cantiere e poi OvO e Ronin per Bruno Dorella; per me La Morte con Riccardo Gamondi, letture ed elettronica; un progetto dedicato al Centenario della nascita di Giorgio Caproni appena concluso (caproni.org); Spam & Sound Ensamble, progetto di Ivan Rossi che vede coinvolti i Bachi… Il calendario concerti è zeppo di date, potete trovarle sul web, su bachidapietra.com o sulla pagina Facebook, cliccando “mi piace” per rimanere informati. Promesso: non vi romperemo mai le scatole con altro che non sia musica, nessun chiacchiericcio, nessuna dottrina, nessun dogma, nessuna manfrina. Siamo portatori insani di pietra. Per tutto il resto, fate voi».

Elisa Russo, Il Piccolo 22 Giungno 2013

pcclTS22.06.2013

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.

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