«Quando scrivo una canzone, solitamente, utilizzo pochi colori: uno strumento, una chitarra o un piano, e delle parole che cercano una melodia. Poi, con l’aiuto di musicisti e produttori, la vestiamo con gli abiti che reputiamo migliori, la prepariamo per uscire allo scoperto con stoffe cucite ad hoc. Mi piace, di tanto in tanto, riportare quelle canzoni alla loro forma primordiale, guardandone lo scheletro, l’ossatura che le sostiene, per godere della loro essenza. Negli ultimi dieci anni ho scritto a quattro mani le canzoni che hanno composto gli ultimi due album (“Torno a casa a piedi” e “Così Vicini”), con Saverio Lanza, artista, musicista e produttore. Suona naturale e spontaneo tornare a guardare con lui l’anima delle canzoni del mio repertorio, presentandole nella loro versione essenziale. Mi piace guardarle in controluce. Una dimensione acustica, minimale che appartiene a tutti quelli che hanno cominciato ad esibirsi nei locali da soli, chitarra e voce. Dopo aver fatto i concerti con la band al completo ho l’esigenza fisica di scarnificare i brani, di riportarli all’origine. In controluce, visti nella loro essenzialità, nella loro ossatura. Dà più spazio alla voce, all’espressività vocale. Con il gruppo è meraviglioso ma in duo è come se fosse tutto più chiaro, in un momento in cui le sovrastrutture la fanno da padrone mi piace l’idea di spogliare»: così Cristina Donà descrive il suo concerto in duo, che venerdì porta al Teatro Miela per il festival Trieste Calling The Boss, in una serata tutta al femminile in collaborazione con Bonawentura che darà spazio a un breve set di tributo a Springsteen con Fiore e Federica Crasnich e l’apertura (con il suo repertorio) della triestina Chiara Vidonis, artista suggerita dalla stessa Donà: «L’avevo conosciuta nel 2011 al Premio Bianca d’Aponte, dedicato al cantautorato femminile – racconta la cantautrice lombarda – ed ero rimasta molto colpita. Quando poi ho pensato a degli artisti a cui proporre di riprendere i brani del mio debutto “Tregua” (in un cd uscito l’anno scorso per celebrare il ventennale) mi è subito venuta in mente anche lei. Ha poi aperto un mio concerto al Monk di Roma a dicembre». In quell’occasione le due artiste hanno anche duettato assieme ed è presumibile che la cosa si ripeta al Miela. La Donà, in pista dagli anni Novanta, è passata spesso in regione, anche di recente a Vocalia per «Una serata bellissima, con delle voci straordinarie, essere tra le quattro è stato emozionante, con un’organizzazione impeccabile, un teatro stupendo. Ho sempre trovato molta passione dalle vostre parti». A Trieste, però, non ha mai suonato né ci ha mai messo piede: «È la prima volta in vita mia, con sommo dispiacere e “vergogna” perché ne ho tanto sentito parlare, mio marito ci è stato anche due anni fa (lo scrittore e traduttore Davide Sapienza, al Miela e al San Marco nel 2016 per un tributo a Jack London ndr). La maniera migliore sarebbe passarci da turista, ma in mancanza di quel tempo a disposizione va bene anche per un concerto». Del Boss ha spesso eseguito delle cover e nel 2003 la Mondadori ha pubblicato il libro, con allegato dvd, “God Less America”, diario di viaggio di Cristina Donà e dello scrittore/giornalista Michele Monina alla ricerca dell’America cantata da Bruce Springsteen: «Un artista che ho un po’ abbandonato ma che ho amato tantissimo nell’adolescenza, quando scoprii di condividere con lui il compleanno – il 23 settembre – ero appena diventata una springsteeniana doc e lo presi come un segno. Al Miela inserirò in scaletta una o due sue cover».

Ad accompagnarla Saverio Lanza (che ha collaborato con Biagio Antonacci, Vasco Rossi, Arisa): «Di lui conoscevo la parte più pop. In realtà ha fatto tante cose diverse, a 360 gradi. È stata una scoperta graduale. Mi sono fidata della persona che me l’ha presentato, il mio manager Gianni Cicchi (che è stato batterista dei Diaframma, fondatore del Consorzio Produttori Indipendenti, conosce bene le caratteristiche della mia musica) che ha insistito un po’. Dopo qualche prova mi sono resa conto della ricchezza di Saverio, che tra le tante doti non è permaloso e quindi se una cosa non mi piace glielo posso dire, è uno che si mette in discussione. Ma con i produttori sono stata fortunata, anche con Manuel Agnelli nei primi due dischi, avevo lavorato bene». Del leader degli Afterhours la Donà racconta: «Quando ho visto Agnelli alla prima puntata di X Factor ho ritrovato, per fortuna, lo stesso Manuel che conoscevo. Lui ha sempre avuto questo atteggiamento imprenditoriale. Nel 1990 organizzai un bellissimo concerto all’Accademia di Brera (con Afterhours, Ritmo Tribale, Carnival of Fools) e lui mi diede poi molte dritte, dicendomi che non potevo accontentare tutti (io avevo cercato di mettere insieme capra e cavoli). Ha sempre avuto le idee molto chiare e se non le aveva non te lo faceva capire! È una persona che ha una sua visione che l’ha portato a fare cose importanti per la musica, il festival itinerante Tora Tora, l’etichetta… Mi fa piacere che molti di quelli che hanno cominciato allora sono ancora attivi». Sul prossimo disco anticipa: «Questa impronta così invasiva del mondo esterno che cambia mi ha influenzata, ho scritto tanto ma sto setacciando per cercare di capire quello di cui mi interessa parlare, l’ho sempre fatto ma questa volta ci tengo ancora di più ad usare le parole che ritengo più appropriate per un momento storico così frastagliato. Probabilmente sarà un disco che avrà molto a che fare con l’intimità, con un desiderio di raccontare gli altri e ciò che la tecnologia ci sta portando via, dobbiamo ancora imparare ad utilizzarla nel modo migliore, al momento ne siamo in balia e anche un po’ schiavi». Con la maternità la gestione della tecnologia diventa ancor più complicata: «Mio figlio sta per fare nove anni. Gli puoi negare quello che vuoi ma se cugini e amici hanno a che fare con determinati oggetti devi imparare quanto puoi concedere. Gli abbiamo preso un tablet, quando gioca ce lo devo chiedere e ha dei tempi limitati. So di bambini che hanno già il telefono in quarta elementare, io cercherò di tenere ancora un po’ duro. Negare non porta a nulla, cercheremo di dosare, dargli sempre un’alternativa. Dopo anni di Beatles e Battisti ora comincia ad ascoltare l’hip hop, la trap, mi sta aprendo ad ascolti che avevo snobbato… i bambini servono anche a questo!». Conclude citando una collaborazione recente: «Nel nuovo lavoro dei Rulli Frulli, ensemble di percussioni autocostruite in uscita il 5 maggio ci sono due brani a cui ho partecipato e c’è un pezzo molto parlato, quasi rap (ma mio figlio che l’ha sentito non era convinto che lo fosse)».

Elisa Russo, Il Piccolo 22 Aprile 2018

C Donà intervista corretta

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.
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