Posted on: 9 Novembre 2018 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

«Uno dei consigli che posso dare è di restare umani, coltivare l’amore per il prossimo, che sia nero, bianco, giallo, rosso o verde». Dobet Gnahoré, cantante, danzatrice e percussionista della Costa d’Avorio, nuova grande voce dell’Africa, è la protagonista dell’appuntamento Miela Music Live, sabato alle 21.30. Dobet interpreta le proprie composizioni in differenti lingue africane, oltre che in francese e inglese, in una miscela di elementi sonori e ritmici. Una voce calda e possente e una grande presenza scenica, nutriti da anni di lavoro teatrale e coreografico, le sue performance catturano l’attenzione fin dal primo istante unendo alla forza espressiva della voce i movimenti del ballo e le sonorità delle percussioni, la chitarra acustica e altri piccoli strumenti in una suggestiva e vitale tavolozza di colori: «Al Miela non porto un semplice concerto ma uno spettacolo con una vera e propria messa in scena – spiega l’artista ivoriana –. Propongo canzoni afro electro con tre musicisti che mi accompagnano, danza e tante buone vibrazioni. La mia speranza è che le persone alla fine escano dalla sala piene d’amore e con un’energia che le accompagnerà per i giorni seguenti». «Sono 15 anni che vengo in Italia a suonare – aggiunge – non mi fermo mai oltre al giorno del concerto e così non posso dire di conoscerla davvero, ma mi sento sempre accolta bene e il pubblico è caloroso; ho visto anche bravi musicisti italiani ai festival in cui ho suonato».

Gnahoré già nel 2006 ha ricevuto una nomination nella categoria “Miglior Rivelazione” nei BBC World Music Awards e ha suonato con il chitarrista del Mali Habib Koité e il troubadour sud-africano Vusi Mahlasela, due vere icone. Nel 2010, grazie alla voce di India Arie che ha cambiato la sua “Palea” in “Pearls”, si è aggiudicata un Grammy Awards. «Si dice che la musica addolcisca usi e costumi di un popolo – continua – io vorrei che la mia entrasse a far parte di tale patrimonio. Se può confortare e riappacificare, sarò felice di portare il mio contributo. I miei temi sono l’amore, la compassione, la forza di volontà, la condivisone, la fatica e il lavoro. Le mie canzoni sono ispirate alla mia vita e a quella di chi mi sta attorno. Voglio usare la mia arte per diffondere un messaggio, il palco è uno spazio di libertà. Musica, danza e arti in generale sono un mezzo per far passare dei contenuti con dolcezza, arrivando a tante persone. Scrivere per me è terapeutico, mi aiuta a stare bene. Attraverso i miei brani mi racconto, il mio lavoro è la mia vita, le mie canzoni sono la mia vita».

L’ultimo album «Miziki», quinto della sua carriera, è uscito a maggio, al Miela lo proporrà in quartetto. «Ne sono soddisfatta – dice – come di tutti i miei album finora. Anche se spero di fare ancora meglio con i prossimi, perché si deve sempre migliorare. La novità sta nel tocco di elettronica in più, ci sono campionamenti ma non sfocia mai nella dance music e le sonorità non dimenticano la tradizione; i testi esplorano la forza delle donne, l’amore, l’empatia: volevo un album che incarni i valori a cui aspiro. “Akissi“, per esempio, parla del mio essere una ribelle, “Miziki“ della passione per la musica, “La clé“ di un amore perduto (e uno nuovo trovato) mentre “Education” di emancipazione».

«Finora nella mia carriera – conclude – non ho avuto grosse difficoltà. Certe cose hanno bisogno di tempo, ma la pazienza e l’impegno hanno sempre la meglio. Mi sento ancora ispirata e amo il mio mestiere come il primo giorno».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 9 Novembre 2018

Intervista Dobet Gnahoré Il Piccolo