Posted on: 15 Luglio 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Sono andati esauriti velocemente i 999 posti disponibili per il primo concerto a Trieste di Francesca Michielin, promosso dal Comune, giovedì alle 20 in Porto vecchio. «Conosco Trieste – dice la cantautrice e polistrumentista – dal punto di vista letterario, so che è una città piena di cultura; sono venuta una volta in quel bellissimo teatro, il Rossetti, a vedere Raphael Gualazzi ma non l’ho visitata, sono davvero curiosa».

Per lavoro vive a Milano. Le sue radici restano in Veneto? 

«Sono nata a Bassano del Grappa (dove mi trovo in questo momento) e la mia famiglia ha origini trevigiane, sono luoghi pieni di natura e di risorse preziose, mi dà sempre parecchia carica ed energia, c’è tanta bellezza anche dal punto di vista architettonico e poi i tempi sono più tranquilli, non c’è troppa frenesia, qui mi rilasso molto e cerco poi di portarmi nel cuore quest’aria buona».

Ha collaborato spesso con Elisa, e con diversi musicisti della nostra regione (anche con i triestini Francesco Cainero e Cristiano Norbedo).

«Nelle vostre zone c’è una tradizione musicale molto forte e quindi mi sono ritrovata a lavorare con tanti artisti del Friuli Venezia Giulia. Tutte persone con cui mi sono trovata molto bene, il contatto a volte è nato su consiglio di Elisa, oppure per passaparola».

Il live in Porto vecchio?

«Molto energico e potente perché dopo un anno così particolare avevo proprio voglia della musica dal vivo nel senso più forte e rigoroso del termine. Sono tutti brani rock in senso ampio, riarrangiati per una dimensione che fosse meno elettronica».

Nel 2013 aprì il concerto di Battiato al “No Borders” di Tarvisio.

«Indimenticabile. Ero emozionatissima e agitata, ma fu proprio stupendo. Avevo 17 anni».

Ha debuttato giovanissima, nel 2011 a X Factor.

«E ho fatto parecchie cose diverse. A guardarsi indietro sembra quasi incredibile. Essendo perfezionista, so che posso fare ancora tanto».

Com’è stato Sanremo quest’anno, in cui è arrivata seconda duettando con Fedez “Chiamami per nome”?

«In epoca covid, quindi difficile da gestire, però bello. Tutti noi che siamo saliti sul palco avevamo una motivazione in più, sapevamo quante persone aspettavano quel momento».

Il suo album “Feat” è zeppo di collaborazioni (Fedez, Fabri Fibra, Elisa, Gazzè, Måneskin, Brondi, Coma_Cose…).

«Quella del featuring è un’attitudine urban, all’ordine del giorno per i rapper, nel pop è più complicato. Per me un’occasione d’incontro e di sperimentazione pura. Un disco molto divertente, con l’obiettivo di non darsi dei paletti».

Il successo del suo podcast “Maschiacci (per cosa lottano le donne oggi)”?

«Un luogo di condivisione. Ora è attivo un numero telefonico dove chi vuole può mandare un audio in cui dice per cosa vuole lottare, è uno sportello di ascolto».

Quanto cura l’immagine?

«Il pop è parlare a 360 gradi e quindi anche il look è importante. Come vesti dice tante cose, è una scelta di libertà. È un aspetto a cui dedico il giusto tempo e che mi diverte moltissimo».

Con che spirito torna live?

«Con grande prudenza, e invito a fare lo stesso. Chiedo ai miei fan di non rimanerci male se non ci si ferma più a fare tante foto, ma bisogna rispettare le norme anti covid, perché ancora non ne siamo usciti. La musica è oggi più importante, perché non la diamo per scontata».

Altri progetti?

«Finire questo tour sarà già un’impresa. E stiamo scrivendo un programma per Sky Nature, dove ci interrogheremo su quello che possiamo fare in più per il nostro pianeta».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 14 Luglio 2021