Posted on: 18 Agosto 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

La musica è la sua oasi di pace, lo spazio dove staccare dalle tante responsabilità e ritrovare la propria essenza. Quella di Joe Bastianich è una passione autentica: «La musica – dice – non solo ascoltarla, ma anche scriverla e suonarla, per me è una terapia. Mi permette di comunicare e andare direttamente all’anima, tirare fuori quello che c’è dentro e cercare di condividerlo». Questa passione sconfinata emerge anche nei programmi tv realizzati per Sky Arte, come “On The Road”, nel quale si è confrontato con la grande musica popolare italiana e ha avuto modo di conoscere La Terza Classe, band dedita al folk e bluegrass nata nel 2012 per le strade di Napoli e approdata allo show tv americano “Music City Roots” e alla semifinale di “Italia’s Got Talent” nel 2016. E così, in quest’estate particolare, il famoso re della ristorazione e personaggio televisivo, si ritaglia uno spazio per un fitto tour con La Terza Classe, che fa tappa giovedì sera al Castello di San Giusto, all’interno del festival Trieste Calling The Boss (e della rassegna “Hot in the City”).

Joe nasce nel ’68 a New York, i genitori istriani (mamma di Pola e papà di Albona) sono emigrati negli anni ‘50 ma non dimenticano le loro radici: le vacanze estive in Jugoslavia erano un must per la famiglia Bastianich nei ’70 e ’80; a dodici anni Joe, prima di partire dal Queens, comprava una chitarra Stratocaster da Manny’s sulla Quarantottesima che poi rivendeva in spiaggia a cifre esorbitanti. «Nella Jugoslavia di quegli anni – racconta – se avevi una Strato eri un gran figo, il king del rock’n’roll. Con quei soldi comprai prima molti gelati, poi molte birre».

Cosa ricorda di quelle estati?

«Frequentavamo l’Istria e la Jugoslavia, tutti parlavano italiano. Mio papà suonava la fisarmonica e sono cresciuto un po’ in questo mondo istriano-italiano, è stato molto bello. Venivamo ogni estate e mi ha dato una prospettiva, è stata una parte fondamentale della mia crescita come persona e mi ha aiutato poi nel legame con l’Italia».

Nel ‘91 decide di tornare alle sue origini, e parte proprio da Trieste.

«Fa parte della mia vita da sempre, per i legami della mia famiglia. Oggi abbiamo un’azienda agricola (e ristorante) a Cividale del Friuli e ogni volta passo anche per Trieste, cercando di fermarmi il più possibile, perché mi piace».

I suoi luoghi preferiti?

«Le vie dietro a Piazza Unità, il lungomare, le vecchie strutture dove c’era la ferrovia… amo tutto, è una città magica».

Il concerto a San Giusto?

«Da sottolineare che è un festival dedicato a Springsteen. Noi portiamo bluegrass, musica autoctona americana, il sapore sonico dell’America, sonorità che appartengono molto a Bruce, facciamo degli standard, pezzi storici, e qualche inedito».

Springsteen è uno dei suoi idoli musicali?

«Sì, è stato colonna sonora della mia vita. E oggi ho anche la fortuna di poterlo chiamare amico».

Michael Stipe, Keith Richards, Pete Townshend… Quali altre rockstar ha incontrato?
«Ho avuto la fortuna di conoscere abbastanza bene David Bowie, Jimmy Page, Dave Grohl».

Siena, Montecatini, Torino, Jesolo… come va il tour con la Terza Classe?

«I live stanno andando benissimo, la gente apprezza veramente. Abbiamo tantissime date, visto il periodo complicato».

A marzo ha pubblicato il singolo “One City Man”. Una dedica a New York?

«Ho raccolto in questa canzone tutta la gratitudine, le emozioni, l’amore che ho verso la mia città natale. New York non è sempre facile ma proprio come succede con una donna amata, la si sceglie – o è lei a sceglierti – per la vita».

Il suo primo album “Aka Joe” è del 2019. Ci sarà un seguito?

«Nei live proponiamo già alcuni inediti, magari vedremo di pubblicare presto qualcosa».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 18 Agosto 2021