Posted on: 3 Agosto 2018 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

peter-kernel-2flowLo svizzero Aris Bassetti e la canadese (con sangue tedesco e italiano), Barbara Lehnhoff, nel 2006 formano un duo post punk dal sound internazionale e lo chiamano Peter Kernel; il promoter triestino Marco Valva quest’inverno li vede dal vivo all’Eurosonic, ne rimane rapito e si ripromette di portarli in città. Eccoli allora protagonisti della terza (e ultima) serata “Yeah” alla Centrale Idrodinamica in Porto Vecchio, venerdì preceduti alle 21 dai triestini Ask Her Out e la dj Tina Cellar.

«Viviamo nella parte italiana della Svizzera, a sud delle Alpi, a pochi minuti dal confine – spiega Aris Bassetti -. Negli anni abbiamo collaborato con diversi batteristi di origini svizzere, italiane e messicane».

Compagni di vita e di band: quali sono i pro e i contro?

«I pro sono che è tutto molto più semplice e veloce perché ti confronti subito e forse il fatto di essere insieme fa sì che ci si viene incontro più facilmente. Ci si capisce anche su più livelli e si rema nella stessa direzione. I contro sono che se il lavoro diventa tantissimo come è successo a noi, poi ci si dimentica o si ha poco tempo per curare la relazione e con il tempo il rapporto si trasforma. Ecco a noi è successo così. Da quasi un anno non stiamo più insieme ma continuiamo a lavorare insieme. Siamo dei perfetti e rodatissimi collaboratori».

“The Size of the night” è il vostro quarto album, uscito qualche mese fa.

«È un disco con il quale ci siamo presi dei rischi con sonorità che di solito non indaghiamo; quindi quando è uscito avevamo una paura tremenda. Eppure è stato accolto benissimo da pubblico e stampa. In poco tempo abbiamo iniziato a girare in lungo e largo l’Europa. Addirittura il brano “Men Of The Women” da marzo è in classifica in alcuni paesi nella categoria alternative su iTunes».

Nel disco ci sono delle frasi in dialetto della Svizzera italiana.

«Io sono cresciuto parlando dialetto in casa, quindi ci sono affezionato e lo reputo prezioso e fondamentale per il territorio e la nostra cultura. Vale lo stesso per qualsiasi dialetto nel mondo. Ci sono espressioni dialettali che in poche parole spiegano benissimo concetti a volte complessi o che nascondono tracce importanti della storia di una civiltà. Ci è sembrato bello provare a gettare uno sguardo un po’ più preciso sul nostro territorio nella scrittura dell’ultimo disco; e visti i risultati approfondiremo».

Avete suonato in Europa, Usa, Canada: quali sono le differenze?

«Non sappiamo bene per quale motivo ma il nostro genere funziona molto bene nelle regioni francofone. Il pubblico varia molto da città a città, ma anche di volta in volta. Succede che il pubblico del concerto di Parigi di primavera è caloroso e quello del pubblico del concerto in autunno è più distratto. È difficile capire il pubblico, ma in genere dipende molto anche da noi».

Prima volta a Trieste?

«Ci ha suonato qualche anno fa Barbara con il suo progetto elettronico Camilla Sparksss. La città è stupenda ma l’abbiamo vista di sfuggita e di notte».

Unica data italiana del tour, come mai?

«Non sappiamo bene come mai non suoniamo molto in Italia. Ci dispiace perché viviamo a due passi dal confine e ci sentiamo come dei cugini».

Cosa portate venerdì?

«Un concerto molto vero, senza manierismi e senza finzione. Il palco è il luogo in cui siamo completamente noi stessi e dove dimentichiamo il resto. Dove mettiamo a nudo tutti i nostri pregi e i difetti. È qualcosa di molto naturale».

Avete scelto la musica lasciando altre occupazioni (grafico e filmmaker). È una scelta che vi sentite di consigliare a chi si trovasse diviso tra musica e altri lavori?

«Sì sempre! Siamo completamente a favore del prendersi i rischi per qualcosa che ti fa vibrare il cuore. Noi sentivamo che avevamo qualcosa da dire nella musica, e ci sentivamo pronti a fare il salto nel buio. Con una valanga di lavoro ci siamo riusciti e siamo fieri di questa cosa».

I prossimi mesi?

«Ora stiamo finendo un brano che farà parte di un progetto europeo sulla prima guerra mondiale; poi, finita la stagione dei festival estivi, torneremo in tour in Europa. Nel frattempo stiamo registrando i nuovi brani del progetto elettronico di Barbara, Camilla Sparksss, che uscirà a inizio 2019».

Elisa Russo, Il Piccolo 3 Agosto 2018

Peter Kernel