Posted on: 10 Dicembre 2018 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Si chiamano Scott Bradlee’s Postmodern Jukebox e sono un collettivo di musicisti statunitensi, acclamati in tutto il mondo per le loro rivisitazioni in chiave vintage dal sapore swing dei più grandi successi contemporanei di pop, rock e r&b. «Musica pop in una macchina del tempo» l’ha definita Scott Bradlee, fondatore del gruppo nel 2009. All’epoca era un musicista squattrinato che viveva nel Queens, e lavorava per la grande catena Walmart: fu licenziato quando organizzò un concerto tra bancone e scaffali: «Oggi è molto divertente suonare con quegli stessi amici del college al Radio City Music Hall e ricordare i tempi in cui tenemmo il primo concerto da Whole Foods: tutto può cambiare nella vita», dice. La sua fortuna nasce anche dall’idea di postare un primo video su YouTube: lo vedono cento persone, ma una di quelle è lo scrittore Neil Gaiman che lo twitta ai suoi milioni di seguaci facendolo diventare virale. Ad oggi hanno accumulato oltre 950 milioni di visualizzazioni sul canale YouTube con più di 3 milioni di iscritti e più di 2 milioni su Facebook. Tornano in Italia per due sole date con il loro «Back in Black & White Tour», tappa questa sera alle 21 al Politeama Rossetti, unico appuntamento del Triveneto.

Come sta andando il tour?

«Molto bene – risponde il bassista Adam Kubota – siamo stati in Inghilterra, Spagna, Francia, l’altra sera a Varese. Sarà la prima volta a Trieste e siamo molto curiosi. Adoro il pubblico europeo, la cultura, l’arte, il cibo. Se penso alla musica italiana mi viene in mente Ennio Morricone e poi molta classica che ho ascoltato e studiato fin da piccolo, Giuseppe Verdi, Gaetano Donizetti e tutti gli altri grandi compositori».

Che concerto proponete questa sera?

«Se dovessi descrivere al pubblico cosa vedrà sul palco del Rossetti direi: prendete quello che vedete nei nostri video e moltiplicatelo per mille. È tutto amplificato: la musica, il divertimento, la grandezza dei musicisti, dei performer, dei ballerini, con undici elementi – ben cinque cantanti che si alternano… Insomma, una vera festa con tantissima energia che circola. A Varese tra il pubblico c’era tanta gente che ballava e qualcuno vestito a tema, con abiti vintage, in un party danzante dove non ti limiti a stare seduto a guardare».

Soundgarden, Lady Gaga, Kate Perry, White Stripes, David Bowie, Aerosmith, Michael Jackson, Sia, Britney Spears… come scegliete i pezzi da coverizzare?

«La scelta dei brani viene fatta da Scott e anche i diversi cantanti hanno voce in capitolo su quello che hanno piacere di cantare».

Avete avuto riscontri dagli interpreti degli originali?

«Abbiamo avuto spesso feedback, commenti e retweet degli autori dei brani originali, da Beyoncé, Gwen Stefani, Meghan Trainor, Lil Wayne, Adam Levine».

YouTube è stato fondamentale per voi. Continuate a monitorare i numeri delle visualizzazioni?

«Certo, continuiamo a tenere d’occhio i numeri, è sempre bene sapere quali brani diventano più popolari e hanno più presa sul pubblico».

Un brano che non può mancare?

«La scaletta cambia a ogni tour, quindi è impossibile vedere lo stesso concerto due volte. Tra quelli che abbiamo adesso in scaletta, sono particolarmente legato a “Don’t stop me now” dei Queen».

Elisa Russo, Il Piccolo 10 Dicembre 2018

Postmodern julebox