Posted on: 10 Luglio 2012 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

 

Parte mercoledì la sesta edizione dell’Opening Band Live Music: alle 21.30, in Piazzale Europa, suonano gli ospiti speciali Quintorigo, preceduti (a partire dalle 20) dai gruppi in concorso. La manifestazione organizzata dai Poli di Aggregazione Giovanile, in sinergia con l’Area Cultura e Sport del Comune di Trieste ed in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste, l’associazione Musica Libera, Scuola di Musica 55, RadioInCorso e l’associazione ProjecTS continuerà giovedì sempre in Piazzale Europa con i SinHeresy (che presentano il loro primo ep ufficiale «The Spiders and The Butterfly»: cinque tracce di symphonic metal, sulla scia dei Nightwish) e si concluderà sabato in piazza Giuseppe Verdi con l’esibizione del gruppo vincitore dell’Opening Band 2011 Coloured Sweat e a chiudere The Mothership (una superband triestina, formata da musicisti provenienti dai Trabant, Galaxy666, Fs’S e Tetris, che mescola house, techno, electro funk con una predilezione per i suoni più cosmici e fantascientifici).

I romagnoli Quintorigo, attivi dagli anni’90, hanno collezionato riconoscimenti e premi prestigiosi, dal Tenco a Sanremo e, dopo numerosi cambi di cantante, stanno lavorando ad un progetto (sia live che su disco) omaggio a Hendrix (“Quintorigo Experience”):

«Hendrix ci è sempre piaciuto: un artista imprescindibile». – risponde il sassofonista Valentino Bianchi -; «ha rivoluzionato lo stile chitarristico, ha contaminato le radici della musica afroamericana (il blues in particolare) con espressioni più moderne, ha realizzato la colonna sonora di un’epoca, a livello mondiale».

Non suonate a Trieste dal 2006…

«Suonare a Trieste è sempre una bella cosa perché è una città che amiamo. Negli anni abbiamo già suonato al Miela e alla Barcolana ma manchiamo da un po’».

Come avete vissuto i cambi di formazione?

«Abbiamo avuto una storia almeno apparentemente travagliata e sofferta. Il nucleo della band rimane costituito da noi quattro musicisti, a seconda delle epoche e dei progetti ci esibiamo con cantanti diversi. Non è una cosa negativa, ridimensioniamo la figura del cantante leader: la voce è uno strumento come gli altri».

La miscela di generi è una vostra caratteristica.

«Abbiamo fatto il conservatorio, c’è la componente classica (e la capacità tecnica), poi il jazz e l’amore viscerale per il rock».

Avete vinto concorsi come Arezzo Wave. Che ne pensate dei concorsi per band emergenti?

«Non posso che averne un’ottima opinione. Anche noi abbiamo calcato tanti palchi su cui ci si confronta con altre band. È un momento di arricchimento, di dialettica ed anche un’occasione per farsi conoscere dal pubblico. Auguriamo ai partecipanti dell’Opening di dare il meglio di loro stessi, e magari risollevare un po’ le sorti della musica italiana, che è abbastanza triste».

Cosa salva dell’Italia musicale di oggi?

«Salverei certe realtà locali ed autogestite, perché spesso non ci sono sovvenzioni. Spesso vedo situazioni organizzate da giovani a livello di volontariato che funzionano benissimo. Il panorama “vip” invece è triste, se pensiamo alle grandi emittenti radio e tv, la musica italiana trasmessa è piatta, una scimmiottatura del peggio del pop americano ed europeo. La vera musica italiana è quella che si suona nelle cantine, nelle rassegne, nei festival…».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 10 Luglio 2012