Venerdì, alle 22.30, i pordenonesi Sick Tamburo presentano il nuovo album nella loro città, al Deposito Giordani; in apertura di serata ci sono The Photomodels.

A circa due anni dall’uscita del loro omonimo disco di esordio, i Sick Tamburo di Gian Maria Accusani ed Elisabetta Imelio (già Prozac+) tornano sulle scene con «A.I.U.T.O.» (La Tempesta). L’album ruota attorno al conflitto, interno all’uomo, tra il procurarsi il male ed il successivo bisogno di chiedere aiuto. Racconta di come l’essere umano ricerchi sempre gli stessi percorsi e commetta sempre gli stessi sbagli, con ossessiva ripetitività. Come se, una volta scoperto il “piacere” dell’errore, dell’infelicità, l’uomo ricorresse a vere e proprie tecniche per far sì che il dolore si ripresenti al più presto.
Da cosa nasce il filo conduttore del disco, la ciclicità del dolore?

«Ho fatto una considerazione sul fatto che si ritorni a fare sempre gli stessi errori, dopo che magari questi errori ti hanno fatto soffrire per mesi», spiega Accusani. «Sono situazioni che passano tutti. Cose che pensavi di aver superato e di essere capace di affrontare in maniera diversa… ed invece ci ricaschi e ti fai male. Anche per Elisabetta funzionano questi meccanismi. Credo sia assolutamente universale. Anni di sofferenza e poi di nuovo e di nuovo! Forse a volte si preferisce andare incontro a qualcosa di negativo che si conosce già piuttosto che andare incontro a qualcosa che essendo sconosciuto fa ancora più paura».

Che cosa è successo dall’uscita del primo album ad oggi?
«Abbiamo suonato parecchio in giro per l’Italia. Nel frattempo abbiamo cominciato a buttare giù i pezzi per il secondo disco che sarebbe dovuto uscire già ad aprile. Abbiamo dovuto posticipare di sei-sette mesi perché nel frattempo Elisabetta è diventata mamma. Ci sarebbero stati comunque un paio di pezzi cantati da me, in particolare il singolo “E so che sai che un giorno” che facevamo già dal vivo. Poi ne è nato un altro, “La mia mano sola” sempre cantato da me. Elisabetta, negli ultimi tre mesi di gravidanza ha avuto dei problemi, è dovuta stare a letto e non è potuta venire a cantare. Quindi ne ho cantati un altro paio. Quando in un gruppo ci sono più possibilità è stupido non sfruttarle, perché dà un senso di varietà. Ora è appena cominciato il tour promozionale per il secondo album. Sta andando bene, ci divertiamo».

Elisabetta come sta gestendo il nuovo ruolo di mamma rock?

«Le devo fare davvero i complimenti, perché viene in tour con suo figlio. Si sistema in hotel, viene a fare il soundcheck, poi va ad allattare suo figlio e torna un po’ prima del concerto. Non tutte le donne riuscirebbero a conciliare le due cose».

Come sono i concerti?

«Nella formazione siamo sempre in quattro: voce, chitarra, basso e batteria. Adesso ci accompagnano due musicisti di Pordenone. Facciamo un mix dei due dischi, possiamo permetterci di cambiare. Suonare con un disco che ha 12 pezzi non è semplicissimo. Quando cominci ad averne 24, la storia cambia. Si alternano momenti in cui canta Elisabetta e momenti in cui canto io e lei passa al basso».

Ora non vi nascondete più dietro passamontagna e pseudonimi?

«All’inizio eravamo partiti con l’idea di non volerci portar dietro, nel bene e nel male, il bagaglio dei Prozac+. Poi chiaramente la nostra identità è venuta fuori subito, ma avevamo mantenuto i passamontagna per una questione estetica. Tuttora li usiamo dal vivo e in alcune foto, ma di meno».

Come è cambiato il mondo della discografia e della musica dai tempi dei Prozac+?

«Nella discografia non gira più un soldo. I dischi si fanno per andare in tour. A meno che tu non sia Vasco Rossi o Laura Pausini, i dischi non li vendi. È un altro mondo, sicuramente molto peggiore. Prima c’erano delle possibilità che ora non ci sono e credo non ci saranno più proprio per come si è trasformato l’interesse per la musica e i suoni. Dieci anni fa c’era un interesse per la musica molto più alto di adesso e quindi essendoci quell’interesse tutto quello che stava attorno alla musica era maggiore. Purtroppo è una questione di soldi. Quando gira un business c’è gente che ci lavora attorno, quando non gira c’è meno gente che ci lavora, è una questione di mercato. Chiaramente ci si abitua. La musica adesso sembra una cosa che si dà per scontata. Deve esserci come sottofondo. Non c’è più il musicista come idolo, forse è anche un bene da un lato. Poi per fortuna ci sono ancora i “feticisti” della musica e noi stessi lo siamo in qualche modo. Però culturalmente la musica ha perso tantissimo».

Elisa Russo , Il Piccolo 15.12.11

 

 

 

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Close