DSC_1574-10Steven Wilson, importantissima figura della musica internazionale, torna in Italia per due sole date, a Trieste e Firenze. Il primo live in ordine di tempo, che è anche l’unico concerto nel nord Italia, è previsto per martedì 26 aprile al Politeama Rossetti, alle 21. Il polistrumentista e compositore britannico, classe 1967, è stato leader, fondatore, chitarrista e cantante del gruppo progressive rock Porcupine Tree con i quali ha firmato 10 album in studio e svariati dischi live e raccolte. In ambito solista, il suo primo lavoro è “Insurgentes” del 2008. “Grace for Drowning” è del 2011 e ha ricevuto una nomination ai Grammy. Il 2013 vede la pubblicazione di “The Raven That Refused to Sing (And Other Stories)”, in cui ogni traccia parla di una storia soprannaturale. L’album è un grande successo di critica e vendite e vince il premio “Progressive Album of The Year” al Progressive Music Awards 2013. Del 2015 è “Hand. Cannot. Erase”. A gennaio è uscito “4 ½”, ep intermedio tra il quarto ed il quinto album previsto per l’anno prossimo. Racconta Wilson: «In questo tour suonerò per la prima volta in alcune città, per esempio Sofia, Istanbul, Trieste. Scoprire posti nuovi è una delle grandi gioie del mio lavoro. L’Italia per noi inglesi ha una mitologia romantica: l’architettura, la lingua, la musica, la cultura, il cibo (io sono vegetariano e non vedo l’ora di venire in Italia perché c’è dell’ottimo cibo anche veg). Della musica italiana mi piace soprattutto quella anni Settanta, conosco la PFM e gli Area e anche qualche artista di elettronica e poi i compositori classici come Luigi Nono».

Che concerto porta al Rossetti?

«Lo spettacolo è davvero un’esperienza multimediale, non solo musica ma anche visuals, film proiettati, il suono è quadrifonico per cui alcuni suoni arrivano alle spalle dell’ascoltatore ed altri frontalmente, quindi un’esperienza potente ed emozionante. Mi accompagnano dei musicisti straordinari. Lo spettacolo è diviso in due parti e nella prima metà suoniamo brani da “Hand. Cannot. Erase.” e ad esso sono connessi molti visuals e storie da narrare. Poi c’è una pausa di venti minuti e quando torniamo sul palco, nella seconda metà, ripercorriamo un po’ tutta la mia carriera con canzoni degli anni Novanta, altre dal mio repertorio solista e dall’ep uscito a gennaio, un vero e proprio viaggio nella mia storia».

Il nuovo ep come sta andando?

«Considerando che non propongo musica commerciale bensì underground, non seguo il mainstream o la moda, mi ritengo fortunato perché ho una fanbase molto devota e fedele: tuttoSTEVEN WILSON2 quello che realizzo vende molto bene. Mi sento un privilegiato, non so quanti musicisti possono dirlo. Ho un pubblico che mi segue anche da vent’anni e continua a comprare i miei dischi e ne sono molto felice».

Le recensioni?

«Non leggo le recensioni men che meno quelle online. Viviamo in un mondo in cui hai potenzialmente migliaia di critiche, chiunque può scrivere in rete. Se sei un artista puoi leggere 100 recensioni: 99 ottime ed una cattiva. Bhè, ricorderai solo quella! E allora ho imparato tanto tempo fa: non leggere niente. È una distrazione e credo che il vero artista debba essere incurante di questo. L’artista deve scrivere per sé. Non credo che Picasso dipingesse per compiacere il pubblico. Lo si fa per vocazione interiore».

“Hand. Cannot. Erase.” affronta il tema della solitudine. La musica può aiutare ad uscire dall’isolamento?

«Noi cantautori facciamo arte in una maniera egoista in un certo senso, perché analizziamo le nostre esperienze e quello che vediamo nel mondo ma il bello è che poi qualcuno che si sente solo o isolato, ascolta la musica e si rende conto di non essere davvero solo, perché c’è qualcun altro che prova le stesse cose: rabbia, paura, tristezza, nostalgia, depressione, perdita, rimpianto… Qualsiasi sentimento sia, la musica ti fa capire che è universalmente condiviso. Il potere della musica è far capire alle persone che non sono sole, che quello che provano fa parte della razza umana. E penso che tra le forme d’arte la musica sia la più potente in questo senso».

Al di fuori della musica cosa l’ha colpita di recente?

«Essendo un musicista professionista non mi rimane tanto tempo quanto vorrei per fruire di arte, letteratura, cinema ma cerco di fare del mio meglio. Penso che le espressioni migliori del cinema vengano dall’underground e non dalle mega produzioni hollywoodiane. Uno dei film migliori degli ultimi anni per me è “Under the Skin” con Scarlett Johansson, diretto da Jonathan Glazer, uno dei film più strani e geniali che ho visto da parecchio tempo: lo consiglio caldamente».

Ha detto che Spotify è un modo orrendo di fruire della musica.


«Uno dei problemi di quando si è passati dal vinile al cd, è che i cd non sembravano più dei tesori da custodire. Il vinile è un’esperienza visiva e tattile. Estrarlo dalla busta, metterlo sul giradischi era un rito che ti faceva sentire una connessione con un bellissimo oggetto d’arte. Già con il cd si perde gran parte di tutto ciò. E ora con lo streaming ed il download manca completamente l’aspetto fisico, è tutto astratto. Quindi penso che un artista debba lavorare duro per presentare il vinile o il cd in modo davvero speciale. Non basta realizzare un cd con il suo libretto, devi fare di meglio. E penso che anche i più giovani possano cogliere la differenza che passa tra un quadro esposto in una galleria d’arte e un jpeg nel proprio telefono. Non sono ingenuo, so che lo streaming è una realtà destinata a rimanere ma penso che ci sarà sempre spazio anche per un cd e un vinile ben confezionato, e chi mi segue sa che è ciò che cerco sempre di fare».

Il prossimo album?

«Continuerò il tour, a settembre anche in Australia e Nuova Zelanda, India… Ma sto anche cominciando a scrivere un nuovo album, che uscirà – credo – l’anno prossimo. Non so se sarà un concept album, tendo sempre a concepire lavori le cui canzoni hanno una qualche connessione tematica. Non è una cosa che ricerco, spesso semplicemente mi capita».

 

Elisa Russo, Il Piccolo Aprile 2016

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Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.
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