Posted on: 18 Agosto 2008 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Grandi novità per la blues/garage band triestina dei Tillamook. Hanno partecipato alle selezioni italiane per l’International Blues Challenge nell’ambito del Rootsway Roots’n’Blues&Food Festival di Parma, e ne sono usciti vincitori. In giuria c’erano due nomi di spicco della scena blues internazionale: Jimbo Mathus (musicista e produttore del Mississippi) ed Eric Deaton (chitarrista e degno erede di Derek Trucks e Warren Haynes).

 La band formata da Manlio Milazzi (armonicista e cantante), Massimiliano Scherbi (chitarra),Gianpiero DeCandia (basso), Andrea D’ostuni (già batterista di The Rideouts, Mario Cogno, Cecil Demile e Jade), sarà quindi all’International Blues Challenge, a Memphis dal 4 al 7 febbraio.

Come siete arrivati al Rootsway di Parma?
«La selezione è stata fatta sull’ascolto dei demo: ne hanno scelti 12, noi compresi», spiega Milazzi. «La manifestazione, inserita nel calendario del festival, prevedeva 3 serate: ognuna con 4 gruppi a sfidarsi davanti a una giuria composta da musicisti partecipanti al festival. La giuria doveva assegnare un voto da 1 a 10 per: talento musicale, contenuto blues, presenza sul palco e originalità dei brani».

Avete ammaliato i giurati Jimbo Mathus ed Eric Deaton…
«Questi “mostri” ci hanno dato un punteggio altissimo, tale da spiazzare gli stessi organizzatori. Abbiamo presentato quasi esclusivamente materiale originale e ridotto al minimo le cover, guadagnando 99 punti su 120.Il 15 luglio sono usciti i risultati sul sito del festival e deltablues.it (portale del festival di Rovigo al quale il Rootsway è associato) ha scritto qualche riga su di noi. La vittoria a Parma ci apre i cancelli delle semifinali a Memphis. Il festival ci offre in premio un piccolo bonus di 1000 euro, per il resto è compito nostro arrivare in Tennessee. Non escludiamo di organizzare una vera e propria tournée lì».

Cosa significa per voi andare a Memphis?
«Significa essere in mezzo alla più grande battaglia fra band che esista nell’ambiente blues. L’anno scorso 150 band si sono sfidate lungo Beale Street, nel cuore della città. Chi vince lì viene dichiarato miglior autore/performer emergente blues al mondo. Partecipare significa aver guadagnato uno spazio nel più grande showcase blues al mondo e confrontarsi con giurie composte da professionisti stellari».

Prossimi progetti?
«Ci sono mille cose in ballo. Stiamo preparando date per l’autunno, stiamo scrivendo nuove canzoni e cominciando a meditare la produzione di un album vero e proprio, stiamo cercando fondi e contatti per realizzare questo viaggio nel cuore del Tennessee con la speranza che riesca, in un modo o nell’altro – sia vincendo sia trovando contatti proficui – a stravolgere la nostra esistenza. Quello che è certo è che a Parma abbiamo ricevuto un’inaspettata approvazione e possiamo metterci ufficialmente la targhetta di miglior blues band italiana emergente. Ecco, il problema è racchiuso nella parola emergente: speriamo di emergere in qualche modo, questa è la nostra battaglia».

Elisa Russo, Il Piccolo 18 Agosto 2008