Posted on: 17 Aprile 2015 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Venerdì alle 22.30 il tour dei Tiromancino fa tappa al Deposito Giordani di Pordenone.

“Indagine su un sentimento”, album uscito un anno fa, ha segnato il ritorno sulle scene del gruppo romano che nel corso di una carriera ventennale, ha collezionato decine di dischi di platino e composto brani che sono ormai diventati classici della musica pop d’autore. Sul palco, insieme ai fratelli Zampaglione – Federico (chitarra e voce) e Francesco (piano, tastiere, fiati e mandolino) – ci saranno: Francesco Stoia (basso), Marco Pisanelli (batteria) e Antonio Marcucci (chitarra elettrica).

Racconta il cantante e frontman dei Tiromancino:

«Le prime date sono state sold-out, i concerti sono stati molto belli, in un’atmosfera più intima e “ruspante”. Siamo voluti tornare nei club, spogliandoci un po’ della sovrastruttura per avere un contatto più stretto con il pubblico; jack, chitarra, microfono: musica senza fronzoli. Negli spazi più grandi questi elementi un po’ si perdono, è un altro tipo di concerto. Abbiamo ritrovato il sapore degli esordi».

Ha qualche ricordo legato al Friuli Venezia Giulia?

«Ricordo un concerto al Rototom di Gaio di Spilimbergo quando era appena uscito il primo disco. C’era pochissima gente ma noi suonammo come se fossimo davanti a 50 mila persone! C’era molta emozione. In generale dalle vostre parti la gente è molto recettiva, vengono organizzati molti concerti».

Al Deposito Giordani che concerto portate?

«La scaletta è un lungo viaggio all’interno della nostra produzione, ci sono tutti i brani di maggior successo, pezzi dell’ultimo album, tutto mixato in un sound più esplosivo, più dinamico, con tanta energia rock».

Avete estimatori sia tra il pubblico indie che in quello mainstream. Il segreto?

«Questi due mondi non sempre dialogano tra loro. Chi ascolta il mainstream considera l’indie troppo di nicchia e gli indipendenti considerano gli altri troppo commerciali e banali. Il nostro è un percorso lungo. Noi abbiamo messo d’accordo questi due mondi perché facciamo un po’ parte di entrambi. Posso ascoltare un disco di Dalla e De Gregori come un disco dei Tool o di Aphex Twin. Questo è il nostro gusto e la nostra apertura e probabilmente arriva anche al pubblico. Noi non siamo mai stati una band super commerciale, nei nostri dischi abbiamo lasciato spazio anche alla sperimentazione quindi ci sono i brani più cantabili e altri con un certo background. Non abbiamo mai accettato compromessi, abbiamo cercato di mantenere un’identità, di non apparire in maniera sconsiderata in tv, in programmi troppo nazional popolari. Quando ci hanno chiesto di partecipare a duetti, a trasmissioni che non sentivamo abbiamo rifiutato, magari rinunciando ad una certa visibilità. Ho sempre considerato l’andare di moda come un dramma. Se ti mantieni più integro, poi certe cose le raccogli con il tempo».

Anche nelle collaborazioni avete variato molto: Capovilla, Fabri Fibra, Negramaro…

«…Califano, Manuel Agnelli, Elisa, Chiara Galiazzi a cui abbiamo scritto un pezzo per Sanremo… tanti mondi. Le cose vanno viste da un punto di vista emotivo: ci sono cose meravigliose sia nel mainstream che nell’indie».

Anticipazioni sul prossimo disco?

«Sto lavorando a dei pezzi ispirati al mare, sarà un disco con dei risvolti sonori diversi, molte percussioni, suoni più acustici che rimandano all’idea del mare. Dovrebbe uscire a gennaio del 2016».

Si era preso una pausa dalla musica, dedicandosi al cinema, dichiarandosi stufo di certe dinamiche. E adesso?

«L’entusiasmo mi è tornato fregandomene di alcuni dettami dello show-business, popolato di persone che non c’entrano nulla con la musica. L’importante è scrivere e suonare, pensare alla musica: questo è quello che dobbiamo fare».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 17 Aprile 2015

Scansione 2