«Preferirei dieci anni vissuti al massimo che settanta seduta in una poltrona a guardare la tv». Questa la filosofia di Janis Joplin, una delle voci più appassionate del secolo. Non solo interprete rock blues, ma anche simbolo della rivoluzione sociale e culturale degli anni Sessanta. Si proclamava la prima “bianca-nera” del mondo, beveva ed eccedeva nei vizi come e peggio di un uomo. La libertà le dava un piacere selvaggio e irrinunciabile, ma c’era un prezzo da pagare. Morì per overdose nell’ottobre del 1970 a soli 27 anni, vissuti intensamente. «Non accettare compromessi. Sei tutto ciò che hai», diceva. Una voce che sapeva accendere i cuori di chi la ascoltava, e oggi non ha perso un briciolo della potenza che aveva quando fu trasmessa la prima volta, nel 1967. A 50 anni dalla sua morte, Holly George-Warren traccia un ritratto intimo e avvincente che scava in profondità nella sua vita e nella sua musica con “Janis – la biografia definitiva” (De Agostini, pagg 480, euro 24).

Janis Joplin è stata la prima rockstar donna: il rock era di fatto un circolo riservato ai maschi e lei stessa dovette confrontarsi con un sessismo disgustoso. La sua traiettoria artistica fu così rapida e abbagliante da cristallizzarla ben presto nel personaggio trasgressivo e senza filtri che aveva a lungo recitato in pubblico, una leggenda maledetta a uso e consumo dei teenager, e sempre, soprattutto, una voce. In realtà è stata molto di più. Per molti aspetti misteriosa e sfuggente, a distanza di cinquant’anni rimane una fonte di ispirazione e una figura chiave per comprendere l’emancipazione, non solo femminile. Nel ripercorrere le sue vicende, Holly George-Warren è perciò ripartita da zero, raccogliendo una miriade di testimonianze inedite dalla viva voce di chi Janis l’ha conosciuta da vicino. Dall’infanzia texana nel Triangolo d’oro petrolifero alle fughe in autostop verso la San Francisco della controcultura psichedelica, dalla black music scoperta in dischi semiclandestini e bettole della Louisiana fino al tragico epilogo al Landmark Motor Hotel di Los Angeles, la biografia racconta una vita unica, appassionante e contraddittoria, degna di un romanzo dell’adorato Jack Kerouac. È stata – scopriamo – una beatnik on the road, un’aspirante casalinga, un maschiaccio, una ragazza fragile in cerca di amore e di attenzione, una tossicodipendente, una pittrice mancata, una pioniera queer, una vittima dello sguardo maschile che si faceva proteggere da una gang di motociclisti, una mangiauomini, una giovane donna di successo che viaggiava per l’America con libri e bottiglie di liquore stipati nella borsa di pelliccia, una ribelle che ha infranto tutte le regole ma sognava una casa con la staccionata bianca e una famiglia. Era Janis per qualcuno e “Pearl” per qualcun altro. Si definiva la “Regina dell’amore non corrisposto” – celebre la sua frase “Sul palco faccio l’amore con venticinquemila persone, poi torno a casa, sola”. Era la figlia prediletta dei suoi genitori, scappata di casa per farsi adottare da un’epoca intera. O forse non era niente di tutto questo, ma non avrebbe smentito, perché le piaceva che si parlasse di lei sempre e comunque. Era fatta così, Janis.

 

Elisa Russo, Il Piccolo 7 Novembre 2020


 

 

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.
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