Stasera alle 21.15 la decima edizione della Fiera della Musica di Azzano Decimo si chiude, nell’Area Palaverde, all’insegna degli ospiti britannici: in concerto Joe Jackson e ad aprire la serata gli UB40, la band multirazziale inglese capostipite del British reggae che attinge dalle sonorità giamaicane.
Joe Jackson sarà accompagnato da una sezione ritmica davvero eccellente, con il bassista Graham Maby e il batterista Dave Houghton, per una performance in cui riecheggeranno i successi di una lunga carriera. Jackson, compositore e musicista inglese trapiantato a Berlino, ha stupito negli anni per il suo eclettismo che lo ha portato ad esplorare una molteplicità di generi musicali dalla new wave al pop, dal jazz alla musica classica passando per il reggae ed il jump-blues. L’ultimo disco, «Rain», uscito l’anno scorso è un’ulteriore prova della sua capacità di sfuggire ai facili incasellamenti: «Il mio lavoro è fare musica. Trovare le definizioni è compito dei giornalisti», commenta Jackson.
Come sta andando il tour?
«Molto bene. Non posso dire che in un posto va meglio dell’altro perché sono grato ad ogni persona che compra il biglietto, e cerchiamo di rendere ogni concerto memorabile».
Ha dichiarato che “l’album è ridotto all’essenziale, per raggiungere una qualità senza tempo”. Anche il live è così essenziale o ci sono difficoltà a ricreare sul palco i suoni del disco?
«Non è affatto difficile ricreare i suoni di questo disco dal vivo. Siamo solo noi tre, sul palco. E quindi, sì, ridotto all’essenziale. Ma è anche la dimostrazione di quanto si può ottenere con tre soli musicisti. Ed è molto più di quello che potete immaginare. È grandioso suonare con persone che conosco così bene: siamo amici, ci divertiamo a stare assieme e lo show esce in maniera del tutto spontanea. Riusciamo a fare un concerto diverso ogni sera».
Le piace di più registrare un disco o suonarlo dal vivo?
«Suonare davanti a un pubblico è sempre la parte migliore. Completa il quadro».
La scaletta del concerto che proporrete alla Fiera Della Musica?
«Un mix di pezzi vecchi, pezzi nuovi, vecchie canzoni suonate in maniera nuova e qualche canzone di altra gente suonata a modo nostro».
Ha dichiarato di essersi innamorato dei Balkan Beats…
«Adoro la combinazione di musica Balkan e Gipsy con i beats dell’elettronica. Ascolto con piacere tanta musica elettronica, ma riconosco che alle volte può essere piuttosto fredda. Il tocco etnico invece le conferisce anima. Apprezzo anche la musica originale e “primitiva” che viene dalla Serbia, dalla Romania e altri paesi dell’Est. Musica selvaggia e senza tempo: anche quando diventa di moda, non è di moda!».
Dal suo primo singolo, più di 30 anni fa, ha venduto milioni di dischi, vinto un Grammy, composto musica per i film di Hollywood… Le rimane qualche sogno nel cassetto?
«Ho già ottenuto molto più successo di quanto mi potessi aspettare 30 o 20 anni fa. Tutto il resto non è che la ciliegina sulla torta. Ma si è rivelata una torta piuttosto grande. Con uno strato di glassa bello spesso».
Ha pubblicato la sua autobiografia e ha lavorato anche per il teatro (“Stoker”), ha altri progetti extra-musicali al momento?
«No, non ho piani di questo tipo. Stoker, opera teatrale basata sulla vita di  Bram Stoker, l’autore di “Dracula”, è una collaborazione legata alla mia attività principale: ho scritto musica e testi, non sceneggiatura».
Che consiglio darebbe ad un musicista esordiente?
«Come diceva il Samurai: “Non aspettarti nulla, ma sii pronto per tutto».

Elisa Russo,  Il Piccolo 27 Giugno 2009

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.

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