kariti, che in una antica lingua ecclesiastica slava significa “piangere i morti”, muove i primi passi circa tre anni fa con l’aiuto di una vecchia chitarra degli anni ‘60 restaurata. Nata in Russia, da sempre curiosa viaggiatrice per studio, lavoro, turismo, diplomatasi in pianoforte (una passione per la classica) e poi folgorata dai dischi rock’n’roll e metal ascoltati dal fratello, scrive poesie fin dall’infanzia, kariti – questo è il suo attuale nome d’arte – arriva a Trieste più di dieci anni fa per un master post laurea. «Mi sono resa conto – racconta – di avere un legame particolare con questa città e con le persone che ho incontrato qui, tanto da decidere di restare; ho capito che si può fare musica underground/DIY grazie al Tetris (club cittadino attivo dal 2006 al 2017 ndr) e ai musicisti che ho conosciuto là dentro, molti dei quali sono diventati miei cari amici. Con l’aiuto, per esempio, di Tilen Kralj (oggi Beat on Rotten Woods), ho trovato il coraggio di registrare qualche demo». Questi i passi che conducono kariti a pubblicare oggi un piccolo gioiello apprezzato a livello internazionale, “Covered Mirrors” (Aural Music): «Il titolo dell’album viene dalla tradizione slava (presente anche in altre culture) di coprire gli specchi della casa in cui muore qualcuno nel periodo del lutto per evitare che l’anima del defunto vi resti intrappolata. Le canzoni esplorano morte, perdita, lutto e la vita alla luce di essi. Alcune sono basate sulle mie esperienze personali, altre su riti funerari, mitologia antica, folklore russo, poesie sovietiche, sempre con la morte come leitmotiv». Temi imprescindibili che nella società, invece, sembrano fare parte di un grande rimosso, quasi si volessero negare: «Io sono sempre stata interessata al lato “dark” della vita e dell’arte – continua – ai concetti profondi, cupi e alle sonorità “in minore”. Non capisco come siamo arrivati a considerare la morte un tabù, dato che, assieme alla nascita, è uno dei capisaldi della vita e non il suo opposto. Non parlare della morte e cercare di respingerla a priori non permette di averci un rapporto sano e di metabolizzare correttamente la perdita dei propri cari. Tant’è che diverse persone (che non conoscevo) mi hanno scritto che ascoltare il mio disco le ha aiutate ad alleviare un periodo difficile e di lutto. È stata una cosa inaspettata che mi ha commosso molto e mi ha ricordato che non siamo mai i soli a provare dolore e a doverlo elaborare». Ha definito la sua musica “mourning folk”: «“Folk di lutto”, me lo sono inventata dopo che mi hanno iniziato a chiedere che tipo di musica suonavo. Per distribuire il disco serviva un termine, così è stato categorizzato come dark folk. Nelle recensioni hanno scritto neofolk, dark folk, psychedelic folk, qualcuno sente addirittura influenze doom e metal. Il bello della musica e dell’arte in generale è che ognuno la interpreta a modo proprio». kariti ha scritto tutti i brani da sola, tranne la musica per “The Baptism of The Witch”, ispirata alla melodia di un’antichissima canzone folk russa, rielaborata con Lorenzo Della Rovere (Nomotion), che ha anche suonato il pezzo, registrato e mixato il disco; Marco (Grime) ha suonato la chitarra elettrica su “Sky Burial” e “Anna (Requiem: to Death)”, esiste il video di “Kybele’s Kiss” girato da Laura Sans e Anna Dalla Bona di Éphémère Film e una maglietta con l’artwork disegnato da Shane Sollender di New York. Le fonti d’ispirazione? «Avvenimenti vissuti in prima persona. La letteratura (Blok, Akhmatova – un mio testo è una libera traduzione di una sua poesia –, Dostoevskij, Bulgakov, Efremov), il folklore, i compositori classici (Šostakóvič, Bach, Wagner, Schnittke, Musorgsky, Mozart), illustratori e pittori (Bilibin, Flavitsky, Perov, Repin). Il fatto che le mie canzoni siano così intime e spoglie dal punto di vista musicale è dovuto al mio amore per la musica di Scott Kelly, Dax Riggs, Nick Drake, Karen Dalton, Steve Von Till, Yanka Dyagileva, Current 93, Nick Cave».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 16 Gennaio 2021

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.
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