Posted on: 10 Marzo 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Sta uscendo alla grande dai confini locali il videoclip di “Madrenatura” del triestino L’Iperuranio: è stato selezionato, fra i vincitori di febbraio, come “Best Music Video” al Reale Film Festival e al “Viff – Varese International Film Festival”. Il lavoro è stato diretto dal fotografo e videomaker triestino Francesco Chiot, un talento che si è fatto le ossa a New York, tornato poi nella città natale dove sta mettendo a frutto le sue competenze prestandosi sia alla musica (Canto Libero) che al cinema (Il silenzio dell’acqua). La sua collaborazione con L’Iperuranio è ormai di vecchia data: Chiot era già regista dei precedenti “(Non)essere”, “Dopo la Pubblicità” e “Incontri (Dimensioni Parallele)”. Dietro il progetto L’Iperuranio c’è il cantautore muggesano, classe ’80, Nicola Bertocchi. Alla sua voce, chitarre, basso, programmazione si aggiungono qui Nicola Ardessi (che ha anche registrato e mixato) al synth, chitarre, programmazione e Marco Vattovani alla batteria. Il brano è tratto dall’album d’esordio “Postimpressionismo” (laPOP 2019) a cui aveva partecipato una lunga lista di noti musicisti cittadini: Alberto Bravin (Pfm), Francesco Cainero (The Topix), Marco Vattovani (Canto Libero, Les Babettes), Stefano Vertovese (Burnite), Gabriele Starini (Busy Family), Daniele Dibiaggio (Al Castellana, Lademoto) e Paolo Marchesich (Magazzino Commerciale). Interprete del riuscito video è Pierpaolo de Flego, (The Mothership, Free Strangers’ Society) tastierista della formazione live: «Il regista – spiega L’Iperuranio – ha pensato a lui perché possedeva naturalmente le espressioni di cui avevamo bisogno. E una muta da indossare…».

“Madrenatura” è girato principalmente in Val Rosandra. «A causa dei tempi stretti – racconta Bertocchi –, legati all’incertezza del periodo del lockdown, la gran parte delle riprese è stata realizzata partendo da un canovaccio, attraversando i sentieri della Riserva Naturale della Val Rosandra, con una troupe minimale, seguendo man mano il percorso dello stesso protagonista. La scelta di rappresentare un’altra accezione di Natura rispetto a quella a cui si riferisce la canzone è legata alla volontà di mostrare i sentimenti del pezzo metaforicamente, giocando sulle sfaccettature di una parola così importante». La scelta del bianco e nero non è stata casuale: togliere i colori alla natura per uniformarla all’uomo e per rendere ancora più forte l’assorbimento dell’individuo in essa, lasciando i contrasti in mano ai chiaroscuri. «Come già successo in “Dopo la Pubblicità” – prosegue il cantautore triestino –, tutto è nato da una serie di flussi di coscienza fra me e Chiot. Volevamo movimento. Qualcosa che accompagnasse il ritmo della canzone e rendesse il tutto armonico. Senza esagerare, le riprese sono state a dir poco avventurose. Ci siamo ritrovati in balia della natura, chi nuotando in un torrente gelato, chi scalando strettissimi sentieri di ghiaia portando due zaini. Faticoso, ma ne è valsa la pena». Protagonista (sotto gli abiti di scena) e regista, indossando una muta, hanno realmente risalito il Rosandra, in acqua per gran parte delle riprese. Bertocchi e un altro collaboratore li seguivano sul ghiaione soprastante, portando le attrezzature. L’Iperuranio, che ha iniziato a scrivere canzoni nel 2000, con testi personali, spesso di taglio filosofico, inseriti in un contesto pop-rock fatto di tappeti sintetici e da immancabili chitarre distorte, anticipa di aver già scritto 14 inediti, destinati al secondo disco.

 

Elisa Russo, Il Piccolo 10 Marzo 2021