Posted on: 8 Dicembre 2020 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

«Mi porti nella pancia, mi porti nella culla, mi porti nella carrozzina, mi porti nella banca»: “Madrenatura”, nuovo singolo per L’Iperuranio, tratta «Lo scontro fra la consapevolezza di essere venuti al mondo senza averlo chiesto e il dover affrontare gli spigoli della vita di tutti i giorni». «La canzone – prosegue il cantautore muggesano, classe ’80, al secolo Nicola Bertocchi – ha un testo esistenzialista dove ripeto ossessivamente “come se avessi chiesto”, girando attorno al fatto che, in fin dei conti, nessuno ha chiesto di esistere, ma deve affrontare comunque la parte concreta della vita. L’ho chiamata “Madrenatura” proprio perché questo “bug di sistema” è insito nella natura stessa dell’essere umano. Di contro, ho sempre voluto che la parte musicale risultasse più leggera, in modo da far arrivare un concetto così forte in maniera fluida. Mi sono sempre piaciuti i contrasti fra testo e musica». Alla voce, chitarre, basso, programmazione di Bertocchi si aggiungono Nicola Ardessi (che ha anche registrato e mixato) al synth, chitarre, programmazione e Marco Vattovani alla batteria, il risultato è un brano estremamente orecchiabile, tratto dall’album d’esordio “Postimpressionismo” (laPOP 2019) a cui aveva partecipato una lunga lista di noti musicisti cittadini: Alberto Bravin (Pfm), Francesco Cainero (The Topix), Marco Vattovani (Canto Libero, Les Babettes), Stefano Vertovese (Burnite), Gabriele Starini (Busy Family), Daniele Dibiaggio (Al Castellana) e Paolo Marchesich (Magazzino Commerciale). Una menzione davvero speciale va al videoclip di “Madrenatura” firmato da Francesco Chiot, già regista dei precedenti “(Non)essere”, “Dopo la Pubblicità” e “Incontri (Dimensioni Parallele)” e interpretato da Pierpaolo de Flego, tastierista della formazione live, girato principalmente in Val Rosandra: «Protagonista (sotto gli abiti di scena) e regista, indossando una muta – racconta Bertocchi –, hanno risalito il Rosandra, in acqua per gran parte delle riprese. Io e un altro collaboratore li seguivamo sul ghiaione soprastante, portando le attrezzature. Le riprese sono state a dir poco avventurose. Ci siamo ritrovati in balia della natura, chi nuotando in un torrente gelato, chi scalando strettissimi sentieri di ghiaia portando due zaini». «La scelta del bianco e nero non è stata casuale. Togliere i colori alla natura per uniformarla all’uomo e per rendere ancora più forte l’assorbimento dell’individuo in essa. I contrasti sono lasciati in mano ai chiaroscuri. “Come se avessi chiesto di dover bere, ma poter annegare”, uno dei versi più emblematici della canzone, prende forma nel turbine finale, quando l’occhio della macchina da presa viene rapito dalla natura stessa, che diventa protagonista assoluta». «Durante il lockdown – anticipa L’Iperuranio, alias nato da “Un’appropriazione indebita di uno dei concetti più ispirati di Platone” – ho scritto 14 pezzi nuovi destinati al secondo disco. Pensato come una sorta di concept album, essendo legati i brani da un tema comune (che, specifico, non ha nulla a che fare con l’isolamento o il periodo che stiamo vivendo attualmente). Punto a far uscire dei singoli nel 2021, durante la registrazione del disco. Quest’anno avrei voluto organizzare il concerto di presentazione di “Postimpressionismo”, approfittando dell’occasione della stampa fisica dello stesso (uscito in agosto) ma non potendolo fare per fatti noti, ho l’obiettivo di organizzare un “Concerto di presentazione postuma” quando sarà possibile».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 8 Dicembre 2020