Posted on: 25 Aprile 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

«Io lavoro a 360 gradi, non so quale musica preferisco. Amo la diversità, fare cose lontanissime tra loro come “Caruso” e “Attenti al lupo”. Sta di fatto che ogni volta che vendo tanto, tornano degli istinti sopiti, arrivano dei sensi di colpa, e mi piace tornare a cose che facevo senza essere capito. Insomma, non devo far vedere di essere intelligente, non devo dimostrare a qualcuno quanto sono bravo, devo solamente giocare»: così dichiarava in un’intervista del 1998 ripresa dalla biografia “Lucio Dalla” (Mondadori, pagg 365, 20 euro) di Ernesto Assante e Gino Castaldo, che hanno recuperato tutte le tracce e le note del cantautore bolognese per ricostruire il ritratto dell’artista nato il 4 marzo del 1943. Gli autori presenteranno il volume nella diretta sulla pagina facebook della libreria Ubik Trieste giovedì alle 18, nella rassegna dei dialoghi letterari a cura di Alessandro Mezzena Lona.

Bisognerebbe sempre usare con parsimonia la parola “genio”, ma con Dalla non si ha certo paura di esagerare. Sua mamma se ne accorge fin da piccolo, e lo porta da uno psichiatra che valutava l’attitudine dei bimbi, aspettandosi di sentire dal luminare che suo figlio sarebbe andato quantomeno sulla Luna. Ci metterà un po’, per volare così lontano e sarà proprio mamma Iole a firmare il primo contratto discografico con la Rca, perché Lucio non era ancora maggiorenne. «Grassottello, peloso, statura piccola, pochi capelli, un’aria buffa che gli permetteva di vestire i panni del giullare stralunato al quale tutto è concesso», fama, denaro, soddisfazioni certo arriveranno ma se li dovrà sudare eccome, passando dalla canzone dei parolieri ai poeti, dal jazz alla canzonetta, dal pop di consumo al cantautorato, fino a una sorta di teatro musicale di profonda coscienza civile e politica, sperimentando sempre, senza fermarsi mai (muore per un infarto il primo marzo 2012 a Montreux, dove aveva tenuto un concerto).

Il tragico Sanremo marchiato dal suicidio di Tenco, le collaborazioni con De Gregori e Morandi, la sua generosità nel sostenere altri colleghi (dal sodalizio decennale con Ron alla scoperta dei giovani Luca Carboni, Biagio Antonacci, Angela Baraldi, Samuele Bersani…), la Bologna di Andrea Pazienza, la scuola romana, il cinema di Fellini e Verdone, la fede e l’incontro con Padre Pio, l’avvento di internet e il cambiamento del mercato discografico: ripercorrendo la carriera e la vita di Lucio, Assante e Castaldo permettono al lettore di rivivere una bella fetta della storia, non solo musicale, del nostro paese.

Come tutti i classici, Dalla non smette mai di dire quello che deve dire, e allora oggi si può riascoltare con un sorriso amaro il verso “si esce poco la sera, compreso quando è festa” di una delle sue canzoni più conosciute, “L’anno che verrà”: all’epoca l’autore si riferiva agli anni di piombo ma non fatichiamo ad immaginarla ambientata in questi strani mesi di coprifuoco. E magari auspicare una rinascita, anche della musica d’autore, di cui ormai Lucio diceva: «Trovo che l’immaginario in circolazione oggi sia finto, forzato, poco consistente. È tutto taroccato. Quello che dobbiamo fare è ricominciare a essere, invece di mostrare qualcosa che sembra».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 25 Aprile 2021