Posted on: 7 Gennaio 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Nei ’90, quando il primo nucleo dei Rhapsody (in embrione si chiamavano Thundercross e ancora non potevano immaginare il successo planetario che avrebbero riscosso) prendeva forma ad opera dei triestini Alex Staropoli e Luca Turilli, il fratello più piccolo di Alex, Manuel era testimone diretto di quella magia che pian piano andava costruendosi. E da testimone divenne anche protagonista attivo: in quegli anni pure lui cominciava a suonare, al Ricreatorio Cobolli, e aveva scelto il flauto dolce. Luca alla chitarra e Alex alle tastiere sentendolo ebbero un’illuminazione: nel loro metal sinfonico il tocco dello strumento a fiato poteva starci eccome, così le melodie antiche o folk del flauto diventarono loro tratto distintivo. Da allora Manuel è stato in qualche modo il sesto componente di quelli che oggi sono i Rhapsody Of Fire, leggende indiscusse del metal mondiale e motivo d’orgoglio cittadino. Una storia iniziata in cameretta, e che nell’ambiente casalingo ritorna, come in un cerchio. Oggi, infatti, Manuel ha un figlio di dieci anni, Francesco, che ben promette alla batteria e, complice la reclusione da lockdown, l’anno passato hanno cominciato a pubblicare una serie di irresistibili video in cui i due si esercitano suonando i classici del metal: Judas Priest, Van Halen, Black Sabbath, Metallica, Bon Jovi, Kiss, Malmsteen e naturalmente Rhapsody (di cui indossano spesso le t-shirt). Fino ad arrivare all’ultimo video davvero speciale, dove Manuel e Francesco Staropoli jammano, nientemeno, con Brian May dei Queen. Si tratta di un assolo che il chitarrista britannico ha messo a disposizione del web, proprio perché ciascuno possa affiancarlo nell’esecuzione di “Hammer to Fall”. Compito non da poco, ma il risultato è entusiasmante visto che alla voce si è aggiunto Giacomo Voli (l’attuale cantante dei Rhapsody of Fire) e Alex Staropoli si è occupato del mix finale. «Per gli appassionati dei Rhapsody Of Fire – spiega Manuel – il flauto è sempre lo stesso, utilizzato nel solo di “Legendary Tales” del 1997, “Symphony of Enchanted Lands” del 1998 e così via. Aggiungo che questo flauto ha quasi la mia età, costruito da Angelo Zaniol nel 1981». Presente in tutti i lavori in studio della metal band, Manuel anticipa di aver già ultimato anche le registrazioni del prossimo capitolo, la cui data di uscita non è stata ancora annunciata.

Diplomato in flauto dolce al conservatorio di Trieste nel 1997, nel 2001 Manuel si è trasferito in Piemonte per insegnare (negli anni con trasferte anche ai conservatori di Castelfranco Veneto, Vicenza, Genova, Bari), tenere concerti, incidere numerosi dischi. Due anni fa una bella sorpresa: è stato chiamato a insegnare al Tartini: «Una grande soddisfazione – commenta – e un’opportunità per poter tornare ogni settimana da mio papà. Trieste è una boccata d’aria. Sono molto legato alle mie radici. Da speleologo mi mancano le grotte e poi il mare. Ma l’amore per la musica e la ricerca di una stabilità nella carriera musicale mi avevano portato altrove». In città c’è anche il legame artistico con Manuel Tomadin, organista titolare della Chiesa Evangelica Luterana, con cui suona dal ’97. «Ora al Tartini le lezioni sono in presenza al 50%. Certo mancano i concerti – conclude Staropoli – il nostro settore è tra i più colpiti, la cultura è una delle risorse principali, senza siamo perduti. Con il distanziamento nei teatri forse si poteva continuare, cerchiamo di sopravvivere, sperando che quest’anno qualcosa possa cambiare».

Elisa Russo, Il Piccolo 7 Gennaio 2021