Posted on: 30 Dicembre 2010 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Artista: Massimo VolumeTitolo: «Cattive Abitudini»Etichetta: La Tempesta Dischi

«Cattive Abitudini» è l’album del ritorno dei Massimo Volume, a distanza di 11 anni dall’ultimo cd ufficiale (nel mezzo: una rottura che sembrava insanabile, fino alla reunion per alcuni live nel 2008). Rieccoli qui, come fratelli di sangue che nonostante tutto non possono stare separati. Il nucleo è pressoché quello originario: Emidio Clementi (voce e basso), Vittoria Burattini (batteria), Egle Sommacal (chitarra) con l’innesto di Stefano Pilia (chitarra). Anche la ricetta musicale non si discosta dalle origini: un robusto post-rock che incontra la letteratura grazie ai testi scritti e recitati da Mimì Clementi. Il percorso della band è raccontato nel libro scritto da Andrea Pomini “Tutto qui – La storia dei Massimo Volume” appena uscito per Arcana. «Cattive Abitudini», registrato in presa diretta in una villa sull’argine del Po, utilizzando solo macchine analogiche, è tutt’altro che un’operazione nostalgica, al contrario è uno dei lavori più ispirati e convincenti del gruppo nato negli anni 90 nella fertile Bologna del Dams e dei centri sociali come l’Isola nel Kantiere. Esce per la Tempesta Dischi, che negli ultimi anni sta raggruppando le proposte più interessanti e vivaci del panorama della musica italiana “indipendente”. I Massimo Volume sono sempre stati unici ed inimitabili, il loro marchio di fabbrica è il (non) cantato/ recitato di Clementi. Declamatore, autore di libri, poeta del quotidiano. Afferma: “Un disco prende sempre la sua strada. Per quanti sforzi si possano fare per renderlo un abito che ci calzi bene addosso -il nostro abito- il risultato non è mai quello che ci si aspettava. La musica e le parole prendono il sopravvento sulle intenzioni, seguono una strada tutta loro, affascinante e rischiosa, lasciandoci ogni volta nel dubbio che ciò che siamo riusciti a dire fosse ciò che avevamo da dire”. Un disco popolato: di personaggi, di citazioni, di luoghi. Ad esempio Faust’O nel brano “Fausto”: “scuoti i tuoi angeli drogati Fausto
stasera ce ne andremo in giro
per le vie del centro
allegri come vecchi bonzi ubriachi
consapevoli che il peso del mondo è un peso d’amore
troppo puro da sopportare” con un omaggio a Ginsberg: “ho visto le menti migliori della mia generazione
mendicare una presenza al varietà del sabato sera”.Ossessionato dal tempo (“Le nostre ore contate”), attaccato al presente, è un disco che ha fretta, anche nei suoi momenti più dilatati. Il paesaggio che crea è un paesaggio mosso, urbano e domestico, di grandi spazi ed esili coatti: il nostro monotono sublime come scrive Lowell. “Chi l’avrebbe mai detto 
di ritrovarci qui,
giugno 2010
in un pomeriggio
di pioggia e di sole
seduti di fronte 
alle nostre parole?”, recita il brano d’apertura “Robert Lowell” dedicato al poeta americano, fondatore della Poesia Confessionale.

Elisa Russo Il Piccolo, Lunedì 29 Dicembre 2010