Posted on: 27 Giugno 2010 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Sabato 26 Giugno 2010 alle 21, presso il Teatro San Giorgio di Udine, la rassegna Udin&Jazz presenta “L’Apertura 2010”, spettacolo a metà strada tra reading e concerto di Massimo Zamboni assieme a Nada. In scaletta, brani dei repertori di entrambi, con alcune perle dei CCCP cantate dalla Signora Malanima; sul palco, anche Simone Filippi e Luca Rossi degli Ustmamò.
Zamboni, fondatore dei CCCP e CSI e ora affermato musicista solista, autore di colonne sonore, scrittore, ha appena realizzato un nuovo album: “L’estinzione di un colloquio amoroso”.

«Mi piace passare dalla chitarra, alla parola scritta con i libri, poi alla parola cantata: sono tante modalità diverse per uscire allo scoperto, per svelare un mondo», spiega Zamboni.
Come si trova nelle vesti inedite di cantante?
«Bene. Più le mie parole diventano “pesanti”, distillate, evocative, più cresce la voglia di indossarle come un vestito. Mi risulta sempre più difficile pensare che sia un’altra persona a cantarle».
Allegato al suo nuovo cd c’è anche un libro, di cosa si tratta? 
«Ci sono tante parole che non sono entrate nelle canzoni. Ho pensato di raccoglierle, metterle sotto forma di poesia in questo piccolo libro che è un buon compendio del discorso che gira attorno al titolo dell’album “L’estinzione di un colloquio amoroso”».
Le ha presentate come “canzoni di urla sussurrate”.
«Ci sono tante modalità per urlare, tra cui quella di farlo con un soffio come sono queste canzoni, l’idea dell’arrangiamento, della composizione, e poi della proposizione su cd è quella di scavare, di diminuire continuamente. Così questo urlo è rimasto molto sommesso ma molto forte al tempo stesso».
Cosa l’ha ispirata?
«Con quest’album si chiude una trilogia che non avevo pensato come tale quando l’avevo cominciata, però mi rendo conto che i miei album solisti usciti dopo i CSI girano attorno agli stessi temi: cioè il cadere e il rialzarsi. Il primo album si chiamava “Sorella Sconfitta” poi c’è stato un lungo ragionamento fatto con musica, parole e con un film sull’inermità per l’album “L’inerme è l’imbattibile”. È la ricerca di un denominatore comune per gli uomini, e mi viene più facile cercarlo nei momenti di debolezza, di massima resa, quando la sconfitta si fa sentire, quando l’inermità ci schiaccia. Anche il colloquio amoroso è estinto, è sul punto di crollare».
La musica è una salvezza?
«In un certo senso lo è. La musica ti offre la possibilità di rendere universali i tuoi pensieri e anche i tuoi patimenti».
È vero che lei ama particolarmente Trieste?
«È una delle mie città preferite per motivi affettivi e di famiglia. La città è davvero bellissima: mi è capitato spesso di passare per Trieste oltre che per motivi personali anche per il Trieste Film Festival ed è sempre un gran piacere».
Domani rifarebbe un concerto con i CCCP?
«Uno anche oggi, ma senza affanni. Due già sarebbero troppi! L’idea di risentire quelle canzoni non solo nelle orecchie ma anche nelle mani mentre le suoni, mi piacerebbe davvero tanto perché io sono fatto anche da quelle canzoni».

Elisa Russo, Il Piccolo 26 Giugno 2010