Posted on: 8 Marzo 2021 Posted by: Elisa Russo Comments: 0

Trieste ha una lunga tradizione di musica dark e suggestioni gotiche, ma i My Mannequin sono convinti che ciò non sia legato alla città: «L’oscurità è dentro di noi», dicono. Dopo quasi dieci anni di attività, Gjorgji Bufli (ex Der Himmel über Berlin) alla voce, Eleonora Biondi (ex Chaosphere) alle tastiere, Michele Gorini al basso, Gian Battista Ossi alla batteria pubblicano il primo album ufficiale, in collaborazione con la Mold Records. Esce il 26 marzo e s’intitola “Jewels Of Misery”: «Sono i nostri dieci “gioielli nati dall’infelicità”, alcune canzoni sono anche precedenti al 2012». Per sopperire alla mancanza di un chitarrista fisso (diversi si sono succeduti negli anni) Luigi Pressacco dei Silent Lie ha suonato nel disco. «Inizialmente siamo partiti dal gothic metal tradizionale anni ’90, sulla scia di gruppi metal quali Paradise Lost e Sentenced, ma anche hard rock come The 69 Eyes – dicono i My Mannequin – poi ci siamo allontanati dagli intenti originari del gothic metal per arrivare a un gothic rock. C’è tanto degli anni ’80, un utilizzo del basso quasi wave, qualcosa dei Type O Negative nelle tastiere e nella voce o i Love Like Blood, che sono un buon punto d’incontro tra gothic metal e gothic rock, i Mission, in qualche assolo richiamiamo addirittura i Kiss, usiamo chitarre sempre più hard rock». Certo ci sono le influenze, che danno le coordinate e aiutano a indirizzare gli ascoltatori, ma la band triestina tiene a sottolineare la propria personalità: «Non siamo cloni di nessuno. Il mix di elementi ci rende particolari e riconoscibili. C’è tanta roba messa insieme per creare un unicum originale. Le tematiche gotiche sono il punto in comune, poi ognuno di noi porta il suo gusto». Nella ricetta non manca un pizzico di ironia: «Nel singolo “Dreadful-Beautiful” di cui uscirà anche un videoclip curato da Mold, raccontiamo una storia d’amore con una strega: irretito da questa creatura potente l’uomo viene trasformato in un corvo. Ci siamo ispirati a Gennarino, il corvo domestico di Amelia della Disney, con approccio scanzonato. Il nostro è un horror senza prendersi mai troppo sul serio, nel nostro ep del 2016 c’era un pezzo intitolato “Forever Halloween” in cui il protagonista si suicidava la notte del 31 ottobre e tornava come spettro per vivere in eterno quella notte di scherzi: nonostante il tema, l’intento non era tragico ma ironico». Per la copertina dell’album è stata utilizzata un’opera del newyorkese John Santerineross che aderisce perfettamente all’immaginario del gruppo: «È un artista oscuro che apprezziamo particolarmente, la fotografia scelta rappresenta moltissimo le nostre tematiche. Lo abbiamo contattato ed è stato entusiasta, ci ha chiesto di inviargli una copia del cd». I componenti della band sono anche tra gli organizzatori della serata artistica/musicale “The Moonlight Society” che raccoglie il pubblico amante della musica degli anni ’80, new wave, dark: «Era un’occasione di ritrovo – concludono i My Mannequin –, farla in streaming non avrebbe senso, l’attività è per ora sospesa. Vogliamo tornare agli eventi live. Il live è tutto, ci sta pesando tantissimo non andare ai concerti. Anche terminare le registrazioni è stato complicato e siamo fermi con le prove da mesi: chiudersi in uno spazio così piccolo ora non è l’ideale. L’unico lato positivo del periodo, volendo trovarne uno, è che le persone sono più online e può essere un buon momento per farsi ascoltare e conoscere anche all’estero, attraverso la rete».

Elisa Russo, Il Piccolo 7 Marzo 2021