Quattro amici e grandi appassionati di musica: sono i Quiet is the new Loud (Umberto Padovan alla chitarra, Dario Biagi alla batteria, Andrea Iannello al basso, Matteo Russo alle tastiere), nati a Trieste nel 2016; nel 2019 iniziano le registrazioni del primo album al Soundscape Recording Studio a Tezze di Piave (Treviso) che sarebbe dovuto uscire il primo maggio. È stato posticipato ma nel frattempo ne esce un assaggio con il nuovo singolo “How Did We Survive So Long”: «La canzone era già stata suonata live – raccontano – l’abbiamo riarrangiata durante le fasi di registrazione del disco e abbiamo deciso di usarla come apertura dell’album, è anche il capitolo 1 della storia che percorre l’intero lavoro, il testo che l’accompagna ci dà la visione del mondo dagli occhi di uno dei protagonisti, malinconica ma realistica di ciò che ci circonda dal punto di vista di qualcuno che ha vissuto una vita intensa e con molte difficoltà. Cerca di farci ricordare il passato per non commettere gli stessi errori in futuro. Durante la canzone si può sentire parte di un discorso tenuto da JFK in cui parla di libertà di parola, di informazione, di “burattinai” che controllano le masse e semplicemente di esseri umani e di quanto sia importante la libertà».

Suonate post-rock. Come lo descrivereste?

«È sicuramente molto più di un genere musicale. Lo abbiamo scoperto diversi anni fa e ne siamo rimasti subito affascinati. Essendo quasi esclusivamente strumentale, gli strumenti creano un ambiente nel quale l’ascoltatore si può immedesimare e lasciarsi trasportare. Il bello è che c’è una libera interpretazione, nessuno dice questo ambiente com’è fatto, se lo crea l’ascoltatore, anzi, sono le sue emozioni a farlo».

Il disco?

«Sarà un concept album diviso in 10 capitoli, due dei quali sono già disponibili all’ascolto. Ci siamo lasciati influenzare molto dal mondo del cinema e abbiamo deciso di scrivere una storia, che possiamo definire noir, per accompagnare la nostra musica, un occhio attento può vedere l’influenza di Scorsese e altri registi nella storia che raccontiamo. Inoltre abbiamo inserito una miriade di easter egg in tutto l’album e abbiamo già lanciato delle sfide ai nostri fan per iniziare a scoprirli. Dal punto di vista musicale il disco suona molto come i primi lavori dei Mogwai con l’influenza dei MONO e dei Godspeed you! Black emperor, che sono tra le band post-rock che amiamo di più».

Fate parte dell’Italian post-rock movement, come si è evoluto il movimento?

«A novembre 2018 siamo riusciti a realizzare un evento che ha visto sul palco del Loft di Trieste ben 8 band post-rock provenienti da tutta Italia, con eccezionale risposta del pubblico. Ora è in fase di organizzazione un festival post-rock di portata internazionale che coinvolge diverse band europee e una addirittura proveniente dagli Stati Uniti».

L’annunciato Concretion post-rock Festival previsto per luglio ad Aquileia?

«La possibilità di vedere grandi manifestazioni dal vivo questa estate è sempre più remota e quindi è stato rinviato a luglio 2021, ci stiamo impegnando a mantenere tutto invariato. Nel breve periodo pensiamo sarà molto difficile suonare live sia per le varie restrizioni che per la difficoltà di trovare un posto adeguato, abbiamo paura che questa crisi sanitaria finisca di distruggere il già difficile ambiente della musica dal vivo. Già prima i gestori dei club erano in difficoltà economiche e gli era difficile organizzare un buon palinsesto musicale, o almeno così dicevano».

 

Elisa Russo, Il Piccolo 25 Maggio 2020


 

Elisa Russo

Elisa Russo

Si occupa di musica e spettacoli su stampa, radio, tv e web. Dal 2004 collabora con il quotidiano Il Piccolo di Trieste. Spesso lavora in coppia con il fratello Ricky. The Russos hanno ideato, scritto e condotto il programma musicale “In Orbita”, in onda su Tv Capodistria (Slovenia) e su Radio Capodistria.
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